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"Una farfalla prima d'esser tale e spiccare il volo con ali variopinte è bruco e deve fare i conti con la terra umida. Bisogna esser disposti a non disprezzare l'utilità del fango se si vuol conoscere anche l'ebbrezza del cielo." -(piccolo stralcio tratto da un mio racconto contenuto in "Liberi e controcorrente come salmoni")-

lunedì 30 aprile 2012

* (tra parentesi)...un ulteriore piccolo augurio personale...

Non uso praticamente mai questo spazio per messaggi personali...lo considero come più volte ho scritto "una piazza comune" , talmente intima da vivere di sussurri e bandire assolutamente i megafoni.
Ho utilizzato questo mezzo in maniera un po' differente solo una volta, a Settembre dello scorso anno, per una ragione umana  validissima: per mostrare tutta la vicinanza spirituale possibile ad una persona importante che attraversava un momento delicato. A quanto pare il destino ha deciso che è arrivato il momento di farlo ancora e nella medesima maniera: discreta, silenziosa, non invadente né chiassosa.  
Da qui, oggi come allora, sussurro il mio augurio. Non servono altre futili parole, chi deve leggere sa perfettamente tutto ciò che stò augurandogli. 
Col cuore intero. Ale

venerdì 20 aprile 2012

Il profumo dei dubbi. (Un racconto di fantasia e vita)

La rossa insegna luminosa “on air” si era da poco accesa, brillava come un rubino dalle sfumature cangianti, avvertendo chiunque stesse sostando fuori dall’ingresso, che si era in onda.
La rugginosa porta metallica era sempre rigorosamente chiusa durante le dirette e separava la minuscola saletta insonorizzata dal resto dello scantinato.
Il suo aspetto richiamava i colori della radio (il blu ed il rosso) e sopra d’essa si stagliava un enorme adesivo fosforescente, i cui caratteri cubitali “Free Way Radio”, parevano li quasi appositamente a rattoppare la porzione più sgangherata dell’accesso…quella che senz’ombra di dubbio necessitava d’una riverniciata imminente.
Angelo e Dario erano da lustri ormai soprannominati “i cugini d.j.”. Non v’era abitante di Corciano che non li conoscesse e che non avesse speso almeno una sera in quella mitica “radio libera”, una delle ultime a resistere, quasi donchisciottescamente, al cinismo di una civiltà che tutto spazza via e altrettanto facilmente dimentica.
La radio copriva a mala pena il raggio di una cinquantina di chilometri: quando andava di lusso la si poteva udire ad ovest fino al lago Trasimeno e ad est sino a Perugia.
Eppure per molti ragazzi, ormai divenuti padri di famiglia, quel piccolo “bunker” era e rimaneva uno scrigno di ricordi e valori da difendere coi denti e col sangue.
Angelo divenne il coordinatore degli speakers volontari il giorno in cui il “padre morale” dell’emittente migrò a Londra per ragioni professionali ed umane. L’inseparabile cugino invece lo seguì, come sempre aveva fatto, anche in quest’avventura.
Per entrambi si trattava ovviamente di un hobby, ma la passione d’ambedue era davvero costante, roba da far impallidire chi la radio la fa per professione: 15 anni di impegni sempre mantenuti con gli ascoltatori, turni mai dimenticati o presi sotto gamba ed una forte capacità di coinvolgere altri ragazzi disposti a dedicare il proprio tempo libero.
Dario era da sempre un grande appassionato di musica “beat”, poteva davvero lasciarti senza parole, citandoti singoli e date d’uscita di ogni “pietra miliare” di quegli anni.
Angelo era invece un fanatico della letteratura e dei libri, al punto d’aver creato una trasmissione in tarda sera, durante la quale leggeva aforismi e stralci di grandi autori, per poi rispondere alle telefonate ed amabilmente ingaggiare discussioni che vertessero su qualunque appassionante tema della vita.
Un bel quadretto insomma: una radio “fai da te”, un manipolo di amici simpatici e rustici, proprio come il sistema d’isolamento acustico alle pareti, spartanamente composto da semplici collage di contenitori porta uova.
Quel curioso giovedì 26 Gennaio, un cd girava sul lettore come un presagio quasi profetico: "The times they are a-changing”. Dopo troppi mesi di mediocrità emotiva, molte cose stavano per prendere tacitamente una nuova ed inaspettata piega, come le vele d’un vascello a lungo ancorato e bruscamente sul punto di salpare senza preavviso...ma di questo, in quel crepuscolare momento, nessuno ne era ancora conscio.
La vita di Angelo, negli ultimi tempi, aveva spesso avuto le sembianze di un percorso ad ostacoli. Nastri ininterrotti e munifici di peripezie e traversie umane.
Ogni aspetto esistenziale non lo aveva risparmiato affatto di colpi di scena poco gradevoli, infliggendogli una sorta di climax semi-drammatico: la scomparsa del fratello minore, la perdita del lavoro e, ciliegina sulla torta, la fine di una rapporto sentimentale zeppo di alti e bassi…paragonabile al tracciato d’un elettrocardiogramma tachicardico.
Insomma, ce n’era stato davvero abbastanza da mettere in ginocchio anche il più roccioso essere vivente.
Furono proprio quei travagli a suggerire ad Angelo quanto in fondo siamo tutti potenzialmente degli “illuminati”. La maggior parte di noi vive sporadici momenti o scintille di “risveglio” improvvisi come lampi, ma purtroppo poi torna al quotidiano agire inconsapevole.
Del lavoro naufragato Angelo non ne proferiva con nessuno, solamente il cugino era al corrente della sua attuale situazione professionale.
Forse una sorta di pudore o sciocca vergogna gli impediva di rivelare, persino ad amici e persone fidate, la verità.
Non era per nulla semplice per un uomo come lui, da sempre abituato a contare solo su se stesso, ammettere di vivere una situazione durissima, al limite della sopravvivenza creativa.
Dai 19 ai 37 anni aveva sempre svolto la professione rappresentante d’azienda, con brillanti risultati e grandi doti oratorie.
Reinventarsi una nuova carriera era davvero un’impresa titanica in quel periodo di crisi economica globale e così Angelo decise di accettare ogni tipologia di mestiere, anche il più umile e faticoso.
Da circa 4 mesi si svegliava in piena notte per impastare il pane, in un forno di Migiana, una graziosa frazione di Corciano.
Spessissimo inoltre si proponeva come fattorino tuttofare per gli anziani del posto, recandosi a fare la spesa per essi e recapitandogliela in casa, in cambio di modici compensi, ma soprattutto della promessa di discrezione riguardo alle sue difficoltà.
Nonostante tutto Angelo ce la faceva, tirava a campare esattamente come una di quelle creature che muta pelle ma è dura a morire.Il suo orgoglio, la sua tenacia, gli avevano permesso di restare comunque a galla, mantenendo la sua indipendenza.
Molti suoi amici coetanei avevano vissuto o stavano vivendo situazioni simili, dovendo tornare a casa dei genitori, magari anche un po’ anziani.
Sebbene per Angelo questi contesti non erano certo tacciabili di colpe, lui nella sua testarda ostinazione continuava a nascondere le problematiche persino ai suoi genitori…forse per la convinzione assurda di non volergli recare preoccupazioni.
Una mattina, qualche settimana precedente, tornando dalla panetteria, gli era capitato d’incrociare alcuni suoi vecchi conoscenti. Non appena s’era accorto di essere sporco di farina, si nascose nell’abitacolo della macchina, cercando rifugio per cambiarsi gli abiti.
Era solito portare con sé la sua vecchia valigetta da portatile con il nome dell’azienda per la quale aveva lavorato sino all’estate precedente ed una camicia elegante, che ormai non usava più, se non per mettere in atto questo finto teatrino.
Dario quel giorno aveva visto l’intera scena e quando scorse il cugino scendere dall’auto vestito di tutto punto nel tentativo di spacciarsi per ciò che non era più, lo guardò con occhi eloquentemente rattristati, pur senza esprimersi.
Fu proprio Angelo a non lesinare parole: << Ti prego cugino, non guardarmi così! So di sbagliare, ma mi sento così male da non riuscire a fare a meno di fingere d’essere ciò che sono stato in passato. Ci sono giorni in cui vorrei smetterla con questa patetica farsa, ma la mia rabbia prende il sopravvento annebbiandomi i sensi…mi sento derubato e sottratto della mia identità >>.
Dario scosse il capo e con voce delicata e premurosa disse: << Angelo, tu non sei il tuo mestiere, così come non sei i tuoi vestiti o la tua auto. Tu hai una personalità che sa avvolgere e rincuorare chiunque ti stia attorno. Tu sei i tuoi pensieri, il tuo carisma, il tuo cammino…non scordartelo, così come non me lo scordo io quando orgogliosamente ti guardo rincasare alle 5 del mattino pieno di farina. Avresti potuto fare la fine di Geppo, di Samuele o di Lino, ed invece sei qui a sudare onestamente per pochi spicci puliti, devi essere orgoglioso di te stesso almeno la metà di quanto lo sono io >>.
In quel momento i due cugini si scambiarono un abbraccio inestimabile. Nella mente di Angelo le parole del cugino rimbalzarono a lungo, come una palla da bigliardo colpita da una stecca sapiente ed in grado di farle perlustrare l’intero perimetro del tavolo, prima di entrare in buca.
In effetti il discorso di Dario aveva sortito un effetto taumaturgico. Esattamente in quel frangente Angelo la smise di provare inutile vergogna e fu colto da una sorta di “momento satori”, durante il quale accettò e riconobbe il significato ultimo e l’opportunità di cambiamento di tante esperienze pur dolorose che stava vivendo.
Il cugino lo aveva scosso parlandogli di Geppo ed altri ragazzi del paese. Tutti soggetti che, investiti  dalla crisi, si erano buttati in attività non esattamente lecite e moralmente nobili.
Riciclaggio di denaro, corse clandestine, scommesse truccate ed una serie di altri sotterfugi torbidi, erano stati l’ancora di questi ultimi, decisi a piegarsi alla logica del denaro facile piuttosto che al sacrificio.
Così quel Giovedì in radio, il cd di Bob Dylan girava sul lettore, propagando nell’etere il suo speranzoso monito: << Perché la ruota sta ancora girando e non c'è nessuno che può dire chi sarà scelto. Perché il perdente adesso sarà il vincente di domani. Perché i tempi stanno cambiando >>.
Angelo socchiuse le palpebre, assorbendo all’interno del propri follicoli piliferi un pensiero spontaneo: << Non siamo mai così vicini a noi stessi come quando ci perdiamo >>.
Poi scattò una foto al cd che ruotava, quasi a voler fermare quell’istante. Avete mai fatto caso al fatto che tutta la nostra vita è costellata di foto che immortalano momenti felici della nostra presenza? Nessuno credo, scatterebbe foto di momenti che non vuol ricordare…in fin dei conti una foto non è altro che un tentativo di rimembrare a noi stessi o a chi ci seguirà, che siamo passati in questo sentiero trafficato e che durante il tragitto (talvolta agevole ed in altre occasioni arduo) abbiamo trovato anche isole di gioia, passione e letizia.
Portiamo con noi il meglio di noi stessi, poco o tanto che sia. Lo facciamo come quando si va ad una festa e si lascia in ordine la casa che ti ha ospitato, andandosene in punta di piedi. Così che, quando ci guarderemo allo specchio fra 20 anni, osserveremo scrupolosamente ogni ruga che nel frattempo mi ornerà gli occhi, quasi a volerci indicare come quelle figure, lì riflesse, non abbiano lasciato nulla di intentato lungo il sentiero di una vita, che a quel punto potrà anche avere mille orme di rimorsi…ma nemmeno l’ombra di un rimpianto.
Assorto e quasi assorbito da queste considerazioni, Angelo alzò il fade del microfono mentre il pezzo di Dylan sfumava.
Lesse una e-mail di una assidua ascoltatrice di nome Rossana, era una donna che spesso si torturava in relazioni impossibili, dando quasi l’impressione di trovare anche un certo auto-compiacimento nel dolore.
Le e-mails di Rossana vertevano spesso intorno alla sua incapacità di accettarsi come persona, ponevano cascate di domande su come poter migliorare le propria vita e dargli un nuovo impulso mutante.
Angelo decise di dedicargli una risposta speranzosa, leggendo uno stralcio di un “post” che pochi giorni prima aveva lui stesso scritto sul suo blog personale:

<< Probabilmente solo chi riconosce la dannosità dell’inutile ed egoistica definizione di un  ‘IO assoluto’, può scoprire la natura del “veritiero essere". 
Questo è il mio umilissimo messaggio speranzoso, tutto ciò che posso donare (nel mio piccolo), a chi come me, in questi giorni sta vivendo scosse d’assestamento e bagliori di timore misti a confusione.
La mia esperienza può essere un tutt’uno con voi, poiché siamo tutti interdipendenti e legati anche quando non lo sospettiamo.
Quando una singola goccia d'acqua incontra l'oceano diviene l'oceano stesso.
Quando un singolo pulviscolo di sabbia incontra la terra diviene la terra stessa.
Quando un termometro a mercurio si rompe, tutte le parti del mercurio stesso si dividono in singole unità sferiche, che crediamo indipendenti...la verità è che quando le avviciniamo esse tornano a congiungersi, poiché parte di un unica sostanza. Questo avviene esattamente per ogni cosa e per ogni essere vivente, noi compresi.
A volte mi sento spaesato, mi sveglio e mi pare di non aver più familiarità con la figura che scorgo allo specchio.
Credevo d'essere uno che sa correre nella vita...credevo a tante cose illusorie, sino a quando non ho incontrato la mia ombra che superandomi mi ha ammonito: - sei chinato sui posti di blocco ad attendere un colpo dello starter, ma la verità è che non scatterai mai se prima non impari ad esplorare completamente te stesso -
Il corpo comunica, le sue sofferenze sono un campanello d’allarme azionato dall’anima in affanno, ma molto spesso noi agiamo solo sul sintomo calmandolo temporaneamente, invece di andare alla radice ed interessarci delle cause. Basterebbe comportaci come si fa con quei bicchieri d’acqua sporca, le cui impurità vengono completamente eliminiate continuando a versare acqua limpida sino a quando il precedente contenuto stagnante non trabocca.
Così faccio pulizia di me stesso e pochi istanti a seguire comprendo che quell’involucro di carne, ossa e atomi non sia altro che il contenitore di qualcosa di ben più importante: la gabbia toracica avvolge una coscienza che è in grado di esistere liberandosi oltre tempo e dimensioni, lasciando tracce non estinguibili. Nulla si distrugge, tutto si evolve e passa energeticamente da una forma all’altra. Questo sembra volermi dire oggi ogni cosa che tocco e vedo. Questo diceva Enistein nella sua famosa teoria… e se è vero che la miglior legna non cresce nei luoghi agiati, ma è bensì quella degli alberi che hanno resistito alle tempeste più grandi, spero di evolvermi forte come una quercia e leggero come la brezza, poiché l’essere potrebbe assomigliare al tracciato di un cerchio del quale non esiste un vero e proprio inizio né un'ipotetica fine. >> ALESSANDRO DE VECCHI.