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"Una farfalla prima d'esser tale e spiccare il volo con ali variopinte è bruco e deve fare i conti con la terra umida. Bisogna esser disposti a non disprezzare l'utilità del fango se si vuol conoscere anche l'ebbrezza del cielo." -(piccolo stralcio tratto da un mio racconto contenuto in "Liberi e controcorrente come salmoni")-

domenica 20 novembre 2011

Sms solidale al 45500 a favore della Protezione Civile per emergenza Liguria


I fondi raccolti con l'sms  solidale al 45500 saranno impiegati per far fronte all'emergenza in Liguria che come tutti stanno vedendo dai tg nazionali ha raggiunto livelli impensabili in una zona come quella delle Cinque Terre, da tempo dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanita.
Questa  raccolta fondi terminerà il 27 novembre 2011.
Ogni SMS Solidale inviato al 45500 ha il costo di 2 euro.
( tratto da oknotizie.virgilio.it )

giovedì 17 novembre 2011

Le finestre appannate....

Rieccoci...
Novembre sta per concludersi e con esso vanno in scena gli ultimi atti di un intenso anno.
Non mi soffermerò a parlare di cosa è stato o non è stato questo 2011, nè allungherò  il collo per sbirciare le ipotetiche sfere di cristallo nel tentativo patetico di scorgere cosa ne sarà del prossimo: una delle poche cose che ho imparato in queste 34 primavere di vita è guardare solo all'oggi, vivere nel "QUI E ADESSO".
Una macedonia di emozioni, sapori ed immagini di questi istanti ve la voglio consegnare a modo mio, il succo è tutto qui: in una spremuta di percezioni che ho intitolato "le finestre appannate".
Buona lettura a chiunque ne ha piacere... 
Voglio infine donarvi i miei più sinceri rigraziamenti per i vostri interventi nel nuovo spazio "LA BACHECA COMUNE " (consultabile cliccando apounto sulla voce "bacheca comune", nella colonna a destra del blog.. sotto il titolo "menù")....è davvero straordinario il dialogo che in pochi giorni è spontaneamente nato e cresciuto  in questo spazio! Vi attendo quindi quotidianamente con gioia!!
<< LE  FINESTRE  APPANNATE>>


Mastico l’ultimo chewingum del pacchetto mentre mi accingo a spegnere il computer.
In lontananza mi giunge il rumore della ventola che frulla come il motore di un motoscafo… in effetti il mio p.c. è rimasto acceso tutto il giorno oggi, anche mentre ero fuori casa.
Accanto ad esso c’è il mio cellulare, una tazza di caffé bollente ed un block-notes colmo di appunti disordinati e azzoppati da centinaia di scarabocchi e cancellature.
Il mio manoscritto sembra vestito a festa ed irriconoscibilmente ordinato quando l’osservo li campeggiato sullo schermo. Clicco sul pulsante in basso alla schermata blu di windows, per mettere a riposo l’aggeggio elettronico.
Il riflesso della luce che il monitor ancora emana, attraversa la stanza nella sua interezza, sino a rimbalzare sul vetro della finestra in fondo alla sala.
Mentre il p.c. lentamente si spegne come un riflettore a fine spettacolo, vedo il drappello luminoso specchiarsi nel vetro. Incollo le mie mani aperte alla superficie e la scopro piacevolmente appannata.
Uno strato umido annebbia completamente la visuale, regalandomi una prospettiva simile a quelle che si riscontrano quando ad alta quota capita di camminare in un sentiero che attraversa una nuvola.
Provo ad aprire la persiana per osservare meglio la scenografia che la sera ha allestito ed i suoni che provengono dalla strada. Distinguo chiaramente le luci gialle dei lampioni antinebbia, i bagliori delle tv nella via, il rumorio del pentolame e delle stoviglie della famiglie adiacenti, l’abbaiare quasi musicale dei cani a passeggio con gli umani… ed infine le minuscole stille rugiadose che incorniciano le automobili.
Che prodigio lasciarsi sopraffare dalla quotidiana essenzialità. Siamo sempre così disattenti, così imprudentemente ciechi moralmente, da non accorgerci dell’apogeo naturale delle cose.
Rimango ancora per un istante in questa sorta di dipinto vivo: adoro percepire il fresco alito novembrino che mi si appiccica alle ciglia.
Richiudo la finestra e torno a scrutare l’esterno attraverso nuove lenti: è tutto così incredibilmente sfumato, tanto da apparirmi come una sorta d’allucinazione del creato ottenuta attraverso un caleidoscopio.
Il mio respiro riempie di macchie il centro della facciata ed io mi lascio andare ad un sorriso che si compiace, ingannandosi e convincendosi d’ammirare un’opera di Monet.
L’indice della mano destra si prende la libertà di scrivere sul vetro frasi spontanee, mentre con le dita della mano sinistra sottolineo ogni vocabolo.
<< Calore, contatto umano, felicità, sognare senza sosta, amare, domandare, cercare, rispondere, trovare, tenere botta, ubriacarsi di vita… >>
Come in un brainstorming alloggio a casaccio questi pensieri, concludendo il caotico tema con un simbolo che a mio parere è il padre di ogni successo: il punto interrogativo.
Se è vero che le risposte migliori giungono in seguito alle più dotate domande, il vero patrimonio umano sta nel chi formula gli interrogativi, in seguito ai quali occorre innescare un percorso di ricerca e scoperta per giungere ai responsi.
Che altro dire? Forse sono un uomo convinto…estremamente convinto dei propri dubbi, o probabilmente noi esseri umani siamo portatori sani di dilemmi.
Il potere ipnotico della musica mi richiama in cucina: la radio accesa in sottofondo sta trasmettendo “November rain” dei Guns ‘n’ Roses ed io mi ritrovo con le mani spoglie a mimare l’assolo di chitarra con il quale Slash ha impreziosito questa canzone, rendendola immune al tempo e all’oblio. 
Socchiudo gli occhi e penso: << Ci sono storie che non possono stare dentro ai 5 minuti di una canzone. Necessitano di spazi infiniti per raccontarsi, per questo si espandono tra cielo e terra sdraiandosi lungo il profilo dell’orizzonte >>.
Fabio mi chiama al cellulare: non trova parcheggio sotto casa mia, mi aspetterà in piazzetta.
Berremo una birra assieme e ci lasceremo trasportare da torrenti di parole intervallati da altrettanti silenzi importanti.
M’infilo la felpa viola col cappuccio, afferro giubbotto, chiavi ed i miei gingilli vari. E’ il turno del portafoglio: mentre lo inserisco in tasca vi trovo il biglietto del parcheggio sotterraneo del centro commerciale dove l’ultima volta io ed il mio amico ci siamo dati appuntamento.
Lo stendo sul palmo della mia mano e, come una bottiglia incapace di trattenere al proprio interno le bollicine, scoppio in una fragorosa manifestazione di gioia ed allegria.
Sul tagliando c’è stampato un disegno che raffigura due coccinelle in inequivocabile rituale d’amore ed accoppiamento… non sto sghignazzando solo per la comica rappresentazione grafica, lo sto facendo perché mi sento improvvisamente un tutt’uno con l’infinito. Perché apprendo solo ora d’aver fatto pace con me stesso ed aver sotterrato i guantoni coi quali facevo a pugni un giorno con l’intelletto ed il successivo con il sentimento.
La coccinella è da anni una specie di marchio a fuoco per me: è un simbolo che mi appartiene, che mi rimembra esperienze indelebili come le persone che han fatto parte d’esse.
Ogni mia singola molecola è felice di “dare del tu” a questa creatura così speciale nel mio immaginario.
La conoscono bene i miei globuli rossi e quelli bianchi. I litri di sangue che mi percorrono in lungo ed in largo ogni santo giorno. Le cornee dei miei occhi. L’ossigeno dei miei alveoli polmonari. Gli atri ed i ventricoli del mio cuore.
Le vuole tanto bene anche il mio smalto dentale, che ogni volta che vede quel simpatico insettino, trova l’occasione di mettersi in mostra come un divo scintillante.
La verità è che nel complesso fondale oceanico che è la vita, ognuno di noi ha bisogno di un punto di riferimento, di un ormeggio conosciuto al quale aggrapparsi per poi riprendere la coraggiosa nuotata subacquea.
Ebbene io ho appena pescato quell’arpione nella tasca dei miei jeans: l’ho benedetto con tutto me stesso, l’ho interpretato come un segno del fato ed al fato stesso ho sussurrato il mio amore e la mia gratitudine per avermi omaggiato di un altro sospiro di stupore.
Ora faccio il pieno d’ossigeno, ne necessiterò abbondanti quantità dato che desidero accarezzare il grazioso corallo marino che il mio vivere fiduciosamente attende.

- ALESSANDRO  DE  VECCHI -








lunedì 7 novembre 2011

COMUNICHIAMO PERCHE' VIVIAMO....

Buon giorno mondo! Ci sono due novità da oggi, vorrei tento potessero diventare un nuovo appuntamento per tutti voi…ho ideato una "BACHECA COMUNE", uno spazio che spero divenga pian piano “terreno fertile" di comunicazione con tutti voi e fra di voi:
Per poterla visitare e lasciare tutto ciò che desiderate, non servirà ogni volta cliccare sul link sopra indicato, ma basterà molto più semplicemente cercarla agevolmente nella colonna a destra del blog: sotto la voce in grassetto MENU'  si trovano le varie sezioni ( "home page",  "benvenuti",  "i miei libri","articoli e curiosità", "foto e frammenti sparsi di vita",ecc...) la seconda sezione è proprio "LA BACHECA COMUNE", cliccate in quel punto e si aprirà la pagina dove poter scrivere tutto ciò che avete voglia di condividere :) 
Oggi ho già lanciato "nelle acque dello stagno" il primo sasso....nella bacheca ho infatti alloggiato uno splendido racconto di saggezza popolare (di provenienza ignota).
Inoltre , come potete  vedere più in basso (sempre a destra ) c’è un nuovo spazio (un rettangolino) chiamato "CHIACCHIERE LIBERE" …è una sorta di “libro firme” sempre visibile, dove ognuno può salutare, scrivere, lasciare il proprio messaggio.
Ho voluto fortemente questi due nuovi elementi per rendere questo luogo sempre più nostro e vostro. L'ho immaginato proprio perchè sogno un luogo di ritrovo dinamico, un "laboratorio delle idee" dove la comunicazione non si limiti ai miei post (altrimenti finirebbe col diventare un qualcosa di auto-referenziale, cosa che vorrei assolutamente evitare).
Il mio obbiettivo è quello di arrivare un giorno ad accorgermi insieme a tutti voi  che questo sito sia nel frattempo divenuto una specie di piazza d’incontro. Dove chiunque, quando ne ha piacere, ascolta, racconta o anche semplicemente osserva… certo di poter scambiare reciprocamente parole, energia , vita…senza aver bisogno di megafoni, perché quando parli ad un amico egli è in grado di percepire anche il bisbiglio della tua mente.
Spero passerete da queste parti frequentemente, così come mi auguro di trovare il pavimento di questa “NOSTRA capanna” zeppo delle vostre tracce, preziose per ognuno di noi ! Vi attendo con gioia !.... il nostro blog vive anche e soprattutto grazie a vostri interventi :-)

- ALESSANDRO  DE  VECCHI -

 Lascio con piacere una mia piccola poesia...
<< TUTTO D’UN FIATO >>
Un bicchiere di vino rosso
che m’inebria in sensi ed il palato.
Questo tempo
che non ne vuol sapere di lasciarsi stare.
Il primo tuffo al mare,
con le onde che ti cullano amorevolmente,
dopo un anno di reciproca e sofferta lontananza.
Il profumo prepotente della Magnolia
che ridonda nella via sotto casa,
mentre estasiato parcheggio l’auto.
Il suono ipnotico della pioggia
che scorre per le strade,
sino ad eclissarsi nei tombini.
Il sapore variegato della goccia
che dalle tempie fradice ha raggiunto le mie labbra,
socchiuse ed impegnate in un sorriso nascosto.
La radio
che si commuove anch’essa mentre trasmette una canzone di Faber.
Le grida ruspanti dei ragazzini sudati al campetto.
Il respiro del mio gatto
che dorme sereno,
accucciato sui miei vestiti caldi appena stirati.
Due amanti
che ansimano passionalmente mentre fanno l’amore.
La sveglia
rigorosamente spenta la domenica mattina.
No, non ho terminato la lista della spesa del mio vivere:
datemi un altro foglietto immacolato, per cortesia.
Ebbene sì: sono un ingordo.
Bulimico di quest’esistenza così adultera,
a volte persino un po’ puttana….
…la lasci un istante in stazione
e la ritrovi fra le braccia di chiunque.
Non riesco proprio a negarmi,
è così vero: non ne ho mai abbastanza di lei.
Forza, fammi bene e male finchè ti pare.
Un altro giro in giostra,
prometto d’allacciare le cinture.
La morte può aspettare.
Spero abbia voglia di restare in sala d’attesa
ancora a lungo,
priva di qualsiasi fretta…
…mutilata d’orologio al polso.

( ALESSANDRO DE VECCHI )

martedì 1 novembre 2011

Una magnifica sorpresa !

La notte di Halloween è appena trascorsa, sebbene io non sia "cultore" di questa ricorrenza faccio mio, per un istante, il simpatico motivetto <<dolcetto o scherzetto?>>. 
E' stato un "dolce scherzetto" , un' inaspettata quanto gradevole sorpresa quella che ho "scovato" sul famoso e frequentato sito http://giopop.blogspot.com/ .
Giovanna Garbunio è colei che ha ideato il blog sopra citato, le cui peculiarità lo rendono davvero speciale ed unico nel suo genere. Un vero punto di riferimento per tutti coloro che vogliano affacciarsi ad un percorso di consapevolezza del sè e di crescita spirituale. Il trio "Josaya"  (del quale "Giò" fa parte) è autore di diversi e-book, ha allestito numerose pagine informative, nonchè scritto l'ottimo "La pace comincia da te", un libro sensazionale, che esplorando la natura umana ci dona uno strumento preziosissimo: Ho'oponopono. Quest'ultimo "protagonista" appena menzionato potrà apparire forse un vocabolo un po' bizzarro, ma "scavando" nella conoscenza si può facilmente entare a contatto con una filosofia di vita ed una pratica hawaiana antica di millenni ( Ho'oponopono in hawaiano significa letteralmente "mettere le cose al posto giusto"). Non mi soffermerò ulteriormente a descrivere tutto ciò, in primo luogo poichè vi sono persone che lo hanno già ampiamente fatto in modo esaustivo e seducente; in seconda analisi poichè non è questo lo scopo di questo mio intervento (perciò chiunque voglia soddisfare le proprie curiosità, può comodamente appagarle digitando "Ho'oponopono" all'interno di un qualsiasi motore di ricerca).
Tornando alla "sorpresa" di cui in origine riferivo, la racconto con sano entusiasmo: una sera della scorsa settimana stavo mettendo a punto alcuni particolari del mio blog, quando non senza una dose maxi di stupore, mi accorgo che una mia poesia tratta dal mio secondo libro ( "Cocktail di gioia infinita"- tratta da "Fuori dallo stormo") è stata inserita nel sito di cui ho abbondantemente proferito.
Descrivere quanta festosità mi abbia attraversato in quei frangenti è decisamente impossibile, poichè ogni tentativo di contenere tutta quella gioia  all'interno di un aggettivo, risulterebbe una prova vana. 
Adoro usare una metafora che mi dipinge come un fanciullo alle prese coi doni di Natale: l'espressione pregna di riconoscenza, gli occhi lucidi come pepite e carta colorata e fiocchetti che ti attorniano ovunque.
Che altro dire? Si dice che quando qualcosa di buono ci accade la riconoscenza sia la "calamita" più potente per attrarre ulteriore armonia...nel mostravi dunque il link che tanto mi ha " farcito" di felicità mi lascio andare ad una delle quattro esclamazioni  più prodigiose esistenti : G-R-A-Z-I-E  !

Ecco qui sotto il link su cui cliccare! un abbraccio a tutti...peace, love and justice for all :-)
- ALESSANDRO  DE VECCHI -
http://giopop.blogspot.com/2010/09/cocktail-di-gioia-infinita.html?showComment=1319478111383#c6980043120176002854