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"Una farfalla prima d'esser tale e spiccare il volo con ali variopinte è bruco e deve fare i conti con la terra umida. Bisogna esser disposti a non disprezzare l'utilità del fango se si vuol conoscere anche l'ebbrezza del cielo." -(piccolo stralcio tratto da un mio racconto contenuto in "Liberi e controcorrente come salmoni")-

lunedì 26 dicembre 2016

La fine è il mio inizio...diceva qualcuno...

La fine è il mio inizio, scriveva il compianto Terzani e nulla di più vero posso trovare in questa affermazione.
E' stato un 2016 particolare: un sali scendi dalle montagne russe: lacrime di gioia si sono mescolate in un frullato emotivo a sfoghi di sofferenza: ciò che ne è sempre scaturito è stato comunque una scaletta evolutiva.
Mi appresto a vivere nel presente questi ultimi scampoli di annata con una certezza: mi ritroverò uguale e diverso domani. Vi ritroverò, quanti di voi vorranno unirsi in un abbraccio condiviso.
Incominceremo il 4 Febbraio 2017, ore 17,00, presso la biblioteca-castello di Abbiategrasso (MI), quando insieme all'associazione di cui faccio parte:  Galà 108, giardinieri delle parole: https://www.facebook.com/Gala108, presenterò nuovamente il mio romanzo: "Le risposte del silenzio" http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207 e condividerò la presentazione con quella di altri autori (fra cui il poeta ed Amico Julio Araya)
Nel frattempo ho concluso la stesura del suo successore, il nuovo romanzo si intitolerà "Quanta felicità sai sopportare?". Una bella domanda vero? Parrebbe di primo acchito un ossimoro. Si potrebbe obiettare: la felicità non si sopporta affatto. Semmai è il dolore che tendiamo di reggere.
Se provassimo però a riflettere a fondo, oltre i luoghi comuni, allora forse scopriremmo come spesso ci rifugiamo in quella famosa “zona comfort”. Perché il nostro dolore lo conosciamo, non comporta sforzi l’auto- indulgenza e l’auto-compatimento.
Essere felici è invece spesso anche una questione di scelta, ed anche coraggiosa. Un’apertura verso il cambiamento. Un impegno costante che comporta un lavoro su se stessi. Un duro mestiere da contadini dello spirito.
Gente che scava quotidianamente in sé stessa, cercando solo lì le cause dei propri insuccessi, anziché scaricarle su terzi.
Una presa di coscienza che la felicità duratura sia ben altra cosa rispetto al piacere: la prima è qualche cosa che non dipende da cause esteriori, ma unicamente dal proprio essere interiore. La seconda è soggetta alla soddisfazione sensoriale e fattori esteriori, pertanto è altalenante e non permanente.
Ecco dunque, in fondo siamo anche questo: gente felice per scelta.
Insomma, un bel cambiamento di prospettiva, che porta ad una potatura, una semina, ma soprattutto una innaffiatura quotidiana del proprio operato.
Solo così possiamo giungere a domandarci: «Quanto sono pronto a mettermi in gioco senza giudicare? Quanto sono disposto a smettere d’inseguire aspettative e bramosie future? Quanto so vivere non passivamente nel presente? Quanta felicità sono in grado si sopportare?»
Buona fine, buon inizio dunque. Ci vediamo occhi negli occhi, mani nelle mani e sarò felice di farlo di persona.
                                              -ALESSANDRO DE VECCHI-




lunedì 14 novembre 2016

La vigilia del futuro nel presente eterno.

Eccoci cari amici.
E' arrivato la fine dell'ennesimo anno insieme. Il quinto da quando ho ideato questo blog.
Grandi novità arriveranno col nuovo anno: presentazioni del romanzo "Le risposte del silenzio": http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207
La pubblicazione del suo seguito (il cui titolo per il momento è ancora "top secret".)
E la nascita di un'associazione di lettori-scrittori, nella mia cittadina (Abbiategrasso , MI). L'associazione si chiama G.A.L.A' 108 - giardinieri della parole (Gruppo autori lettori abbiatensi). 108 è il numero di anni da cui mancava un'associazione simile nella nostra cittadina (L'ultima diede vita alla biblioteca civica, bel 108 anni orsono, appunto). Colmiamo dunque una lacuna e ci lanciamo verso obbiettivi futuri importanti per la collettività- https://www.facebook.com/Gala108
Intanto vi lascio con qualche assaggio di quel che sto scrivendo per il nuovo romanzo.

 Un abbraccio - Alessandro De Vecchi

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lunedì 24 ottobre 2016

La Via della pace interiore. (Come ti racconto il mio vivere il Dalai Lama)








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Cari amici, ci eravamo "lasciati ad inizio Ottobre, parlando del romanzo in cantiere, delle future presentazioni di "Le Risposte Del Silenzio" (http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207 ) e dei progetti che verranno. 
Tutte cose di cui non mancherò di condividere con gioia quando arriverà il momento. Procediamo quindi per gradi, partendo dal momento presente.
La vita mi ha regalato giorni speciali in cui ho seguito l'arrivo del Dalai Lama a Milano (Centro studi tibetani "Ghe Pel Ling"), e poi a Rho Fiera (MI), dove Sua Santità ha tenuto una serie insegnamenti e benedizioni ad una folla vastissima (oltre 13 mila presenze si sono registrate il giorno 22 Ottobre).
Racchiudere nei vocaboli e nelle elaborazioni concettuali ciò che ho provato a livello di emozioni, sensazioni e vibrazioni è davvero impossibile. Ma posso assicurarvi che in questi pochi click -che ho scelto fra i vari che ho scattato- c'è condensato tutto ciò che il mio cuore vorrebbe far trapelare. (la prima foto è presa gentilmente in "prestito" dal web).
Giovedì 20 ho avuto la "buona sorte" di poter vedere Tenzin Gyatzo (questo è il nome del XIV Dalai Lama) da vicino e stringergli la mano. Sforzo entusiastico, levataccia mattutina, corsa in macchina e poi metrò per raggiungere Via Euclide, dove  è ubicata la sede dell'istituto di studi di Dharma.
Forze dell'ordine ovunque, transenne ed uno zoccolo duro di discepoli pronti ad aspettarlo costi quel che costi. Mi metto in fila, senza sgomitare. Attendo pazientemente due ore familiarizzando e scherzando un po con addetti ai lavori, volontari, addetti alla sicurezza, italiani giunti da ogni parte e d anche una piccola rappresentanza di tibetani residenti nel ben paese.
Il Dalai Lama arriva e tutti gli sforzi, la pazienza e l'attesa si sciolgono di fronte al suo benevolo sguardo. Elargisce sorrisi a piene mani, si ferma volentieri fra la folla, poi entra nel tempio.
L'edificio al suo interno è stracolmo. Teoricamente ci sarebbe solo posto per volontari, fotografi e giornalisti, ma qualcosa di speciale è nell'aria.
Faccio una battuta con un ragazzo della sicurezza, dato che un fotografo preferisce temporeggiare e scattare foto solo esternamente. La mia battuta, senza alcuna pretesa né convinzione, viene però presa alla lettera ed il simpatico ragazzo della sicurezza ci fa entrare con piacere! Non credo a ciò che mi sta succedendo! Un colpo di fortuna o di buon karma inaspettato.
Entriamo nel tempio e Sua Santità tiene un breve discorso, poi esce e qui veniamo in contatto con lui, riuscendo a sorridergli e tenerlo per le mani.
Sabato è invece il giorno dell'immersione nella folla oceanica. 
Il mattino impartisce l'iniziazione di Avalokitesvhara (un archetipo della qualità della compassione di tutti i Risvegliati). Passando per le domande del pubblico di tutte le età e giunto dai cinque continenti. Un veloce spuntino seduti per terra, come "vagabondi del Dharma" ed arriva il momento della conferenza pomeridiana sull'etica secolare universale.
Una pace interiore da cui parte la necessità di condividere la tua serenità per il beneficio altrui. Ho ritrovato persone ed amici sparsi in tutta Italia. Ho stretto abbracci, conosciuto nuove anime, visto Sua Santità ridere con un fazzoletto in testa per insegnarci ad auto-ironizzare. 
Mi sono stupito vedendo e udendo Richard Gere, lì presente, affermare di essere da 40 anni a questa parte niente di più di uno "studente della vita". 
Ho cercato di interiorizzare un insegnamento che il Dalai Lama ci ha donato: 
"Il perdono non è accettare tutte le azioni distruttive altrui passivamente. Bensì è cercare di arginarle ma senza cedere alle afflizioni mentali come la rabbia e il desiderio di vendetta. Questo è il perdono autentico.
L'azione negativa va fermata nettamente, ma senza mai perdere la compassione per la persona che la commette. Distinguendo quindi fra il gesto negativo e la persona che purtroppo commette tale gesto."

 Un abbraccio a tutti e a presto, con novità impellenti come lo è il vivere.
  
-  ALESSANDRO DE VECCHI  -




lunedì 3 ottobre 2016

Serena passione

Anche questo mese ho collaborato con Almax Magazine, sono felice di far parte di un gruppo di persone che donano a titolo gratuito il proprio impegno per la bellezza della cultura ;) qui si trova la rivista sfogliabile: il mio racconto va da pag. 18 a 21. <GRAZIE! https://madmagz.com/magazine/837756#/page/18
 E' un piccolo stralcio di ciò che sto componendo per il nuovo romanzo.
Al momento non anticipo nulla ancora. Posso però dire che si tratta della "naturale prosecuzione" del romanzo "Le Risposte del silenzio" (http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207)  e che mi sto divertendo moltissimo.
Pace, amore e "serena passione" a tutti.

ALESSANDRO DE VECCHI

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lunedì 5 settembre 2016

Il cerchio delle stagioni, il ciclo delle emozioni....

Cari amici, rieccoci.
L'autunno sta per bussare alle nostre porte, non ci faremo trovare impreparati. Ogni stagione, nel suo ripetersi, ha qualcosa da offrire. Ho lavorato alacremente tutta l'estate al nuovo romanzo.
Vi do qualche anticipazione: sarà la "prosecuzione naturale" di Le Risposte Del Silenzio (nella più ampia idea di una possibile trilogia). Questa volta il protagonista è Davide (cugino di Pablo, che fu invece protagonista del precedente romanzo). Davide è un ragazzo affetto da afasia ma soprattutto affetto dalla sua irrefrenabile capacità di donare gioia di vivere a chi lo circonda.
Il libro sarà ambientato tra la provincia di Milano e quella di Pavia, non molto lontano da dove vivo. 
Un omaggio ai luoghi che mi hanno visto crescere...valorizzando quindi ciò che già ho.
Intanto con gioia va avanti il progetto con l'associazione di lettori ed autori "giardinieri della parole" https://www.facebook.com/Gala108/?fref=ts, non chè la mia ormai annuale collaborazione con "Almax Magazine" http://www.progettoalmax.it/almax-magazine.html
Vi lascio qualche stralcio e frase del romanzo al quale sto lavorando, cliccate sulle immagini per ingrandirle e renderle più leggibili.
Che le più belle storie del mondo siano con voi.

                     - ALESSANDRO DE VECCHI -

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giovedì 25 agosto 2016

Sogni di una notte di fine estate....

E' arrivata la fine di un'altra estate. Il 20 Agosto ho soffiato sulle 39 candeline (tra poco mi ci vorrà una bombola dell'ossigeno). ed ora vi lascio ad un elenco: sono assorto nella stesura del nuovo romanzo. Sono amareggiato per il terremoto che ieri ha colpito il cuore del centro Italia. Sono pieno di dolore per tutta quella gente, pieno di sentimenti contrastanti: rabbia , dolore, incredulità. Ma anche voglia di contribuire con iniziative concrete. Voglia di vivere, di scrivere, di veder nascere nuovi progetti di cui vi parlerò a breve.
Nel frattempo vi rendo partecipi di una gioia: come sapete collaboro con Almax Magazine da Marzo 2015. Questo mese hanno pubblicato un articolo che qui vi avevo già proposto: quello relativo al concerto di Springsteen , San Siro 5 Luglio 2016. Ve lo propongo nella veste che la rivista mi ha confezionato.
Con gioia, pace, amore e forza per tutti.  ALESSANDRO DE VECCHI.

CLICCATE SUL COLLEGAMENTO PER APRIRE LA RIVISTA SFOGLIABILE (da pag 14 a pag 18)
https://madmagz.com/magazine/837760LINK#/page/14

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lunedì 1 agosto 2016

Un nuovo viaggio

Dove ci eravamo lasciati? Oh sì! al concerto di Springsteen che ho recensito e condiviso con voi tutti.
Bene, ne è seguito un altro: quello di Cristiano De André, che ci ha riproposto il repertorio in chiave personale il monumentale repertorio del padre.
E' un'estate particolare, una stagione dove alcuni cambiamenti sono giunti inaspettati, lasciandomi inizialmente spiazzato. Nell'astrologia tibetana (una scienza che per loro riveste serietà e verificabilità), si era detto che questo fosse l'anno della "scimmia di legno": un anno caratterizzato da cambiamenti repentini (sia nel bene che nel male). Bhè, io sono un "inguaribile pragmatico" e devo dire che sto verificando personalmente tale tendenza.
Un nuovo progetto ha preso piede. Mentre proseguo la promozione del precedente romanzo http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207
e mi adopero a far crescere l'associazione culturale di cui faccio parte (https://www.facebook.com/Gala108/)
Ho iniziato a buon ritmo la stesura del nuovo romanzo! Il titolo è per il momento ancora "segreto", ma posso dire che si parla di un ragazzo affetto da mutismo che svolge la professione del linguaggio dei segni. Il progetto è la prosecuzione ideale del precedente romanzo (nell'idea di creare una trilogia che utilizzi trame diverse su uno sfondo comune). Il protagonista della nuova storia è infatti Davide, cugino di Pablo (il protagonista del mio scritto passato, appunto).
Vi lascio qualche piccolo assaggio di ciò che sto lentamente scrivendo, ma soprattutto vi lascio l'augurio di un'estate foriera di pace, serenità  e coraggio del vivere. (Alessandro De Vecchi).

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venerdì 8 luglio 2016

1000 volte la prima volta (come ti racconto un concerto del Boss)

Sono solito scrivere piccole storie, racconti, spaccati di vita. Mi diverte, mi fa sentire vivo,  mi da la possibilità di donare un pezzetto di me al prossimo.
Utilizzo spesso personaggi presi in prestito alla fantasia.  Si muovono su di un tappeto che sa di concreto, sino a miscelarsi al punto di non distinguere più la realtà dall’immaginazione.
Ciò di cui vi voglio raccontare oggi è un fatto veritiero, successo esattamente la notte del 5 Luglio 2016.
Nessuna concessione al fiabesco, al romanzato; semplicemente perché questa volta la quotidianità ha superato  l’inventiva.
Sto parlando di Bruce Springsteen e della sua seconda data consecutiva (la settima in totale) nel suo regno: lo stadio Meazza di Milano, il castello dove si consuma ogni volta il rito amoroso fra il musicista e le migliaia di ventricoli pulsanti accorsi per lui. Una storia d’amore? Sì, di quelle più pure ed intense. Una relazione iniziata il solstizio di una torrida estate del 1985 e proseguita senza sosta sino ad oggi, in un patto di sangue mai tradito.
Quanto a me ed al mio vivere il concerto, cosa posso dire? Incomincio chiedendovi di immaginare un ragazzo che “rompe” il suo porcellino salvadanaio il giorno in cui viene a conoscenza del fatto che il Boss farà un nuovo tour in Italia: stupore, ansia, felicità , curiosità. Un pastone di sentimenti tutti sbriciolati a colazione in men che non si dica.
Poi la corsa ad accaparrarsi i biglietti! Il calendario ci informa che il 3 Luglio sarà una domenica. Wow! Giornata ideale, viene da pensare.
Conto alla rovescia, pronto con le dita sulla tastiera come un centometrista chinato sui blocchi ad attendere il colpo di pistola dello starter.
Brutta batosta! Niente da fare … tickets bruciati nel tempo di una stella cadente che attraversa il cielo nella notte di San Lorenzo! Tutto sfumato dunque? No, nient’affatto: una vera fiaba metropolitana non può certo terminare così.
Si replica il 5 Luglio, Martedì. C’è sete di emozioni, le gole dei fans italiani sono a secco da tre lunghi anni e il menestrello del New Jersey non ha alcuna voglia di tradire il suo fedele popolo.
Martedì, giorno lavorativo, porca miseria! Non sarà un po’ troppo complicato cercare di bissare uno show  andato in scena sole poche ore prima? La risposta è no. Quando si tratta di questo sciamano del rock ‘n roll il termine “impossibile” deve essere bandito dal vocabolario.
Si riparte: tutti fare ginnastica con le dita, la caccia al prezioso tagliando è ricominciata.
Questa volta va tutto come deve: una bustina lampeggiante sul display del computer mi informa che potrò ritirare i biglietti il giorno stesso, alle casse. Bisogna solo attendere, attendere un esodo biblico: gente che verrà da ogni parte, qualcuno (come il sottoscritto) giocherà in casa, altri arriveranno da ogni parte delle penisola. Dal meridione, dal nord-est o persino dalla Croazia.
Incomincio a pensare che il vocabolo “concerto” sia un tantino riduttivo, quello che sta per andare in scena è un collettivo bagno spirituale, un’immersione in una dimensione che ogni volta si conferma come acqua corrente,  fedele e continua, eppure mai uguale a se stessa.
Non è certo il primo show del Boss al quale assisterò, eppure la cute anserina che fa comparsa sotto  peli delle mie braccia sembra voler dire: “1000 volte la prima volta”.
Il rombo della mia Yaris pare voler imitare il ruggito delle chitarre di Nils e Steve, ma per quelle c’è ancora tempo. Non c’è tempo invece per i 34 gradi impietosi che il termometro dell’auto mi sbatte in faccia.
Cd pronto: è “The River”, c’è bisogno di un ripasso delle canzoni che probabilmente ci abbracceranno questa notte. La copertina è datata, l’album timbra i suoni del suo tempo (correva l’anno 1980), ma questo tour è qui ed ora ed è jolly per far festa e fante messaggero di riflessioni.
30 minuti di viaggio. Il tempo di assaggiare schegge di blues, bocconi rock ed un contorno di folk. Ho sete, bevo come un dannato, mentre la mia compagna, accanto a me canta “Hungry heart” come fosse davvero lei la protagonista di quel pezzo ed avesse un cuore affamato che reclama d’essere sfamato alla svelta.
Parcheggiamo a Parco Trenno. Non ci azzardiamo a spingerci in zona stadio: il rischio è di imbottigliarci e sento proprio che il sapore che ne trarremmo sarebbe al massimo quello di un mediocre Tavernello.
Proseguiamo a piedi, sotto il sole cocente del primo pomeriggio. La maglietta mi si appiccica alle spalle come un gavettone caldo e sporco.
La chitarra disegnata e il nome di Bruce sembrano afflosciarsi sulla mia pelle. Non c’è tempo per lagnarsi. Mi levo la maglietta e la infilo nello zaino. Farà compagnia a succhi di frutta e panini. Avvolgo il mio cranio rasato dentro ad un bandana nero che in parte mi protegge, in parte mi da l’aspetto di un pirata all’arrembaggio. Tre chilometri di marcia spediti, vediamo il profilo di San Siro: ci siamo! Ecco il tempio!
E’ arrivato il momento di ritirare la chiave d’ingresso e poi su per i tornelli, fino a salire sull’anello verde  e prender posto.
Sono le 3 e mezza, mancano ore. Il Pit sul prato è già pieno, idranti rinfrescano i ragazzi laggiù, accanto al palco del “capo”.
Monica fa amicizia con i “vicini” di gradinata, io mi precipito in bagno. Odori nauseabondi, scritte fatte a spray, chiacchiericcio del bar accanto: sembra  il quadro di un getto, ma non lo è…e gli schizzinosi li lasciamo fare ad altri.
Parlo con gli steward, cammino nervosamente avanti e indietro. Cerco di fregare il tempo, che però sembra essere un bel po’ più adulto e scalfato di me.  Attendo le 20, lontane come le stelle.
Esce il ragazzo del soundcheck: un tuono pizzicato sulle sei corde si fa spazio fra le chiacchiere della gente. Poi un boato, mani che battono ritmicamente come a preannunciare una messa salvifica.
Le gradinate si stanno riempiendo e ciò che vedo ha l’aspetto di una pentola a pressione che sta per essere colmata sino all’ultimo centimetro quadrato.
Accanto a me si scommette sulla durata dello spettacolo:  i concerti del capo sono maratone, lo sappiamo tutti, così come sappiamo che forse saremo più stremati noi di lui e ancora una volta avrà vinto il “vecchietto”.
67 anni a Settembre ed il sorriso di chi si diverte ogni volta come chi ha capito che ciò che sta facendo potrebbe  essere l’ultimo momento di gioia da consumare senza pensare alle scadenze.
Una frase mi ritorna all’orecchio fra le mille chiacchiere che sento dietro di me: << Il mondo musicale si divide in due. C’è chi ama Springsteen e chi ancora non l’ha visto dal vivo >>.
Quante volte l’ho sentito questo adagio? Non tengo più il conto, ma so per esperienza diretta che è vero. Nessun fanatismo, solo il semplice prendere atto di una incontrovertibile constatazione.
Il palco è scarno, essenziale. Poche luci, due maxi schermi, niente effetti speciali. “L’effetto speciale è la musica e il nostro essere insieme” – questo replica sempre Bruce.
La terra trema, non è un terremoto: la E-street band entra come sempre sulle note di “C’era una volta il west” di Morricone. Eccoli: Max, Susy, Gary, Charlie,Roy,  Nils, Jack.. poi il tono delle urla si impenna: è entrato “Little Steven”, fa un inchino, ride. Sornione. E’ solo l’antipasto: i decibel schizzano: “Bruce! Bruce! Bruce!” il coro si leva alto spazzando via l’ultima nuvola d’afa. Due angeli aleggiano intorno al palco, hanno l’aspetto di Danny e Clarence. Dicono che non siano più tra noi da anni, ma io stasera li vedo. Non hanno piume né fronzoli retorici. Sono in ogni nota del pianoforte, in ogni alito di sax.
E’ la seconda redenzione musicale in tre giorni. Domenica ne ha data una durata 3 ore e 45 minuti, ora si cancella tutto. << Quando suono non posso dare il 100% una sera e limitarmi la sera successiva,tutti devono godere di una gioia condivisa, dal ragazzo in prima fila al tizio lontano sull’ultimo gradino >>. Questo è l’elisir dell’eterna giovinezza del “capo”.
<< One, two, three, four >>, il ruggito ci fa capire sin da subito che sarà una serata di sudore, muscoli e anima. Parte una “Meet me in the city” grintosa. La voce è sicura, la band gira come un Harley lucidata a puntino. Si intuisce sin dalla prima pennata che il ragazzo è voglioso di incorniciare il suo settimo abbraccio con questa famiglia. Così come si può intuire che la scaletta di questa sera sarà un ping pong di sorprese e cartelloni di richieste pescati fra mani strette.
Nessuna pausa fra un pezzo e l’altro, si decolla. Punto e basta. “Prove it all night”, “Roulette”, “The ties that bind”, “Sherry Darling”, inanellate come big bang consecutivi.
Poi il gospel di “Spirit in the night”, i primi due cartelloni di richieste ci fanno piovere una chicca d’annata “Rosalita” ed una coinvolgente “Fire”. Inaspettata come la neve in estate arriva “Something in the night”.
Si salta, si balla, c’è un party a cui sono stati invitati sessanta mila amici, era inevitabile con “ Hungry heart”, i cuori sono davvero affamati.
Il pubblico si scatena nei cori e Bruce gigioneggia nel ritornello di “Out in the street” (“Quando sono fuori in strada cammino come mi pare. Quando sono fuori in strada, parlo come mi pare” ). Si respira libertà e la voglia di celebrarla.
La folla richiede “Mary’s Place”, accontentati! Poi è il turno del folk di “Death to my hometown”.
Le luci divengono violette, l’armonica a bocca incanta ed ipnotizza 120 mila orecchie. “The river” spezza definitivamente le difese ed il pudore anche al più cuore più duro ( “Vengo dal fondo della valle dove, signore, quando sei giovane ti fanno crescere per farti fare Il lavoro che faceva tuo padre. Io e Mary ci incontrammo al liceo, quando lei aveva solo diciassette anni. Ci allontanammo in macchina da questa valle verso posti dove i campi sono verdi. Andammo giù al fiume e nel fiume ci tuffammo” ).
Lo stadio intero al buio, luci di display e altre fonti luminose sembrano uno sciame ondulante di lucciole sulla riva del fiume. Lacrime copiose di una coppia davanti a me: non c’è vergogna, non c’è peccato, c’è solo amore questa notte.
Roy al piano accenna “Racing in the street”, San Siro è ammutolito in religioso laico silenzio (“Alcuni uomini rinunciano semplicemente a vivere e iniziano a morire lentamente, un poco alla volta. Altri rientrano a casa dal lavoro e si rinfrescano e poi vanno a gareggiare in strada”.)
Incudine e martello con “Cadillac Ranch”, “The Promised Land”, “ I'm A Rocker” ,” Lonesome Day “, Darlington County e la richiesta “The Price You Pay”, poi arriva il ciclone di “Because the night” (pezzo che Springsteen donò a Patty Smith). Lo stadio trema, le mie vene pure.
“Streets of fire”, “Badland” e “The rising” mettono a dura prova la tenuta delle fondamenta dell'impianto nonché le mie ginocchia.
Siamo all’apice del pathos, la band ha studiato tutto a puntino, sa che la scintilla è scoccata e l’incendio è alla porte. Puntuale il fuoco si manifesta sul riff che annuncia “Born to run”. Nessun pompiere riuscirà a domare queste fiamme e quindi la rockabilly “Seven nights to rock” è un omaggio alla settima abbuffata  in questo luogo, ormai beatificato agli dei del rock.
“Dancing in the dark” è inevitabile come  la luce del sole. Bruce, come da tradizione, chiama a ballare sul palco una ragazza. Si tratta di una giovane che quella sera darà l’addio al nubilato. Quale occasione migliore di festeggiare insieme al suo eroe? Un abbraccio scocca fra i due, lei sembra non voler più lasciare andare il nostro, che da consumato frontman afferra per le mani qualcun altro da far ballare con Susy (la violinista), e Jake (il sassofonista). Ma le sorprese non sono terminate, c’è spazio anche per Leonardo (di Bologna), un ragazzino che il Boss ha conosciuto anni fa e che ha suonato la chitarra con lui. Così farà anche questa sera, fra lo stupore fanciullesco che gli si legge negli occhi e la gioia collettiva di un pubblico innamorato dell’umana simpatia di quest’uomo. Sul palco c’è spazio per tutti, si balla e la pedana è ormai affollata:  celebri o non, non importa proprio nulla. E’ festa piena per chiunque. E’ adrenalina, gioia a piene mani e senza smoking.
“Tenth Avenue Freeze-Out” è l’occasione per ricordare Clarence, “the Big Man”. Alla strofa “ Quando le cose cambiarono e ‘Big Man’ si unì alla band”, i maxischermi ci mostrano istantanee del totem umano color ebano. I suoi occhi forano lo schermo, il suo sax scintilla e ricorda come la vita scorre. Oggi sul palco quello strumento è nella mani di suo nipote. Capelli increspati, stessa stazza, fiato e cuore da vendere.
Poi le foto ci ricordano che è il momento di ricordare anche Danny (detto “Scooter”), storico tastierista che ha lasciato questa pelle per un fottuto melanoma.
Commozione a catinelle. Si prosegue, “The show must go on” cantava Freddy Mercury.
“Shout” convince anche il più compassato ad alzarsi e scuotere le chiappe. E “Bobby Jean” irrompe con il fragore del suo sax finale, come un pianto liberatorio.
Le luci si spengono. Sembra tutto finito. No, manca ancora qualche minuto alla mezzanotte. “Cenerentolo“ torna sul palco da solo. Chitarra acustica ed armonica a bocca. Un versione intima di “This hard Land” è il suo settimo saluto alla sua gente. Oltre 7 ore di spettacolo in due serate. Centoventimila ugole hanno unito la propria voce in un unico vento sonoro.
Due sere prima aveva ringraziato “il miglior pubblico del mondo”, questa sera ribadisce il concetto per chi ancora non avesse aperto le orecchie ed il cuore. Prima annuncia con un italiano che intenerisce: “ Grazie per queste due serate meravigliose”, poi affonda sino a penetrare l’anima: “ Milano, Italia, la E-Street band vi ama.”
Alza la chitarra al cielo, sorride. Capisce di essere corrisposto in tutto quell’amore. Quando arriva questo momento entrambe le parti (lui ed il pubblico) fanno fatica a staccarsi dall’abbraccio. Si ha quasi il timore di rompere un incantesimo. Una parola in più non serve, una parola in meno neppure.
Si gira di spalle, la sua mano saluta. I miei (quasi) 36 denti fanno mostra di tutta la felicità che non posso più contenere.

Una domanda mi seguirà ancora a lungo dopo questa notte: “ Quanta felicità siamo in grado di sopportare “?

 -  ALESSANDRO DE VECCHI -

martedì 28 giugno 2016

Resoconto di un sogno divenuto realtà.

 Vorrei riuscire a descrivere la presentazione del mio romanzo "Le risposte del silenzio". Una presentazione avvenuta Domenica 5 Giugno, presso la ex Sala Consiliare del Comune di Magenta (in collaborazione con l'associazione "Amici dell'arte di Magenta" e del Gruppo "Giardinieri delle parole , Galà 108 - gruppo letterario di cui faccio parte).
Non so da dove iniziare, è difficile, se non impossibile convogliare in un solo spazio cotanta emozione, tante mani strette, tanta vita consumata data e ricevuta. Per cui mi affido alle fotografie che sono state scattate. Forse queste riusciranno a " forare il monitor" con la loro forza e farvi assaggiare l'atmosfera magica di quel pomeriggio che mai scorderò.
Un grazie formato gigante a tutti gli amici intervenuti ed a chi a distanza mi ha sostenuto ed incoraggiato.
Con una speranza nel cuore: che questo sia solo uno dei tanti "nuovi inizi" . 
LOVE.

ALESSANDRO DE VECCHI  

(Cliccare sulle miniature per ingrandire le foto)








  










 


giovedì 2 giugno 2016

Un album di frammenti che contengono anni di idee e sogni

Da oggi riunisco qui (come del resto faccio anche su Facebook), foto con frasi, stralci e citazioni tratte dai miei racconti.
Buona lettura, buona riflessione, buona gioia, buona vita amici miei

- Alessandro De Vecchi -

http://alessandrodevecchi.blogspot.it/p/scrivendo-frammenti-e-frasi-dai-miei.html

 ( L'album è nella sezione: Menù  e si intitola "SCRIVENDO" , qui sopra trovate il collegamento cliccando)

sabato 28 maggio 2016

Aspettando il grande giorno

C'è sempre una prima volta.
La prima volta in cui si prova l'ebbrezza del lasciare le rotelle e scoprire il mondo con la propria bicicletta.
Il primo giorno a scuola.
Il primo bacio.
Il primo giorno di lavoro.
Domenica 5 Giugno a Magenta (MI) , sarà la mia prima presentazione in pubblico.
Il mio romanzo "le risposte del silenzio" verrà presentato presso l'ex sala consiliare di Magenta (Piazza Formenti 3, ore 17,30)
Una sorta di miscela di gradevole adrenalina, timidezza e stupore, si fa largo in me.
Lascio che sia e la vivo tutta.
GRAZIE VITA.

- ALESSANDRO  DE VECCHI -