«Beati quelli che sanno meditare, io non lo so
fare! Non fa per me.» Quante volte l’avrò sentito dire? Non tengo più neppure
il conto.
E ancora: «Non riesco a non pensare.» Oppure: «Non riesco a sedermi a gambe
incrociate.» «Cerco di concentrarmi, ma poi sorgono i pensieri e, quindi, non
sto meditando bene.»
Tutte queste considerazioni, più che lecite,
sono solo il frutto di fraintendimenti su cosa significhi meditare.
Cerchiamo allora di capire insieme cosa non è
la meditazione e, quindi, di liberare il campo per comprendere di cosa
realmente si tratti.
Il celebre maestro Thich Nhat Hanh ci può venire in soccorso a tal proposito. Parlando
di quest’attività mentale ci dice: «La meditazione non è un’evasione, ma un
incontro sereno con la realtà.» E ancora: «Riconoscere le nostre emozioni senza
giudicarle o respingerle, abbracciandole con consapevolezza, è un atto di
ritorno a casa. Quando inspiri, torni in te stesso. Quando espiri rilasci ogni
tensione. La nostra vera casa è il ‘qui ed ora’. Vivere l’istante presente è un
miracolo.»
Ecco le prime considerazioni che possiamo fare,
sempre citando questo maestro: il miracolo non è camminare sulle acque, il
miracolo è camminare con consapevolezza su questo pianeta; qui e adesso.
Potremmo a questo punto obiettare: «Tutto qui?
Così semplice? Dov’è la fregatura?»
Ecco! Il problema sta proprio nella nostra
mente concettuale, che vuole sempre avere l’ultima parola, che vuole
etichettare tutto per illudersi di avere ogni cosa sotto controllo. È una mente
che si convince che più una cosa è complessa e maggiormente è efficace, e
quindi rifugge la spontanea semplicità da cui ogni cosa sorge senza sforzo.
Il “segreto” è proprio lasciar andare tutti i
concetti, lasciare che le cose semplicemente siano. È fondamentale capire che
la meditazione non è una bacchetta magica e che non ha il potere di rivolvere i
problemi, semmai, tramite essa, possiamo cambiare la visione con cui osserviamo
i problemi.
Abbandonando le nostre attitudini giudicanti e
un po’ “manicheiste”, ci rilasseremo nella leggerezza che non vi è un meditare
bene o un meditare male, e non è neppure detto che durante la meditazione
dobbiamo necessariamente sentirci più felici. Questa è un’aspettativa, una
proiezione che facciamo, credendo di affidarci ancora una volta a qualcosa di
esterno da noi. In realtà meditare non è un atto che si rivolge all’esterno, al
contrario, è un atto che ci riporta al nostro interno, al solo tempo che abbiamo:
il momento presente. In questo spazio, in questo momento.

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