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giovedì 25 agosto 2016

Sogni di una notte di fine estate....

E' arrivata la fine di un'altra estate. Il 20 Agosto ho soffiato sulle 39 candeline (tra poco mi ci vorrà una bombola dell'ossigeno). ed ora vi lascio ad un elenco: sono assorto nella stesura del nuovo romanzo. Sono amareggiato per il terremoto che ieri ha colpito il cuore del centro Italia. Sono pieno di dolore per tutta quella gente, pieno di sentimenti contrastanti: rabbia , dolore, incredulità. Ma anche voglia di contribuire con iniziative concrete. Voglia di vivere, di scrivere, di veder nascere nuovi progetti di cui vi parlerò a breve.
Nel frattempo vi rendo partecipi di una gioia: come sapete collaboro con Almax Magazine da Marzo 2015. Questo mese hanno pubblicato un articolo che qui vi avevo già proposto: quello relativo al concerto di Springsteen , San Siro 5 Luglio 2016. Ve lo propongo nella veste che la rivista mi ha confezionato.
Con gioia, pace, amore e forza per tutti.  ALESSANDRO DE VECCHI.

CLICCATE SUL COLLEGAMENTO PER APRIRE LA RIVISTA SFOGLIABILE (da pag 14 a pag 18)
https://madmagz.com/magazine/837760LINK#/page/14

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lunedì 1 agosto 2016

Un nuovo viaggio

Dove ci eravamo lasciati? Oh sì! al concerto di Springsteen che ho recensito e condiviso con voi tutti.
Bene, ne è seguito un altro: quello di Cristiano De André, che ci ha riproposto il repertorio in chiave personale il monumentale repertorio del padre.
E' un'estate particolare, una stagione dove alcuni cambiamenti sono giunti inaspettati, lasciandomi inizialmente spiazzato. Nell'astrologia tibetana (una scienza che per loro riveste serietà e verificabilità), si era detto che questo fosse l'anno della "scimmia di legno": un anno caratterizzato da cambiamenti repentini (sia nel bene che nel male). Bhè, io sono un "inguaribile pragmatico" e devo dire che sto verificando personalmente tale tendenza.
Un nuovo progetto ha preso piede. Mentre proseguo la promozione del precedente romanzo http://www.lafeltrinelli.it/libri/alessandro-de-vecchi/risposte-silenzio/9788892301207
e mi adopero a far crescere l'associazione culturale di cui faccio parte (https://www.facebook.com/Gala108/)
Ho iniziato a buon ritmo la stesura del nuovo romanzo! Il titolo è per il momento ancora "segreto", ma posso dire che si parla di un ragazzo affetto da mutismo che svolge la professione del linguaggio dei segni. Il progetto è la prosecuzione ideale del precedente romanzo (nell'idea di creare una trilogia che utilizzi trame diverse su uno sfondo comune). Il protagonista della nuova storia è infatti Davide, cugino di Pablo (il protagonista del mio scritto passato, appunto).
Vi lascio qualche piccolo assaggio di ciò che sto lentamente scrivendo, ma soprattutto vi lascio l'augurio di un'estate foriera di pace, serenità  e coraggio del vivere. (Alessandro De Vecchi).

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venerdì 8 luglio 2016

1000 volte la prima volta (come ti racconto un concerto del Boss)

Sono solito scrivere piccole storie, racconti, spaccati di vita. Mi diverte, mi fa sentire vivo,  mi da la possibilità di donare un pezzetto di me al prossimo.
Utilizzo spesso personaggi presi in prestito alla fantasia.  Si muovono su di un tappeto che sa di concreto, sino a miscelarsi al punto di non distinguere più la realtà dall’immaginazione.
Ciò di cui vi voglio raccontare oggi è un fatto veritiero, successo esattamente la notte del 5 Luglio 2016.
Nessuna concessione al fiabesco, al romanzato; semplicemente perché questa volta la quotidianità ha superato  l’inventiva.
Sto parlando di Bruce Springsteen e della sua seconda data consecutiva (la settima in totale) nel suo regno: lo stadio Meazza di Milano, il castello dove si consuma ogni volta il rito amoroso fra il musicista e le migliaia di ventricoli pulsanti accorsi per lui. Una storia d’amore? Sì, di quelle più pure ed intense. Una relazione iniziata il solstizio di una torrida estate del 1985 e proseguita senza sosta sino ad oggi, in un patto di sangue mai tradito.
Quanto a me ed al mio vivere il concerto, cosa posso dire? Incomincio chiedendovi di immaginare un ragazzo che “rompe” il suo porcellino salvadanaio il giorno in cui viene a conoscenza del fatto che il Boss farà un nuovo tour in Italia: stupore, ansia, felicità , curiosità. Un pastone di sentimenti tutti sbriciolati a colazione in men che non si dica.
Poi la corsa ad accaparrarsi i biglietti! Il calendario ci informa che il 3 Luglio sarà una domenica. Wow! Giornata ideale, viene da pensare.
Conto alla rovescia, pronto con le dita sulla tastiera come un centometrista chinato sui blocchi ad attendere il colpo di pistola dello starter.
Brutta batosta! Niente da fare … tickets bruciati nel tempo di una stella cadente che attraversa il cielo nella notte di San Lorenzo! Tutto sfumato dunque? No, nient’affatto: una vera fiaba metropolitana non può certo terminare così.
Si replica il 5 Luglio, Martedì. C’è sete di emozioni, le gole dei fans italiani sono a secco da tre lunghi anni e il menestrello del New Jersey non ha alcuna voglia di tradire il suo fedele popolo.
Martedì, giorno lavorativo, porca miseria! Non sarà un po’ troppo complicato cercare di bissare uno show  andato in scena sole poche ore prima? La risposta è no. Quando si tratta di questo sciamano del rock ‘n roll il termine “impossibile” deve essere bandito dal vocabolario.
Si riparte: tutti fare ginnastica con le dita, la caccia al prezioso tagliando è ricominciata.
Questa volta va tutto come deve: una bustina lampeggiante sul display del computer mi informa che potrò ritirare i biglietti il giorno stesso, alle casse. Bisogna solo attendere, attendere un esodo biblico: gente che verrà da ogni parte, qualcuno (come il sottoscritto) giocherà in casa, altri arriveranno da ogni parte delle penisola. Dal meridione, dal nord-est o persino dalla Croazia.
Incomincio a pensare che il vocabolo “concerto” sia un tantino riduttivo, quello che sta per andare in scena è un collettivo bagno spirituale, un’immersione in una dimensione che ogni volta si conferma come acqua corrente,  fedele e continua, eppure mai uguale a se stessa.
Non è certo il primo show del Boss al quale assisterò, eppure la cute anserina che fa comparsa sotto  peli delle mie braccia sembra voler dire: “1000 volte la prima volta”.
Il rombo della mia Yaris pare voler imitare il ruggito delle chitarre di Nils e Steve, ma per quelle c’è ancora tempo. Non c’è tempo invece per i 34 gradi impietosi che il termometro dell’auto mi sbatte in faccia.
Cd pronto: è “The River”, c’è bisogno di un ripasso delle canzoni che probabilmente ci abbracceranno questa notte. La copertina è datata, l’album timbra i suoni del suo tempo (correva l’anno 1980), ma questo tour è qui ed ora ed è jolly per far festa e fante messaggero di riflessioni.
30 minuti di viaggio. Il tempo di assaggiare schegge di blues, bocconi rock ed un contorno di folk. Ho sete, bevo come un dannato, mentre la mia compagna, accanto a me canta “Hungry heart” come fosse davvero lei la protagonista di quel pezzo ed avesse un cuore affamato che reclama d’essere sfamato alla svelta.
Parcheggiamo a Parco Trenno. Non ci azzardiamo a spingerci in zona stadio: il rischio è di imbottigliarci e sento proprio che il sapore che ne trarremmo sarebbe al massimo quello di un mediocre Tavernello.
Proseguiamo a piedi, sotto il sole cocente del primo pomeriggio. La maglietta mi si appiccica alle spalle come un gavettone caldo e sporco.
La chitarra disegnata e il nome di Bruce sembrano afflosciarsi sulla mia pelle. Non c’è tempo per lagnarsi. Mi levo la maglietta e la infilo nello zaino. Farà compagnia a succhi di frutta e panini. Avvolgo il mio cranio rasato dentro ad un bandana nero che in parte mi protegge, in parte mi da l’aspetto di un pirata all’arrembaggio. Tre chilometri di marcia spediti, vediamo il profilo di San Siro: ci siamo! Ecco il tempio!
E’ arrivato il momento di ritirare la chiave d’ingresso e poi su per i tornelli, fino a salire sull’anello verde  e prender posto.
Sono le 3 e mezza, mancano ore. Il Pit sul prato è già pieno, idranti rinfrescano i ragazzi laggiù, accanto al palco del “capo”.
Monica fa amicizia con i “vicini” di gradinata, io mi precipito in bagno. Odori nauseabondi, scritte fatte a spray, chiacchiericcio del bar accanto: sembra  il quadro di un getto, ma non lo è…e gli schizzinosi li lasciamo fare ad altri.
Parlo con gli steward, cammino nervosamente avanti e indietro. Cerco di fregare il tempo, che però sembra essere un bel po’ più adulto e scalfato di me.  Attendo le 20, lontane come le stelle.
Esce il ragazzo del soundcheck: un tuono pizzicato sulle sei corde si fa spazio fra le chiacchiere della gente. Poi un boato, mani che battono ritmicamente come a preannunciare una messa salvifica.
Le gradinate si stanno riempiendo e ciò che vedo ha l’aspetto di una pentola a pressione che sta per essere colmata sino all’ultimo centimetro quadrato.
Accanto a me si scommette sulla durata dello spettacolo:  i concerti del capo sono maratone, lo sappiamo tutti, così come sappiamo che forse saremo più stremati noi di lui e ancora una volta avrà vinto il “vecchietto”.
67 anni a Settembre ed il sorriso di chi si diverte ogni volta come chi ha capito che ciò che sta facendo potrebbe  essere l’ultimo momento di gioia da consumare senza pensare alle scadenze.
Una frase mi ritorna all’orecchio fra le mille chiacchiere che sento dietro di me: << Il mondo musicale si divide in due. C’è chi ama Springsteen e chi ancora non l’ha visto dal vivo >>.
Quante volte l’ho sentito questo adagio? Non tengo più il conto, ma so per esperienza diretta che è vero. Nessun fanatismo, solo il semplice prendere atto di una incontrovertibile constatazione.
Il palco è scarno, essenziale. Poche luci, due maxi schermi, niente effetti speciali. “L’effetto speciale è la musica e il nostro essere insieme” – questo replica sempre Bruce.
La terra trema, non è un terremoto: la E-street band entra come sempre sulle note di “C’era una volta il west” di Morricone. Eccoli: Max, Susy, Gary, Charlie,Roy,  Nils, Jack.. poi il tono delle urla si impenna: è entrato “Little Steven”, fa un inchino, ride. Sornione. E’ solo l’antipasto: i decibel schizzano: “Bruce! Bruce! Bruce!” il coro si leva alto spazzando via l’ultima nuvola d’afa. Due angeli aleggiano intorno al palco, hanno l’aspetto di Danny e Clarence. Dicono che non siano più tra noi da anni, ma io stasera li vedo. Non hanno piume né fronzoli retorici. Sono in ogni nota del pianoforte, in ogni alito di sax.
E’ la seconda redenzione musicale in tre giorni. Domenica ne ha data una durata 3 ore e 45 minuti, ora si cancella tutto. << Quando suono non posso dare il 100% una sera e limitarmi la sera successiva,tutti devono godere di una gioia condivisa, dal ragazzo in prima fila al tizio lontano sull’ultimo gradino >>. Questo è l’elisir dell’eterna giovinezza del “capo”.
<< One, two, three, four >>, il ruggito ci fa capire sin da subito che sarà una serata di sudore, muscoli e anima. Parte una “Meet me in the city” grintosa. La voce è sicura, la band gira come un Harley lucidata a puntino. Si intuisce sin dalla prima pennata che il ragazzo è voglioso di incorniciare il suo settimo abbraccio con questa famiglia. Così come si può intuire che la scaletta di questa sera sarà un ping pong di sorprese e cartelloni di richieste pescati fra mani strette.
Nessuna pausa fra un pezzo e l’altro, si decolla. Punto e basta. “Prove it all night”, “Roulette”, “The ties that bind”, “Sherry Darling”, inanellate come big bang consecutivi.
Poi il gospel di “Spirit in the night”, i primi due cartelloni di richieste ci fanno piovere una chicca d’annata “Rosalita” ed una coinvolgente “Fire”. Inaspettata come la neve in estate arriva “Something in the night”.
Si salta, si balla, c’è un party a cui sono stati invitati sessanta mila amici, era inevitabile con “ Hungry heart”, i cuori sono davvero affamati.
Il pubblico si scatena nei cori e Bruce gigioneggia nel ritornello di “Out in the street” (“Quando sono fuori in strada cammino come mi pare. Quando sono fuori in strada, parlo come mi pare” ). Si respira libertà e la voglia di celebrarla.
La folla richiede “Mary’s Place”, accontentati! Poi è il turno del folk di “Death to my hometown”.
Le luci divengono violette, l’armonica a bocca incanta ed ipnotizza 120 mila orecchie. “The river” spezza definitivamente le difese ed il pudore anche al più cuore più duro ( “Vengo dal fondo della valle dove, signore, quando sei giovane ti fanno crescere per farti fare Il lavoro che faceva tuo padre. Io e Mary ci incontrammo al liceo, quando lei aveva solo diciassette anni. Ci allontanammo in macchina da questa valle verso posti dove i campi sono verdi. Andammo giù al fiume e nel fiume ci tuffammo” ).
Lo stadio intero al buio, luci di display e altre fonti luminose sembrano uno sciame ondulante di lucciole sulla riva del fiume. Lacrime copiose di una coppia davanti a me: non c’è vergogna, non c’è peccato, c’è solo amore questa notte.
Roy al piano accenna “Racing in the street”, San Siro è ammutolito in religioso laico silenzio (“Alcuni uomini rinunciano semplicemente a vivere e iniziano a morire lentamente, un poco alla volta. Altri rientrano a casa dal lavoro e si rinfrescano e poi vanno a gareggiare in strada”.)
Incudine e martello con “Cadillac Ranch”, “The Promised Land”, “ I'm A Rocker” ,” Lonesome Day “, Darlington County e la richiesta “The Price You Pay”, poi arriva il ciclone di “Because the night” (pezzo che Springsteen donò a Patty Smith). Lo stadio trema, le mie vene pure.
“Streets of fire”, “Badland” e “The rising” mettono a dura prova la tenuta delle fondamenta dell'impianto nonché le mie ginocchia.
Siamo all’apice del pathos, la band ha studiato tutto a puntino, sa che la scintilla è scoccata e l’incendio è alla porte. Puntuale il fuoco si manifesta sul riff che annuncia “Born to run”. Nessun pompiere riuscirà a domare queste fiamme e quindi la rockabilly “Seven nights to rock” è un omaggio alla settima abbuffata  in questo luogo, ormai beatificato agli dei del rock.
“Dancing in the dark” è inevitabile come  la luce del sole. Bruce, come da tradizione, chiama a ballare sul palco una ragazza. Si tratta di una giovane che quella sera darà l’addio al nubilato. Quale occasione migliore di festeggiare insieme al suo eroe? Un abbraccio scocca fra i due, lei sembra non voler più lasciare andare il nostro, che da consumato frontman afferra per le mani qualcun altro da far ballare con Susy (la violinista), e Jake (il sassofonista). Ma le sorprese non sono terminate, c’è spazio anche per Leonardo (di Bologna), un ragazzino che il Boss ha conosciuto anni fa e che ha suonato la chitarra con lui. Così farà anche questa sera, fra lo stupore fanciullesco che gli si legge negli occhi e la gioia collettiva di un pubblico innamorato dell’umana simpatia di quest’uomo. Sul palco c’è spazio per tutti, si balla e la pedana è ormai affollata:  celebri o non, non importa proprio nulla. E’ festa piena per chiunque. E’ adrenalina, gioia a piene mani e senza smoking.
“Tenth Avenue Freeze-Out” è l’occasione per ricordare Clarence, “the Big Man”. Alla strofa “ Quando le cose cambiarono e ‘Big Man’ si unì alla band”, i maxischermi ci mostrano istantanee del totem umano color ebano. I suoi occhi forano lo schermo, il suo sax scintilla e ricorda come la vita scorre. Oggi sul palco quello strumento è nella mani di suo nipote. Capelli increspati, stessa stazza, fiato e cuore da vendere.
Poi le foto ci ricordano che è il momento di ricordare anche Danny (detto “Scooter”), storico tastierista che ha lasciato questa pelle per un fottuto melanoma.
Commozione a catinelle. Si prosegue, “The show must go on” cantava Freddy Mercury.
“Shout” convince anche il più compassato ad alzarsi e scuotere le chiappe. E “Bobby Jean” irrompe con il fragore del suo sax finale, come un pianto liberatorio.
Le luci si spengono. Sembra tutto finito. No, manca ancora qualche minuto alla mezzanotte. “Cenerentolo“ torna sul palco da solo. Chitarra acustica ed armonica a bocca. Un versione intima di “This hard Land” è il suo settimo saluto alla sua gente. Oltre 7 ore di spettacolo in due serate. Centoventimila ugole hanno unito la propria voce in un unico vento sonoro.
Due sere prima aveva ringraziato “il miglior pubblico del mondo”, questa sera ribadisce il concetto per chi ancora non avesse aperto le orecchie ed il cuore. Prima annuncia con un italiano che intenerisce: “ Grazie per queste due serate meravigliose”, poi affonda sino a penetrare l’anima: “ Milano, Italia, la E-Street band vi ama.”
Alza la chitarra al cielo, sorride. Capisce di essere corrisposto in tutto quell’amore. Quando arriva questo momento entrambe le parti (lui ed il pubblico) fanno fatica a staccarsi dall’abbraccio. Si ha quasi il timore di rompere un incantesimo. Una parola in più non serve, una parola in meno neppure.
Si gira di spalle, la sua mano saluta. I miei (quasi) 36 denti fanno mostra di tutta la felicità che non posso più contenere.

Una domanda mi seguirà ancora a lungo dopo questa notte: “ Quanta felicità siamo in grado di sopportare “?

 -  ALESSANDRO DE VECCHI -

martedì 28 giugno 2016

Resoconto di un sogno divenuto realtà.

 Vorrei riuscire a descrivere la presentazione del mio romanzo "Le risposte del silenzio". Una presentazione avvenuta Domenica 5 Giugno, presso la ex Sala Consiliare del Comune di Magenta (in collaborazione con l'associazione "Amici dell'arte di Magenta" e del Gruppo "Giardinieri delle parole , Galà 108 - gruppo letterario di cui faccio parte).
Non so da dove iniziare, è difficile, se non impossibile convogliare in un solo spazio cotanta emozione, tante mani strette, tanta vita consumata data e ricevuta. Per cui mi affido alle fotografie che sono state scattate. Forse queste riusciranno a " forare il monitor" con la loro forza e farvi assaggiare l'atmosfera magica di quel pomeriggio che mai scorderò.
Un grazie formato gigante a tutti gli amici intervenuti ed a chi a distanza mi ha sostenuto ed incoraggiato.
Con una speranza nel cuore: che questo sia solo uno dei tanti "nuovi inizi" . 
LOVE.

ALESSANDRO DE VECCHI  

(Cliccare sulle miniature per ingrandire le foto)








  










 


giovedì 2 giugno 2016

Un album di frammenti che contengono anni di idee e sogni

Da oggi riunisco qui (come del resto faccio anche su Facebook), foto con frasi, stralci e citazioni tratte dai miei racconti.
Buona lettura, buona riflessione, buona gioia, buona vita amici miei

- Alessandro De Vecchi -

http://alessandrodevecchi.blogspot.it/p/scrivendo-frammenti-e-frasi-dai-miei.html

 ( L'album è nella sezione: Menù  e si intitola "SCRIVENDO" , qui sopra trovate il collegamento cliccando)

sabato 28 maggio 2016

Aspettando il grande giorno

C'è sempre una prima volta.
La prima volta in cui si prova l'ebbrezza del lasciare le rotelle e scoprire il mondo con la propria bicicletta.
Il primo giorno a scuola.
Il primo bacio.
Il primo giorno di lavoro.
Domenica 5 Giugno a Magenta (MI) , sarà la mia prima presentazione in pubblico.
Il mio romanzo "le risposte del silenzio" verrà presentato presso l'ex sala consiliare di Magenta (Piazza Formenti 3, ore 17,30)
Una sorta di miscela di gradevole adrenalina, timidezza e stupore, si fa largo in me.
Lascio che sia e la vivo tutta.
GRAZIE VITA.

- ALESSANDRO  DE VECCHI -


venerdì 6 maggio 2016

RIFUGIO RISVEGLIO



 << L’unica cosa che mi possa schiaffeggiare è il vento. >>
E’ una considerazione di Elena, una mia cara amica. Pare che anche lei ami il vento.
E pensare che spesso lo si sente maledire, quante imprecazioni contro di lui!
Del resto si sa: non sempre il bene viene compreso immediatamente.
Così il vento sostiene le ali degli stormi migratori, accarezza le onde  del mare, gonfia le vele di chi sta navigando, dona energia pulita al mondo.
Eppure subisce spesso milioni di ingiurie. Poi arriva l’estate ed il sudore dei 40 gradi all’ombra ci ricorda di ringraziare quella coraggiosa brezza.
Camminare lungo l’alzaia è un esercizio di memoria prima ancora che un training fisico.
Ogni passo è genitore di ricordi, pensieri, considerazioni e chiacchiericcio dello spirito.
Lascio che questo mormorio faccia il suo corso, in fondo la mente è come un cielo azzurro al di sopra delle nuvole: queste ultime sono solo ospiti temporanei, ciò che resta è lo spazio infinito e l’azzurro incontaminato, anche se momentaneamente offuscato.
Il vento fischia e le foglie verdi sembrano capelli di donne affascinanti.
Anche i rami si piegano, ma non le radici! Quelle restano ben piantate nel terreno, accada quel accada.
Possono passare le stagioni, mutare i colori e spogliarsi gli arbusti, ma le radici ricordano sempre all’albero da dove proviene e cosa sia destinato a fare; mutamento dopo mutamento.
Questa primavera mi ha già donato diverse risposte, talune inaspettate, tal altre forse invece attese a lungo.
Si dice che per capire ciò che vogliamo dalla vita dovremmo prima comprendere tutto ciò che non desideriamo. Sembra una cosa così scontata, eppure non lo è.
E’ una selezione quasi Darwiniana, sopravvive solo ciò che è davvero utile e funzionale alla nostra evoluzione spirituale.
Lo scorso anno in tal senso per me è stato un lungo periodo di “potatura”, spesso  non privo di scelte dolorose, ma necessarie.
Gli effetti li comincio a vedere oggi: la vegetazione cresce più rigogliosa se ti sei preso cura di estirpare erbacce che soffocavano la luce.
Siamo un poco giardinieri di noi stessi dunque … e si sa, sono mestieri duri, che nessuno può svolgere al posto nostro. Sudore, schiene curve e maniche rimboccate: ecco la ricetta.
Passo dopo passo sorpasso il ponte: alcuni ragazzi fanno jogging approfittando del fatto che qui non possono transitare auto.
E’ un piacevole ritorno alla natura e per raggiungere questa serena oasi è sufficiente marciare per meno di un chilometro, uscendo dal centro cittadino.
La gente, in questo lembo di terra, sembra volersi rifugiare e ritrovare se stessa. Lo soprannominerei un po’ un “rifugio risveglio”, due R che, se ci pensate bene, valgono umanamente ben più delle due R famose nel campo delle auto di lusso.
Qui il vero lusso è allontanarsi dal caos che tutto inghiotte, che anestetizza cuore, cervello ed animo.
Passo sinistro, passo destro. Sono consapevole di ogni volta che le mie suole assaggiano l’asfalto.
Sgrano il mio mala, ovvero il mio rosario tibetano. Recito in maniera appena udibile alle mie stesse labbra un mantra: “Om tare tuttare ture soha”. C’è un anziano signore davanti a me sta facendo qualche cosa di simile, i miei occhi cadono sul suo rosario: ha una croce, è un rosario cristiano.
Lui fa lo stesso con me, accorgendosi della mia presenza dietro le sue spalle. Ci guardiamo senza nulla dirci. Sorridiamo l’uno l’altro ed anche i nostri rosari, diversi ma in fondo simili, si salutano. Il Buddha incontra il Cristo nel trionfo dell’unione.
Il cielo è terso, all’orizzonte riesco persino a vedere i profili della montagne e le creste innevate. Sembra di avere l’Himalaya lì, a poche centinaia di chilometri, pronto a sussurrare il suo misticismo.
Un concerto di passerotti si prede tutto lo spazio fra il mio timpano e il martelletto e si propaga come un crescendo rossiniano.
Ora è il turno dell’acqua che scorre. Il canale del Naviglio regala questa ed altre ballate sonore.
Sento che potrei restare qui per un tempo indefinito, così come sento che per rinascere non sia necessario attendere una prossima vita: sto vivendo la mia prossima vita qui ed ora.
Il passato l’ho ringraziato per ogni lezione, il futuro mi interrogherà domani. Il nostro tempo è un orologio che segna una sola cifra: ADESSO.


ALESSANDRO DE VECCHI



sabato 16 aprile 2016

Il Mormorio della farfalle

Cari amici, dove ci eravamo lasciati? 
Ovunque fosse non importa, ciò che conta è solo il presente ed il futuro, che è figlio stesso di questo tempo.
Ed è proprio il presente ad aver bussato alla mia porta con una nuova sfida, una nuova storia, un nuovo romanzo, che attende di essere scritto e di prendere forma.
Ci vorranno giorni e giorni, ma l'idea è già nella mia testa e nel mio cuore: è la storia di un ragazzo affetto da mutismo, un interprete del linguaggio per sordo-muti. Non voglio svelare troppo, ma so per certo che anche questa nuova avventura mi porterà laddove non manca mai una cosa: la gioia di scrivere, di emozionare, di raccontare a me stesso e a chi vorrà leggere... per divenire un NOI.
 Intanto vi lascio alcune piccole frasi che sto "gettando" sui miei appunti mentre penso, scrivo e idealizzo la struttura. 
Il mormorio della farfalle sia con voi.
Un abbraccio. ALE







venerdì 1 aprile 2016

Non è un pesce d'Aprile, ma una nuova intervista ! :)


Cliccare sull'immagine per ingrandire e facilitare la lettura

Non è un pesce d'Aprile, ma una piccola grande soddisfazione:
una nuova intervista, questa volta concessami dal giornale locale " Ordine e Libertà " che ringrazio sentitamente. Buona lettura e a "tutte vele", il viaggio continua! 
Un abbraccio a tutti.
ALE 

 

sabato 5 marzo 2016

Le piccole cose....nulla è più grande...

Oggi desidero condividere questo click che immortala un momento felice.
Vito Mancuso tiene fra le mani il mio romanzo (di cui gli ho fatto dono) http://www.lafeltrinelli.it/libri/de-vecchi-alessandro/risposte-silenzio/9788892301207
Uno scatto felice, che mi ricorda quanto siano proprio le cose apparentemente piccole a banali a divenire spesso quelle più evidenti.
Mi trovavo al "Centro Mandala Studi Tibetani" (Milano). Assistevo ad una conferenza sul parallelismo fra "compassione "  e "misericordia" (tenuta da Lama Paljin Rinpoce e Vito Mancuso).
Una serata gradevole e pregna di grandi messaggi, da interiorizzare e far propri per contiribuire quotidiamente all'evoluzione etica ed umana.
In particolare mi ha colpito questa affermazione di Mancuso: << Le parole non mentono mai. Non sbagliano mai neppure i termini storici. Sono le frasi semmai a tradire i vocaboli, ma mai le parole, poichè esse vengono direttamente dalla pressione della vita >>.

mercoledì 2 marzo 2016

I pensieri non dormono mai....




 ...così come la speranza! 
Un abbraccio a tutti!  ALE










lunedì 1 febbraio 2016

Cosa bolle in pentola?

Qualcosa di nuovo inizia a bollire: nuove idee, titoli possibili per una nuova avventura romanzata, frasi, che mi vengono a trovare di notte ed in sogno (costringendomi spesso a svegliarmi e prendere appunti).
Tutto questo mentre la promozione di "Le risposte del silenzio" entra nel vivo http://www.lafeltrinelli.it/libri/de-vecchi-alessandro/risposte-silenzio/9788892301207
e la collaborazione con Almax Magazine prosegue ormai da un anno: http://www.progettoalmax.it/almax-magazine.html
Vi lascio qualche spunto nuovo....e un augurio: lasciatevi sempre sorprendere dall'istante che state vivendo, non fatevi trovare mai pronti, la meraviglia non indossa abiti da gran galà, ma veste il quotidiano piacere.
Un abbraccio
ALE




venerdì 8 gennaio 2016

Eccoci.. si ricomincia!

A maggio questo blog festeggerà il 5° anno di vita. Un traguardo che non avrei mai immaginato il giorno in cui, quasi per scherzo l'ho immaginato e poi lentamente creato.
Nel frattempo molte cose sono cambiate: Un blog parallelo su facebook ha preso vita dando voce quotidiana a tanta gente e nuove amicizie..."La danza dei pensieri e dell'inchiostro": https://www.facebook.com/groups/300912529932150/ , che è uno spazio vivo e molto attivo, ma non per questo abbandono questa creatura.
Questo nuovo anno inizia sotto il segno di un continuo impegno: inizio da questa foto che lascio a fondo pagina.  E' uno stralcio del mio romanzo ‪#‎lerispostedelsilenzio‬. Spero possa essere una lettura che dia piacere e beneficio. Da 2 mesi ho pubblicato (o per meglio dire Auto-Pubblicato) questo libro. Alcuni lettori che lo hanno assaporato, o letto interamente, mi hanno scritto per dirmi che la lettura è stata di beneficio per lo spirito. Grazie, grazie ed ancora grazie! Non c'è nulla di più bello, per chi spende anni in un progetto nel sentirsi ripagato da parole simili. Purtroppo il mondo dell'editoria è difficilissimo ed io (lo dico con umiltà e sincerità) sono un ragazzo quasi totalmente sconosciuto. Sono tante, tantissime le difficoltà che si incontrano quando si cerca almeno di dare un pizzico di visibilità al proprio scritto: non avendo dietro né sponsor, né case editrici o mezzi, si deve sopperire a queste mancanze con tanta buona volontà e fantasia. Video, amici che si prestano aiutandoti e titolo gratuito, piccole anteprime sui social network o piccole interviste su testate locali. Quest'anno (in primavera) sono riuscito ad ottenere due presentazioni del libro, appena avrò maggiori certezze inviterò tutti quanti vorranno essere presenti. Nel frattempo sono e sarò grato con tutto il mio cuore a chiunque avesse voglia di darmi un suggerimento, un'idea, qualsiasi contributo umano per rendere questo libro il più possibile accessibile e di beneficio alla gente. Un grande abbraccio. 
ALE

Emoticoncome sapete da 2 mesi ho pubblicato (o per meglio dire Auto-Pubblicato) questo libro. Alcuni lettori che lo hanno assaporato, o letto interamente, mi hanno scritto per dirmi che la lettura è stata di beneficio per lo spirito. Grazie, grazie ed ancora grazie! Emoticon heartNon c'è nulla di più bello, per chi spende anni in un progetto nel sentirsi ripagato da parole simili. Purtroppo il mondo dell'editoria è difficilissimo ed io (lo dico con umiltà e sincerità) sono un ragazzo quasi totalmente sconosciuto. Sono tante, tantissime le difficoltà che si incontrano quando si cerca almeno di dare un pizzico di visibilità al proprio scritto: non avendo dietro né sponsor, né case editrici o mezzi, si deve sopperire a queste mancanze con tanta buona volontà e fantasia. Video, amici che si prestano aiutandoti e titolo gratuito, piccole anteprime sui social network o piccole interviste su testate locali. Quest'anno (in primavera) sono riuscito ad ottenere due presentazioni del libro, appena avrò maggiori certezze inviterò tutti quanti vorranno essere presenti. Nel frattempo sono e sarò grato con tutto il mio cuore a chiunque avesse voglia di darmi un suggerimento, un'idea, qualsiasi contributo umano per rendere questo libro il più possibile accessibile e di beneficio alla gente


mercoledì 23 dicembre 2015

Doni di fine anno.....


Un grazie speciale al settimanale di Abbiategrasso "Eco della città" per questa bell'intervista che mi ha concesso e donato. Grazie di cuore 

Emoticon heart (p.s: cliccando sulla foto si facilita la lettura).

Un sentito ringraziamento a Chiara Barbieri, amica e professionista, che ha realizzato
per me questo "book-trailer":


  


lunedì 21 dicembre 2015

Il gioco della vita - un racconto che ho scritto per Almax Magazine.


( CLICCARE SULL'IMMAGINE PER FACILITARE LA LETTURA INGRANDENDO )

Anche questo mese ringrazio Progetto Almax (Almax Magazine): rivista online con la quale collaboro da Aprile. Questo che vi indico è link della rivista sfogliabile, il mio racconto è a pag. 51: https://madmagz.com/magazine/657926
---------------- - ------------------- IL GIOCO DELLA VITA
E’ una giornata di Dicembre: sono solo, ma la compagnia di me stesso è persino numerosa per uno spirito che oggi ha il desiderio di ritrovare se stesso.
Seduto in riva al Ticino osservo le acque del fiume scorrere: un eterno mutamento, copioso nel movimento, ma mai identico a se stesso.
Una nebbia fitta quanto i miei pensieri si espande dallo specchio d’acqua ed il vapore acque sembra accarezzarmi il viso, seminascosto dalla sciarpa di lana arrotolata più volte.
Negli auricolari musica, come ogni giorno; come ogni volta in cui l’anima ha bisogno di un massaggio delicato.
Oggi ci sono loro: i Def Leppard, rock band con cui sono passato dall’età adolescenziale a quella adulta.
I miei timpani fanno spazio a questo verso, che si fa largo fra tutte le cellule: <<Sometimes I feel I don’t belong here, sometimes I just don’t feel. I feel so uninvited, a wound that never heals. I need a little shelter,
just for a little while. Sometimes I hide the sadness, behind a painted smile.>> ( A volte mi sento di non appartenere a questo, a volte proprio non lo sento. Mi sento così escluso, una ferita che non guarisce mai. Ho bisogno di un nascondiglio, anche solo per un momento. A volte nascondo la tristezza dietro ad un sorriso dipinto).
Il tramonto si intravede appena, quasi volesse esercitare la fantasia di ridipingerlo. Il tutto mi ricorda un quadro di Monet.
<< Ecco, lì c’è l’ovest >>, dice fra sé e sé la mente. La vista, invece, gode di ogni riflesso.
Come mai oggi sono qui? Perché ho scelto di scrivere queste parole?
Domande, sempre domande… le risposte giungono proprio quando cessiamo di voler comprendere ogni cosa e lasciamo che semplicemente tutto sia.
Il silenzio, in fondo, non è l’assenza di parole, bensì l’assenza di confusione nel cuore. E allora lascio che questo muscolo cardiaco faccia ciò che sa fare meglio, senza aver la presunzione di insegnargli un bel nulla.
Un’altra strofa della canzone apre il mio sorriso esattamente come quando le nuvole si aprono, lasciando spazio alla volta celeste: <<And there’s nothing left to chance, when there’s nothing left to lose.>> (E non c’è nulla lasciato al caso, quando non c’è nulla da perdere).
Ti ho ritrovato vecchio sorriso, nuovo ospite di questa arcata dentale.
Più ti cercavo e più ti sentivo lontano. Ora sei qui, spontaneo e così fedele a questo istante.
Sento che c’è solo un modo di poter essere felici: scegliere di esserlo senza inseguire la felicità, ma piuttosto capendo che si può essere la felicità.
E’ stato un anno a tratti lento e paludoso a tratti veloce come una stella cadente, ma ho capito che per poter ottenere la pace che si vuole occorre prima lasciar andare tutto ciò che non si vuole. Trattenere è spesso più doloroso del lasciar andare e può ferire come una corda tagliente afferrata con forza con le mani nude.
Saluto il tramonto, saluto il sorriso che mi ha trovato. 
Non sono mai stato un furbacchione quando si giocava a nascondino…ma sono quasi sempre stato uno che la vita sa anche lasciarla giocare.


ALESSANDRO DE VECCHI 


martedì 1 dicembre 2015

Dicembre ....eppure ancora si semina!

 

(clicca sulla foto per ingrandire e facilitare la lettura).

Rieccoci amici, il mese di Dicembre è giunto ed altro anno è all'epilogo. Tante sono le novità, i cambiamenti che ha portato e tanti ancora ne dovranno arrivare (come è naturale che sia).
Questo mese ho il piacere di mostrarvi l'articolo uscito su Almax Magazine ,  http://www.progettoalmax.it/
rivista online con la quale collaboro ormai da Aprile. E' un articolo che parla del mio romanzo e degli sforzi che sto compiendo per promuovere questo lavoro interamente auto-prodotto.
In questa ottica di diffusione ho pensato anche di preparare (e mettere su youtube) un video trailer del libro.

Buona visione e grazie a tutti voi che col vostro buon cuore vorrete aiutarmi a dare visibilità a questo scritto, che per me significa molto, poichè redo possa in qualche modo essere di beneficio a più persone.
Nuove iniziative di presentazione al pubblico seguiranno il prossimo anno, ma di questo ne parlerò a tempo debito. 

Buona vita!!! 
ALE





venerdì 23 ottobre 2015

"Le risposte del silenzio". il mio nuovo romanzo è finalmente pubblicato!


Cari amici, 

ho lavorato silenziosamente e minuziosamente per due anni a questa nuova "creatura". 
Ho visto prendere forma, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, parola dopo parola, ad un sogno che oggi è finalmente concreto e si chiama "Le risposte del silenzio".
La prefazione è stata curata da Barbara Tosi (di Le Maison-Lifestyle Magazine - San Marino) e Irene Ceneri (Almax Magazine). La copertina curata dalla fotografa e grafica Chiara Barbieri. 
Tutto il resto del lavoro è invece frutto della mia passione per la scrittura e dell'aiuto di persone a me care ed amici volenterosi, che si sono prestati nella rilettura delle bozze. Ringrazio tutti di cuore.
Da oggi il romanzo è consultabile e acquistabile al sito ilmiolibro.it (http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/197591/le-risposte-del-silenzio-3/)
e presto sarà disponibile anche presso il sito: lafeltrinelli.it
(http://www.lafeltrinelli.it/libri/de-vecchi-alessandro/risposte-silenzio/9788892301207)
Inoltre, per chi preferisse, il libro è altresì acquistabile ORDINANDOLO (SU PRENOTAZIONE) in qualunque libreria Feltrinelli.

Condivido con voi questa grande gioia e mostrandovi copertina e retro copertina (completa di prefazione), vi invito a sostenermi, nella speranza che questo scritto possa essere di beneficio a più persone possibili.
Un abbraccio forte a tutti quanti.


ALESSANDRO  DE VECCHI