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giovedì 3 settembre 2015

il ballo del cambiamento....



« Il cambiamento non è mai sofferenza, solo la resistenza ad esso lo è ».
Questo insegnamento fu dato da Siddharta Gothama (più noto come “il Buddha”, ossia “il risvegliato"). Un uomo vissuto nella regione dell’attuale Nepal più di 2500 anni fa.
Tutto ciò che scoprì ed insegnò non aveva nulla a che vedere con la religione, la credenza in qualche essere superiore o la metafisica.
Si occupò pragmaticamente di ciò che riguardava la condizione umana, l’origine della sofferenza, donando un metodo tangibile per trasformare ogni condizione mentale difficile in concime per la felicità  interiore, quella non dettata da condizione esterne e transitorie.
Perché faccio questo preambolo? Semplicemente perché mi rimanda a ciò che sto vivendo qui ed ora, in questo preciso istante.
Sono disteso su di un prato che ho raggiunto pedalando con la mia bici in mezzo alla natura. C’è silenzio, uno di quei silenzi colmi di tutto, talmente pregni del mondo intero da bandire cuffie o immaginazione per sentirsi parte d’esso.
Una foglia gialla è caduta dall’albero dinanzi a me . E’ una della prime foglie ingiallite e sembra una pecora nera che spicca fra la preponderante macchia bianca circostante.
Quella foglia che cade mi comunica molto. Apparentemente può sembrare triste vederla distaccarsi dal ramo e fermare la sua corsa al suolo…ma andando a fondo mi accorgo di come in verità sia tutto il contrario. Nessuna fine, nessuna cessazione o annichilimento, solo trasformazione, evoluzione, vitale cambiamento.
Quella foglia si toglie per fare spazio ad una nuova che arriverà quando sarà tempo…e la  nuova arrivata sarà la conseguenza della precedente, presenterà un aspetto più fresco, luminoso e a sua volta farà il suo ciclo; ponendo le basi per ciò che nuovamente avverrà dopo di lei.
Mi fermo, afferro la foglia e sorrido: in essa vedo il cerchio della vita, un cerchio senza inizio né fine, una circonferenza dove perdersi significa ritrovarsi ogni giorno; diversi ed uguali al tempo stesso.
Tutto ciò vale per le nuvole che campeggiano ora sopra il mio capo: hanno forme divertenti, sembrano dipinti in movimento, ma fra poche ore avranno mutato aspetto e si saranno trasformate in altro. Nessuna fine, nessun funerale: la festa del vivere non risparmia neppure loro. Qualcuna diverrà pioggia e finirà per nutrire fiori e campi, qualcun’altra si rimanifesterà sotto forma di rugiada e farà compagnia agli assonati mattinieri.
Il cambiamento è salvezza, ordine, necessità. Einstein diceva che la specie che sopravvive non è la più forte, bensì quella che meglio si adatta ai cambiamenti.
Beh, tutte queste riflessioni partono da una banale foglia ma riguardano in prima persona anche me e riguardano ognuno di noi.
Mentre arrotolo un ciuffo d’erba fra le dita mi rendo conto di essere nel pieno di una fase di passaggio. Molte esperienze della mia esistenza sono terminate, giungendo al capolinea…spesso lasciandomi anche l’amaro in bocca per come si sono troncate. Altre invece sono in embrione e sento che stanno semplicemente maturando .
Improvvisamente la mia mascella non è più contratta, i pugni, che sentivo così chiusi e rigidi, si distendono ed il palmo della mano si fa più morbido, quasi pronto ad accogliere il futuro mentre tasta il terreno del presente. Senza più giudicare, senza più dannose aspettative.
Risalgo in sella alla bicicletta, la foglia si è incastrata fra i raggi delle ruote. L’afferro quasi ringraziandola della compagnia e del messaggio che mi ha portato.
Spingo forte sul pedale, come una dichiarazione d’intenti sento nascere una voce che mi dice: « Ho deciso d’imparare ad amarmi e rispettarmi finchè morte non mi separi da me stesso.
Ho deciso di mandare in pensione in fantasmi disoccupati che, senza invito, vengono a turbarmi.
Ho deciso di lasciarmi vivere e non limitarmi a sopravvivere ».

                                       ALESSANDRO  DE  VECCHI    



giovedì 16 luglio 2015

Sogni d'una notte di mezza estate....

Rieccoci! Dove ci eravamo lasciati? In realtà non ci siamo mai lasciati, poichè quotidianamente il dialogo e la condivisione va avanti su uno spazio facebook che funzionata molto bene: si chiama "La danza dei pensieri e dell'inchiostro" ed ancora una volta lo pubblicizzo anche qui
https://www.facebook.com/groups/300912529932150/?fref=ts
Sono felice di dirvi che la mia collaborazione con Almax Magazine, dopo l'intervista di Aprile, si è trasformata in un rapporto di collaborazione mensile. Ogni 25 del mese la rivista esce online, con contenuti interessanti. Fra essi vi è una rubrica che mi è stata affidata e che si intitola "Dentro il racconto - di Alessandro De Vecchi-
Qui vi mostro il racconto pubblicato il mese scorso (Clicca sulle foto per ingrandirle e facilitare la lettura)


Per chi volesse leggere la versione sfogliabile direttamente dal sito, cliccare su questo link : http://ita.calameo.com/read/00212463650b8e908b542

La bella notizia è che ogni mese mi occuperò di questa piccola rubrica nella rivista.
Ma non è tutto: come ogni sogno di una notte di mezza estate che si rispetti, ho altro da comunicarvi.
Ho da tempo terminato il romanzo "Le risposte del silenzio" e posso annunciarvi con grande gioia che questa volta il libro NON sarà auto-prodotto, bensì vedrà la luce (prima di fine anno), GRAZIE AD UN EDITORE CHE HA CREDUTO IN ME !
Al momento non posso dare più informazioni, ma credetemi, ci sarà di che gioire.
Un abbraccio forte a tutti,

a presto 

ALE




venerdì 3 aprile 2015

Meticcio della vita, cittadino del mondo...


Rieccomi ! Che bello rientrare e trovarvi tutti, così diversi ma uguali, così fieri della vostra unicità.Voglio augurare ad ognuno di voi un giorno all'altezza del vostro animo e lo faccio con alcune brevissime considerazioni, che mi ronzano per la mente, dopo aver messo i piedi per terra all'aeroporto. Ho vissuto pochi giornI lontano da casa (Barcellona), ma ho avuto la conferma che ogni luogo "è casa" se lo vivi come tale. Ho immagazzinato nei bulbi oculari, e nei meandri intimi, migliaia di ricordi. Non voglio enfatizzare nè idealizzare nessun luogo del mondo in particolare, ma semplicemente celebrare ciò che di umanamente prezioso ho visto... e che si può scorgere ad qualunque latitudine se si ha l'attitudine a farlo. Non esistono frontiere quando: chi incontri abbatte le difficoltà del linguaggio, andando oltre a spagnolo, inglese o italiano. Decidendo di comunicare con occhi, mani, sorriso e soprattutto cuore. Quando "l'altro" si prende cura di te, aiutandoti, ancor prima che tu glielo chieda in qualche lingua. Quando osservi persone che si precipitano a tendere la mano ad una donna caduta dalle scale della metro, anzichè ignorarla per la fretta. Quando la parola straniero è solo un'invenzione burocratica e il pensiero d'essere tutti  "cittadini del mondo" è invece la realtà più evidente. Tutto questo, ed altro ancora, mi invoglia a continuare a dare tutto ciò che è nelle mie possibilità a questa umanità..che sa essere grande; quando ricorda di esserlo. VI ABBRACCIO.

ALESSANDRO  DE VECCHI

mercoledì 25 marzo 2015

Grazie Amax Magazine per questa intervista


CLICCATE SULLE FOTO PER INGRANDIRE E FACILITARE LA LETTURA




Un sentito grazie a tutti coloro hanno reso possibile tutto questo...ed ora un augurio : IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE! 

- ALESSANDRO  DE  VECCHI -

giovedì 19 febbraio 2015

FUGHE DALLE SALE D' ATTESA



FUGHE DALLE SALE D’ATTESA ( Alessandro De Vecchi)
Ho speso parte della mia vita in sala d’aspetto. Attendevo ogni volta qualcuno o qualcosa.
Ho aspettato spesso, da ragazzino, il suono della campana a fine lezione.
Ho aspettato d’avere il piede abbastanza lungo per indossare le scarpe che anelavo, l’altezza giusta per i jeans che speravo di poter vestire.
Ho aspettato d’aver l’età buona per non essere più snobbato dalla ragazzine, puntualmente interessate a “quelli più grandi”. Gli anni giusti per poter salire sull’ascensore da solo. Quelli buoni per poter guidare il motorino e poi l’automobile. Quelli esatti per poter mettere una X su una scheda elettorale.
Ho aspettato risposte dopo colloqui di lavoro. Dopo 10, 100, 1000 “le faremo sapere”.
Ho aspettato d’avere il portafoglio meno magro ed in grado d’offrirmi quel viaggetto, quella sudata vacanza.
Ho aspettato il triplice fischio dell’arbitro, dopo partite sofferte coi denti stretti e il cuore spremuto.
Ho aspettato con determinazione ed ottimismo una guarigione cercata e voluta. Dopo aver assaggiato i ferri del primario.
Ho aspettato treni in ritardo, su vagoni freddi o arsi dal sole bruciante…privi una volta di riscaldamento e l’altra di aria condizionata.
Ho aspettato in fila, col numerino in mano e senza scavalcare nessuno.
Ho aspettato fiducioso promesse fattemi, talune rispettate, tal altre totalmente disattese.
Ho aspettato telefonate, incontri: alcuni giunti dopo essere stati pattuiti, altri mai materializzatisi.
Ho aspettato con rispetto i tempi del prossimo, anche quando questo deliberatamente non rispettava i miei.
Ho aspettato speranzoso che finisse quel ritornello da disco rotto: “ uno di questi giorni ci si vede…uno di questi giorni…uno di questi giorni “.
Ho aspettato con discrezione e silenzio che il tempo facesse capire al mio interlocutore che un “fanatismo” è sempre poco utile, specialmente quando “seriale”.
Ho aspettato sino a conoscere tante tonalità di ogni sala d’aspetto.
Ho aspettato sino a giungere alla conclusione che non ho più voglia di aspettare.
Fretta? Impazienza? No, nulla di tutto ciò.
Semplicemente ho compreso che la vita non è nell’attesa del futuro né nel ricordo del passato, e neppure nell’avere costanti aspettative.
Ho aspettato di capire che non c’è nulla da aspettare, quando vivi veramente solo nell’eterno presente.

martedì 20 gennaio 2015

quelli che....


Forse suonerà poco "politically correct", ma almeno è tremendamente sincero. Non ho mai avuto “feeling” con una categoria di persone: quelle “tutte d’un pezzo”. Quelle col “petto arrogantemente sempre gonfiato”. Quelle ciniche. Quelle del “morte loro vita nostra”. Quelle che non perdono mai l'occasione di ostentare la loro importanza e le loro imprese. Quelle che demoliscono chi non la pensa come loro e nel frattempo parlano tanto di “fanatismo”. Quelle che per presentarsi mostrano stellette, distintivi, medagliette e titoli gerarchici. Quelle che non piangono mai. Quelle che hanno una rigidità mentale degna d'un addestramento. Quelle che sono talmente brave da non aver mai bisogno d’ interrogarsi su se stesse. Quelle che stanno sempre con la “ragione” e mai col “torto”.

Amo quelle semplici: quelle dopo averti chiesto “come stai”? restano addirittura ad ascoltare anche la tua risposta. Quelle che sono talmente forti da non aver paura di mostrare anche le proprie debolezze. Quelle che ammettono le proprie fragilità. Quelle sanno ancora piangere, di gioia e di dolore. Quelle che non risparmiano sull’intensità di un abbraccio o su una parola in più d’affetto. Quelle che qualche sano dubbio ogni tanto ce l’hanno. Quelle che sanno mettersi nei panni di chi è meno fortunato. Quelle che non ronzano sempre intorno alle “zone di potere”, eppure si sentono felici. Quelle che le ami da subito, basta osservare come sorridono senza prendersi troppo sul serio. Quelle che non sai neanche perché, ma sono parte di te.

Dimenticavo: buona vita "anime scalze".
  
ALESSANDRO  DE VECCHI

martedì 18 novembre 2014

A volte ritornano....

Rieccomi cari amici! Torno col sorriso e con le braccia aperte di chi sa che troverà sempre qualcuno pronto ad abbracciare senza risparmiare minimamente sull'intensità dell'abbraccio.
4 mesi: tanti ne sono passati dal mio ultimo intervento qui. Nessuna "assenza forzata", nessun "esilio programmato", semplicemente necessità... pura necessità dettata dalla vita.
Ho fatto molte cose nel frattempo. Ho scritto moltissimo e curato quotidianamente "la danza dei pensieri e dell'inchiostro"( il gruppo su facebook) : https://www.facebook.com/groups/300912529932150/?fref=ts
Anzi, invito chiunque mi stia leggendo a visitare quel "gruppo" aperto a tutti: è diventato un "giardino rigoglioso" di scambi umani, quel "laboratorio di spirito umanitario" che tanto sognavo quando, grazie ad un prezioso suggerimento, gli ho dato il "via".
Ora torno a "casa", torno qui, nel luogo del primissimo appuntamento con Voi. Torno perchè ne sento il bisogno, torno perchè sento che è arrivato il momento... un rientro naturale, spontaneo.
Sono stati giorni non sempre facili (eufemismo), ma ri-vivrei ugualmente tutto. Ogni difficoltà che ho superato, ogni lacrima che discretamente ed in silenzio ho versato, perchè mi ha reso più forte e mi è stata maestra ed amica.
Ho smesso di colpevolizzarmi duramente per ogni cosa che mi stava accadendo e mi procurava sofferenza.
Ho cessato di volermi così poco bene e compreso definitivamente che non si può voler bene a nessuno se non si parte col voler bene a se stessi in maniera sana.
Ho sospeso il vizio di giudicarmi, non sono diventato auto indulgente ed lassista (niente di tutto ciò, le visioni "estreme" non mi appartengono). Semplicemente ho compreso una grande lezione:

"Dai spontaneamente tutto te stesso e poi rilassati, la tua coscienza ha già fatto pace con se stessa. IL TEMPO sarà poi il miglior giudice, racconterà il tuo reale valore a chi ha orecchie per ascoltare e cuore per sentire. Questo perchè il tempo non mente mai, è galantuomo e restituisce sotto forma di frutti i semi piantati con amore. Al Tempo non si potrà mai nascondere nulla..lui troverà sempre senza neppure cercare ".

Qualcuno disse: << tre cose non possono essere nascoste troppo a lungo: il sole, la luna, la verità >>. Oh, meravigliosamente vero!.

Cari amici la notizia più importante però è un'altra: sto procedendo a passi spediti nella scrittura del nuovo libro. E' un romanzo, è ancora in fase si stesura e s'intitolerà "Le risposte del silenzio". La trama è davvero colma di sentimento, colpi di scena e profonde emozioni. Sono pieno di entusiasmo e voglio infatti oggi condividerne qui un brevissimo assaggio e la copertina (che potete vedere in alto ed è curata dalla mia cara amica Elisabetta Altimani).

 Buona lettura a chi ne ha piacere. Vi voglio bene, mi siete mancati!

- ALESSANDRO  DE VECCHI -

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« Caro, sii forte come le radici di una quercia e flessibile come i suoi rami, che si adattano al vento ma sorretti dal robusto tronco non si spezzano ».
Il meccanico annuì sorridendo ed il monaco riprese il racconto:
« Tua madre mi ha raccontato tutto. L’abbandono, il dolore che ti ha procurato ed i motivi che l’hanno spinta a lasciare l’Italia e voi due.
Non è mio compito giudicare, posso semplicemente dare opinioni, ma mai giudizi..il giudizio è sempre sintomo d’arroganza.
Mi ha confessato di essersi comportata come una ragazza madre ma irresponsabile, una sbandata entrata in un brutto giro…ne uscì poco dopo averti partorito ma alcune persone poco raccomandabili la minacciavano costantemente. 
Cercò protezione presso gli organi competenti, la storia con tuo padre era ormai naufragata e la paura per la tua sicurezza la spinse a lasciare l’Italia.
Partì per rifarsi una vita, per ripulirsi completamente da abitudini poco rispettose della propria dignità. Partì con la morte nel cuore per aver fallito come moglie, ma soprattutto come madre. Non ha mai perdonato sé stessa, neppure dopo 6 anni passati in un ashram indiano. 
Oggi tua madre Marta vive con un uomo conosciuto in India ma di origine vietnamita.
Mi ha confessato che non ti chiede di perdonarla, ma solo di poterti vedere ancora anche una sola volta nella sua vita ».
Pablo aveva ormai gli occhi rossi quanto il sangue che il mattino era gocciolato nel lavandino: « la incontrerò, le darò questa possibilità…non intendo far fiorire risentimento ulteriore perché mi è stato insegnato che quando la voglia di vendetta si fa strada nel cuore, occorre ricordare che due torti non fanno mai una ragione ».
Nando abbassò lo sguardo per nascondere l’emozione mentre il figlio proseguì:
« Lo farò, ma questa volta le condizioni le detterò ed a modo mio: sarò io quest’estate a raggiungerla in Vietnam. Andrò da lei e poi volerò verso il Nepal, da Lama Sny, così come mi ero ripromesso. 
Scelgo di andare io perché vorrei poter essere io questa volta quello che eventualmente, se non me la sentissi di ascoltare le sue ragioni, decide di alzare i tacchi. Sono stato abbandonato, non sopporto più l’immagine di qualcuno che mi volti le spalle e se spalle dovessero essere, questa volta, saranno le mie ». (continua.....)



lunedì 7 luglio 2014

La semina estiva


Estate,
anche se il meteo stenta a darle il benvenuto siamo nel pieno della stagione più calda dell'anno.
Estate: il periodo della spensieratezza, delle passeggiate all'aria aperta, delle vacanze e tutto ciò che ne è connesso....eppure ho parlato di semina.
Semina? Si chiederà qualcuno che in questo istante ha gli occhi appiccicati allo schermo. Ebbene sì: se vuoi far fiorire un giardino e li accogliervi più persone possibili non puoi pensare di "seminare" solo in determinata stagione, devi essere pronto a farlo con spirito brillante  per l'intero anno.
Ecco cosa sto facendo in questo lungo periodo di silenzi: scrivendo, scrivendo ed ancora scrivendo.
Bozze lette, rilette, cestinate e poi riprese e riscritte daccapo. Il nuovo libro che ho in progetto lentamente prende forma nella mente e nei fatti...parola dopo parola, accento dopo accento.

Martedì 24 Giugno però una "pausa", un momento piacevole vissuto in prima persona ed a servizio di una causa "nobile". Sono stato ospite dell'associazione "Punto donna" , per la quale avevo scritto  il racconto "caffè zucchero e vaniglia" (contenuto nella raccolta di racconti  "Voci e sussurri) http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1062473 i cui proventi vanno in beneficenza.
Un piacevole conferenza, tenuta nell'ex convento annunciata alla presenza di cittadinanza, degli organizzatori, degli autori dei vari racconti e dello scrittore Paolo Savini.
Stralci di racconti sono stati letti da noi autori, altri recitati splendidamente da un'esperta attrice di teatro.
Un'esperienza emozionante, ma soprattutto importante, per un tema delicato e tristemente attuale...dove occorre mantenere alta la "soglia d'attenzione"  e unire le capacità di uomini e donne e collaborare oltre agli inutili "dualismi".

Un abbraccio a tutti ... a presto, magari dopo la "semina estiva".

ALESSANDRO DE VECCHI


lunedì 12 maggio 2014

Un libro per una causa valida

Amici! Vi invito con tutto il cuore a dare un'occhiata a questo libro di cui qui di seguito riposto il link: 

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=1062473
 
Fa parte di un'importante iniziativa di sensibilizzazione contro la violenza su donne. 
Sono stato contattato da questa associazione (Punto donna) e HO AVUTO L' ONORE DI ESSERE SCELTO PER SCRIVERE UNO DEI RACCONTI CHE FANNO PARTE DEL LIBRO.


Si tratta di una raccolta di pensieri e riflessioni di donne e uomini, sì, anche uomini espressi con brevi racconti, storie e poesie a cura dell'Associazione ONLUS Punto Donna di Vigevano (Pv). Perché raccogliere i sussurri e le voci di donne e uomini? Per dire a voce alta che una società che genera violenza è una società malata. I testi parlano di sofferenze che hanno un denominatore comune: il rispetto per la vita di tutti.

Lascio qui le "scansioni" delle pagine del mio racconto (cliccare sulle foto per ingrandire la lettura)...Invito tutti ad andare sul sito e fare un regalo utile ad una causa ancora più utile.

Un abbraccio - ALESSANDRO DE VECCHI-





    

giovedì 3 aprile 2014

CUORI IN VENDITA

  

    CUORI  IN VENDITA

Giro le chiavi nel cruscotto, 
percorro la provinciale.
Solo il ronzio dei cilindri fa visita ai miei timpani.
Strade vuote,
capannoni abbandonati;
il solo ospite è un cartellone che reca un annuncio
ripetitivo quanto un mantra: cedesi attività.
L'indice cerca il pulsante che mette a tacere il silenzio.
Lo stereo tossisce canzoni amiche:
loro non hanno nè servi nè padroni.
Tutto è maledettamente immobile,
o forse sono i miei pensieri a mulinare in fretta.
Le gomme masticano asfalto usurato
tentando di mettersi in salvo da buche 
spesse quanto crateri.
Un tramonto si nasconde dietro ad una fabbrica fantasma,
scopre di non aver più pubblico 
e forse se ne dispiace 
mentre passa il testimone alla Luna pallida.
Un altro giro di chiave nel cruscotto,
ruoto il volante come si fa con un timone
sulla rotta versa casa.
Sento segnali provenire dal mio cuore:
bum-bum, bum-bum.
E' lì, c'è ancora:
su di lui non c'è posto
  per annunci di vendita.  


- ALESSANDRO  DE VECCHI -  ©


N.b: foto tratta dal video "Rocky ground" - Bruce Springsteen -


mercoledì 5 marzo 2014

L'attimo non colto (una mia breve novella)



In questa breve novella vi parlerò di Clara: una ragazza la cui storia ci può servire da monito per capire quanto sia importante non gettare al vento le occasioni irripetibili, non lasciare cadere a vuoto l’attimo buono che furtivo ci si presenta.
Clara era una giovane donna in cerca dell’Amore, quello vero, quello che se si è fortunati ed attenti a riconoscere nei minimi segnali si incontra al massimo una volta nella nostra breve ma significativa esistenza. Viveva in un piccolo paese alle porte di Roma, conduceva un’esistenza semplice ma molto serena: aveva un lavoro stabile in un periodo storico dove il precariato era divenuto l’abitudine e godeva di una salute buona.
Vi era però una sorta di “cruccio” in lei, una “mancanza” che non la rendeva completamente appagata del suo vissuto: non aveva ancora avuto la felice sorte d’innamorarsi seriamente, vivere uno di quegli amori leali e sinceri, così preziosi da irradiare di nettare vitale ogni giorno vissuto, generando la lezione d’amore che ci insegna poi quella grande apertura verso la totalità degli esseri che ci circondano.
Sognava spesso di vivere una di queste situazioni ed in cuor suo ogni sera, prima di addormentarsi, auspicava di incrociare la strada della situazione karmica gioiosa.
Una sera, dopo il lavoro, accompagnò a casa la sua amica e collega e poi decise di cenare in un piccolo ristorante giapponese non molto distante da casa sua.
Quella sera tutto pareva seguire una direzione ben precisa, come può avvenire nei confronti di una biglia sospinta dalla giusta quantità di forza delle dita, all’interno di una pista scavata nella sabbia.
Clara ordinò un piatto di sushi, poi nell’attesa estrasse il cellulare e si mise a mandare qualche messaggio alle sue amiche. Mentre azionava le sue dita sulla tastiera digitale con la velocità di un frullatore, gettò il suo sguardo al tavolo di fronte. Notò un silenzioso ragazzo seduto al tavolo assorto nella sua attività: le pietanze accanto a lui non erano state consumate interamente e seguitava a scrivere qualcosa su una specie di diario. Di tanto in tanto si fermava, respirava lentamente ed osservava con discrezione ciò che lo circondava, poi nuovamente chinava il capo e riprendeva la sua scrittura.
Clara rimase incuriosita dal misterioso tizio e sovente staccava gli occhi dallo schermo del telefono per appiccicarli clandestinamente lì: a quel tavolo dove stava andando in onda qualcosa di non consueto.
Il cameriere servì la ragazza, omaggiandola a fine pasto anche con un profumatissimo liquore dal sapore delicato. La simpatica romana non era ancora in grado di riconoscere fino in fondo la situazione, ma intuì che gli istanti che stava vivendo dovevano chiaramente affondare le radici in qualcosa di speciale.
Con passo leggero camminò accanto al tavolo del ragazzo e si diresse verso la cassa del locale per saldare il conto, qualcosa fuoriuscì dalla sua borsetta: un lucida labbra cadde al suolo nella sua totale inconsapevolezza.
Il ragazzo con la consueta pacatezza raccolse lo stick caduto a terra e raggiunse Clara che proprio in quegli istanti stava per uscire dal locale.
« Credo che questo sia suo, l’ho visto uscire dalla sua borsa e poi cadere » le disse gentilmente il giovane uomo, porgendole con la mano aperta l’oggetto.
« Grazie, lei è davvero una persona gentile, che sbadata sono, non me ne ero minimamente accorta » replicò la donna.
Il ragazzo le sorrise armoniosamente, poi proseguì: « Credo che non sia la sola cosa di cui non si è accorta » disse enigmaticamente. Allegò immediatamente una delicatissima carezza sul mento della giovane, col dorso della mano, quasi a sfiorare appena l’epidermide.
Clara rimase in una stato di smarrimento per alcuni frangenti. Che cosa significava quella frase? Di che cos’altro non si era accorta? Quell’uomo così magnetico non aveva aggiunto nessuna spiegazione alla frase pronunciata, ma pareva così sicuro di quanto detto. Le sue movenze e suoi gesti emanavano un senso di pace difficilmente rintracciabile altrove.
Clara decise di andare a fondo: si accese una sigaretta e chiese al giovane di fare due chiacchiere con lei. Il ragazzo annuì con un semplice gesto del capo: ritirò il diario nella sua tracolla e indicò una panchina libera dall’altro lato della carreggiata.
Quella panchina divenne teatro di una lunga  e meravigliosa serie di confidenze. Un lento e progressivo scoprirsi reciproco fatto di un leggero tintinnio di parole alternato a silenzi e gesti pregni di emozioni.
La giovane laziale mise il primo piede nel mondo di Federico e viceversa, senza invadenza, con la delicatezza tipica di chi ti apre la porta confidando nel reciproco rispetto e nell’accortezza del muoversi nei meandri altrui sempre in punta di piedi.
Seguirono ben due settimane di quotidiani incontri nel medesimo luogo, alla medesima ora della sera: come se quel ricettacolo di pace fra gli alberi e il fruscio del vento fosse ormai diventato il  giardino segreto di Clara e Federico.
Inevitabilmente i sentimenti dei due crebbero esponenzialmente sino alla reciproca confessione di un chiaro interesse l’uno per l’altra.
Una sera, durante una passeggiata in centro ed un gelato gustato insieme di due si baciarono con forte passione. Clara rimase nuovamente spiazzata, come la prima sera dopo quella frase di Federico che tanto la scosse, quel criptico messaggio, rispettosamente pronunciato dandole del lei: « Credo che non sia la sola cosa di cui non si è accorta ».
Il motivo di tanto stupore risiedeva nel fatto che Fede baciava in modo non consueto, come se ogni bacio fosse l’ultimo della sua vita ma soprattutto come se non fosse un gesto abituale e quindi come se fosse alla scoperta di qualcosa di totalmente nuovo per lui.
Clara prese coraggio e una sera chiese più informazioni relative al passato di Fede.
« Non voglio farti del male, se ti dicessi tutto sulla mia vita, se ti rivelassi chi sono e da dove vengo credo che potrei scombussolare la tua vita, le tue abitudini….non ho alcun diritto di farlo, ti prego di prendermi così come sono, giorno per giorno, come se ogni istante passato insieme fosse un dono meraviglioso per entrambi ».
Il sangue di ragazza nuovamente si raggelò nelle vene. Cosa nascondeva Federico? Perché non parlava mai della sua esistenza in maniera approfondita?
Il tempo è il miglior saggio, sa sempre trovare la situazione adatta per donare risposte a domande poste quando la pianta non era ancora pronta a far cadere il frutto. Così una mattina apparentemente ordinaria Federico si offrì di accompagnare Clara a lavoro e si presentò con largo anticipo a casa sua. « E’ arrivato il momento che tu sappia, piccola…». Queste parole furono il preludio di una confessione destinata a cambiare per sempre la visione delle cose nelle mente e nel cuore di Clara.
Fede aveva tutte le ragioni del mondo nel mantenere un certo riserbo sulla sua provenienza: Federico non era infatti una persona qualunque, egli era uno spirito incarnato temporaneamente in un corpo umano con una ragione bene precisa. Raccontare una simile verità alla gente avrebbe comportato quanto meno lo scetticismo più duro (nella più rosea della possibilità) se non addirittura il rischio d’esser preso per un pazzo o un ciarlatano.
Per cui il ragazzo attese la maturazione del giusto momento e delle condizioni di fiducia necessarie ad una rivelazione così sconcertante. La mentalità umana crede spesso solo a ciò che può dimostrare coi sensi e cade nel più cieco materialismo. Federico dimostrò privatamente coi fatti e in modo inequivocabile la veridicità di ciò che stava raccontando.
Fede aveva passato anni incalcolabili in una “terra pura” (ciò che nell’immaginario collettivo è generalmente dipinto come un temporaneo “paradiso”), un non-luogo dunque, ma piuttosto una condizione spirituale temporanea in attesa dell’evoluzione interiore che esistenza dopo esistenza porta alla definitiva realizzazione… la fusione con la Luce innata dalla quale ogni cosa proviene.
In un condizione simile non v’è più la necessità di sperimentare la successione di vite condizionate da un corpo, ma come in ogni ciclo esistenziale non v’è eternità né staticità. Fede doveva ora affrontare un ostico “esame” di crescita spirituale: ri-sperimentare (seppur per un brevissimo lasso di tempo) i tormenti legati ai piaceri e alle sofferenze umane che da tempo immemore aveva abbandonato. Tutto ciò per essere di beneficio nella nostra dimensione, ma  soprattutto per mettersi alla prova, in attesa di tornare al suo percorso.
Un anno esatto: dodici mesi di prove come fame, sensi, desideri terreni ed ogni altra collezione dimenticata di peculiarità; tutte cose lontane da ciò a cui lui aveva fatto abitudine.
Potete immaginare in quale modo questa nuova realtà sconvolse la visione di Clara: non certo facile come ber un bicchier d’acqua per la giovane donna convivere con un mondo così sconosciuto. Anche per Fede le difficoltà non furono affatto poche, ma i due riuscirono, tassello dopo tassello, a realizzare un mosaico umano ed una relazione senza eguali.
Tutto andò avanti in un crescendo quasi concertistico per ben 11 mesi. Mancava ormai così poco al termine della permanenza terrena di Fede e Clara s’interrogò ovviamente sul futuro. Chiese al ragazzo se tra le possibilità a lui concesse vi fosse quella di restare: « Mi sento quasi malata d’egoismo nel chiedertelo, ma sarei  ipocrita se tacessi il sogno che più volte ho accarezzato. Quello di poterti avere con me ».
Fede rispose con un filo di voce tremante e frantumato dall’emozione: « Quello che abbiamo condiviso è indescrivibile, io stesso non sentirei affatto il peso della rinuncia sapendo che la controparte sei tu. Piuttosto invece mi sento io l’egoista, perché questo significherebbe, come spesso ti ho detto, rovinare la tua vita. Non ho un lavoro, non ho conoscenze né competenze di alcun tipo in ambito umano. Ho dimenticato tutto ciò che concerne la vita come qui la concepite. Non posso offrirti un futuro se non il pesante fardello di farmi da baby sitter , dato che sono un patetico disastro e dovrei rimparare tutto da capo! Capisci? Mi sento come un neonato spaesato imprigionato nel corpo di un ultra trentenne ».
Clara aveva gli occhi bagnati, abbassò la testa: « Scusami tesoro, non avrei neppure dovuto chiedertela una follia simile…perdonami ». Federico intervenne con dolcezza: « No, piccola, non fare così, manca ancora un mese ed io dovrò comunque tornare a Tushita, la condizione da dove provengo, domani stesso e per un periodo di 15 giorni. Lì mi confronterò e poi tornerò nuovamente qui per le ultime 2 settimane. Rimandiamo entrambi la decisione al mio ritorno, è la cosa più saggia. Queste due settimane di lontananza serviranno ad entrambi per far chiarezza, per capire realmente cosa vogliamo, quanto siamo disposti a sacrificare della nostre esistenze in nome dell’altro ».
La ragazza sorrise ed annuì gioiosamente: « Sì, approvo! E’ senza dubbio la scelta più saggia. Posso già dirti che questi giorni lontana da te mi peseranno terribilmente ».
Fede estrasse il suo inseparabile diario, quello che non aveva mai abbandonato, sin dalla prima sera al ristorante giapponese: « Prendilo. Tienilo con te, contiene i miei pensieri, ciò che ho osservato da quando sono qui. C’è anche la descrizione di ciò che ho visto in te la prima sera, quando mangiavi sushi e mandavi messaggini alle tue amiche ». Clara interruppe Fede con una risata fragorosa, poi il ragazzo riprese: « Da domani sarà il tuo diario di bordo, scrivimi ogni giorno se ti fa piacere. Scrivimi un pensiero, una lettera, o semplicemente raccontami cosa stai facendo mentre mi aspetti.
Leggerò tutto e sono certo che ogni cosa sarà più chiara per entrambi. Non ci faremo mai del male, l’amore non è mai male ».
Fede si allontanò dalla panchina, abbracciò con tutto l’ardore possibile Clara e disse una nuova frase apparentemente enigmatica. « Non lasciare che l’attimo non colto diventi rimpianto. Vivi con consapevolezza istante per istante. Respiriamo oltre 21 mila volta al giorno, ciò significa che abbiamo 21 mila opportunità al giorno di rinascere come desideriamo. Questo ho imparato a Tushita. Tu non scordarlo piccola ».
Il ragazzo si voltò e sparì dissolvendosi gradualmente come le luci cangianti di un arcobaleno che si manifesta per poi trasformarsi in altro.
Clara strinse forte il diario al petto e tornò a casa con la viva intenzione di scrivere in quelle pagine tutto ciò che provava.
Il primo giorno trascorse rapidamente, ma la tristezza della ragazza le impedì di trovare la forza di scrivere qualche cosa di ispirato. Nei 3 giorni successivi Clara  andò a fare visita ad una sua cara amica nonché ex-collega di lavoro: le due ragazze si divertirono molto. Clara, in vista dell’imminente matrimonio dell’amica, l’aiutò a scegliere il vestito più adatto. Durante quel week- end Clara pensò più volte che avrebbe dovuto incominciare a scrivere qualche cosa, ma l’euforia per l’amica aveva al momento “scavalcato” la priorità di comunicare con Federico. « Ci penserò al rientro » disse più volte tra sé e sé quasi a volersi auto-giustificare.
Il Lunedì successivo, sul lavoro, il capo di Clara le donò una busta contenente un premio produzione: una settimana di vacanza extra in uno dei più lussuosi centri benessere convenzionati con l’azienda per la quale lavorava. La ragazza fu al settimo cielo: « Finalmente è toccato a me! Tutti gli anni ho sempre visto gli altri godere di questo premio ».
Così non si fece pregare, riempì la valigia in fretta e furia e partì per la residenza termale.
Intanto le pagine del diario di Fede continuavano e restare bianche e spoglie come un manto di neve che ancora attende la prima orma di suola. «Probabilmente in vacanza troverò la giusta ispirazione per scrivere qualche cosa di carino a Federico » pensò con sempre meno convinzione Clara.
I giorni si susseguirono, la fortunata vacanziera conobbe gente nuova, si sentì appagata dalle lusinghe e dagli apprezzamenti di ragazzi appena conosciuti e sicuramente meno “complessi nell’approccio” rispetto a Fede. Certo, era tutto più facile con ragazzi dal corteggiamento immediato e molto diretto. Confort, bella vita, comodità e nessuno sforzo o rinuncia da fare per guadagnarsi l’ebbrezza di quel sentimento vero quanto difficile. Tutto come in una fiaba. Beh, forse mancava quell’alchimia unica provata nei mesi precedenti con Federico, ma Clara non sembrava accorgersene ed il ricordo di ciò che soli poche giorni prima aveva vissuto affievolì inconsapevolmente come la luce di una lampadina che sta per esaurirsi.
La distrazione e la scarsa presenza mentale è spesso automatica quando si è eccessivamente auto-indulgenti nei confronti del proprio operato.
In un battibaleno Clara si rese conto che mancava ormai un solo giorno al ritorno di Fede, si mise al tavolo cercando di scrivere qualcosa ma nuovamente si fece distrarre da mille chiamate della migliore amica e dei nuovi amici conosciuti in vacanza. Cercò di ricordare il volto di Federico nella speranza di scrivere qualcosa di speciale, ma anche quel tentativo fallì. Infine decise di guardare un film romantico: « Questo mi darà i giusti spunti, ne sono certa ».
Clara si addormentò col diario aperto sulle ginocchia e la tv accesa, sbadigliando sussurrò: « Domattina scriverò due righe per lui, all’alba, prima che si sia presentato da me » e così chiuse gli occhi sicura.
Federico comparve con un giorno d’anticipo, forse colto dal presagio di come la situazione era evoluta. Entrò in forma “incorporea” nella stanza di Clara e vide fotografie che la ritraevano negli ultimi giorni. Faticò molto a riconoscerla, dal modo di vestire che era divenuto molto più sofisticato a quello sguardo che tanto lo aveva rapito: la luce negli occhi della donna era un poco diversa.
La trovò profondamente addormentata sul divano con la tv accesa. Il diario che le aveva affidato era caduto per terra, inesorabilmente vuoto di qualsivoglia macchia d’inchiostro. L’ultima pagina scritta era proprio quella utilizzata dal giovane uomo e riportava uno schizzo a matita raffigurante il volto di Clara e due frasi: « Credo che non sia la sola cosa di cui non si è accorta ». ed ancora. « « Non lasciare che l’attimo non colto diventi rimpianto. Vivi con consapevolezza istante per istante ».
Fede si chinò, raccolse il diario e scrisse lui stesso una lettera: « Eccomi, sono tornato piccola, mi è spiaciuto molto vedere queste pagine vuote, ma non te ne faccio una colpa, anzi: se davvero una colpa esiste è solo mia: ti ho cacciata in una faccenda così complessa e non ne avevo il minimo diritto…scusami tanto. Non dimenticherò mai i giorni che abbiamo passato insieme ed ora che tornerò a Tushita ogni volta che mediterò il tuo volto mi apparirà esattamente come la prima sera in cui ho cercato di imprimerlo sui fogli.
Grazie di avermi donato una parte della tua vita, la tua parte più vera. Ti auguro una serie di vite meravigliose dove magari ogni tanto il ricordo di me ti venga in sogno…a me accadrà senz’altro.
Un giorno ci rincontreremo e giuro che allora ti dirò cosa volevo dirti con quella frase, nel frattempo vivi solo il presente. Non dimenticarti nessun attimo, non dimenticarti l’attimo non colto. Ciò che ti manderà avanti è l’amore, c’è solo l’amore.
Solo l’amore. Federico. »
Fede posizionò il diario sulle ginocchia di Clara e le diede un bacio leggero, l’ultimo, mentre le labbra di Clara ancora dormivano sognando il domani.
Poi voltò le spalle, le sorrise un’ultima volta: « ti voglio bene, piccola testona, la vita è solo una questione di attimi non colti ».


 - ALESSANDRO DE VECCHI - ©











venerdì 7 febbraio 2014

Privo di pre-giudizi, colmo di comprensione



Buon giorno mondo!

Rieccomi: oggi voglio donare a tutti coloro che passeranno di qui un racconto che mi ha molto colpito. Si tratta di un passo tratto dal libro “apri il tuo cuore alla felicità”, scritto dal monaco Ajahn Brahm  

Non avendo qui con me la copia del libro ed avendo appreso tale lettura unicamente attraverso l’ascolto di un maestro Zen (che ho avuto il piacere di incontrare lo scorso mese al centro “Monastero il Cerchio - Enso-Ji di Milano”) riporterò il tutto a “modo mio”  e con “le mie parole”, tentando di riscrivere ciò che ricordo di questo splendido racconto… cercando di mantenerne intatto almeno il significato ed il messaggio profondo profuso dall’autore.

Buona riflessione a tutti: ciò che proviene dal cuore non può che toccare ad attraversare un altro cuore. 

    -ALESSANDRO DE  VECCHI-  
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“….Mi trovavo al tempio, di fronte a me i numerosi praticanti che da anni veniva a meditare con noi ed ascoltare i miei insegnamenti.

Quel giorno però sentivo il bisogno di fare una confessione, come se sentissi l’urgente necessità di liberarmi da quel peso emotivo. Così presi coraggio, inspirai lentamente e cercai di emettere i primi suoni vocali. Niente: le parole mi si bloccavano all’altezza della gola.

Ritentai nuovamente: - Cari amici, ho una confessione da farvi - Nuovamente la voce tremò in preda alla paura.

- Volevo dirvi che…- Ecco di nuovo l’angoscia ricomparire ed impossessarsi della corde vocali.

Un colpo di tosse per schiarirmi la gola, riattaccai: - Amici miei, sono stato tra le braccia di una donna ed è stato uno dei momenti più belli della mia esistenza -

Osservai i volti che avevo di fronte, le espressioni iniziarono ad incupirsi, proprio come avevo immaginato, ma ormai non potevo fermarmi, dovevo portare a termine quella dichiarazione.

- Non è tutto amici, è vero: sono stato tra le braccia di una donna, è stato dolce, tenero e c’è di più…lei era la moglie di un mio caro amico -

Rigettai gli occhi sui volti della gente: vidi persone che portavano le proprie mani alla bocca sconcertate, altre che mi osservavano con disgusto ed indignazione.

Avevo già proiettato un film immaginario nella mia mente: gente che si sarebbe precipitata all’uscita in un battibaleno, senza più voler avere nulla a che fare con me, coi miei insegnamenti e le mie meditazioni.

La situazione reale non  sembrava discostarsi gran che da quel che avevo supposto.

Poche persone erano rimaste sedute, la maggior parte dei presenti stava volgendo verso l’uscita.

Udii considerazioni severe e pregne di disprezzo: - Questo è adulterio! Inaccettabile anche per un laico, figuriamoci per un monaco che dovrebbe aiutarci nel cammino spirituale! –

Le imprecazioni verso la mia persona non cessavano. Sorrisi e con un filo di voce dissi un’ultima cosa: - Amici, prima di uscire devo raccontarvi un ultimo particolare. E’ vero, sono stato tra le braccia di una donna e quella donna era la moglie di un mio caro amico. Quell’amico era mio padre.

Sono stato quindi tra le braccia di mia madre ed è stato effettivamente uno dei momenti che ricordo con più tenerezza -

Sorrisi nuovamente e il gruppo scoppiò in una fragorosa e distensiva risata, riprendendo il proprio posto fra i cuscini nel tempio. Gli sguardi erano ora così distesi, visibilmente pentiti di quella reazione incontrollata ed affrettata.

- Vedete amici cari, vi ho raccontato questa storia proprio per farvi capire quanto spesso, in preda ai veleni mentali saltiamo a conclusioni affrettate, ricorriamo al pre-giudizio. Ci ergiamo a giudici supremi senza neppure che l’altro abbia la possibilità di portare a termine le proprie ragioni.

Ogni volta che ci sentiamo così dovremmo semplicemente respirare, aspettare, ascoltare fino in fondo l’altro senza giudicare e pensare che ogni uomo ha diritto ad una replica, esattamente come la pretendiamo noi -

martedì 7 gennaio 2014

e sia.....


Cari Amici, voglio inagurare il nuovo anno con una poesia che ho scritto in pochi minuti stanotte, di getto.
Dedico queste poche strofe ad ognuno di voi: a chi soffre, a chi lotta, a chi ride e a chi non riesce a farlo....a chi ha trovato il suo posto nel mondo ed a chi invece ancora lo cerca disperatamente.

Con affetto vostro Ale
 

<< E  SIA … >>



Piove alla rovescia:

dai miei dotti lacrimali

gocce agrodolci copiosamente s'innalzano

verso brandelli di nuvole

dotate di materne ed accoglienti braccia

che paiono spalancarsi.

Stille di umane emozioni e vapore acqueo si fondono

sino a confondersi reciprocamente

in un solo commosso stagno.

Un tango di venti mi stropiccia

e poi mi spia:

sensuale,

malinconico

ed al contempo lieto d'essere.

Lascio che sia.

I giorni conoscono i tempi

delle stagioni e delle passioni

meglio del mio incedere incerto.

Muffe, muschi e licheni

mimetizzano con sapiente maestria

un mio ghigno

che imita un sorriso appena accennato.

Il ghiaccio attorno al cuore rattoppato si scioglie

mostrando sangue fedele.

Un battito simile ad un messaggio

d'alfabeto morse

ne frantuma l'ultima gelida lastra trasparente.

Lascio che sia.

Torno ad arrendermi alla vita,

che desidera semplicemente che io sia....



-ALESSANDRO  DE VECCHI-


martedì 24 dicembre 2013

il vero dono....


Eccoci: è arrivato quel periodo dell’anno che spesso divide le persone in due categorie nette: c’è chi ama questo “clima festivo” e chi lo detesta o lo ritiene eccessivamente retorico e zuccheroso. Vi è chi si mimetizza fra mangiate, pacchetti, addobbi e luci e chi invece (magari anche per la mancanza di qualche familiare venuto a mancare) rifugge volentieri da una sovraesposizione spesso forzata di filantropia incrostata da buonismo.
Non credo di appartenere a nessuna delle due sopracitate categorie: semplicemente (nel limite delle mie capacità umane) vivo moralmente ogni giorno come se fosse un giorno importante…fondamentale.
Settimana scorsa ho scelto deliberatamente di passeggiare un po’ in solitaria per le vie del centro della mia cittadina ed osservare tutto ciò che i miei sensi potessero catturare. Spesso mi sono fermato ed ho fatto mentali radiografie umane: persone in preda all’ansia del regalo, una corsa contro il tempo e contro la crisi che morde e dopo 5 lunghi estenuanti anni non accenna a diminuire.
Sguardi tesi, bulbi oculari al limite dell’apertura antropomorfa. Fiati corti. Andature spedite e nervose. Tacchi ritmati sui marciapiedi. Padiglioni auricolari sfiancati da canzoncine gettate in faccia da 100 watt buoni per cassa.
Ai margini di questo circo colorato ho scovato un uomo anziano seduto su un gradino. Una fisarmonica tra le mani e guanti con le dita tagliate a metà per donare un po’ di tepore agli arti, ma al contempo permettergli di suonare.
Da quello strumento fuoriusciva una melodia che tanto ricordava la Parigi dei pittori e degli artisti di strada. Barba canuta, sguardo fiero e dignità da vendere.
Il piattino delle monete era però vuoto e la gente spesso lo ribaltava distrattamente coi piedi.
L’uomo interrompeva  il musicare di tanto in tanto: sembrava voler osservare, voler capire cosa spingesse tutta quella folla a non assaporare ciò che già ha.
Sono passato diverse volte, avanti ed indietro, in quel vicolo stretto per guardare quell’anziano musicista, non so spiegare il perché …forse ne ero  a modo mio affascinato. O probabilmente poiché  ho sempre creduto che siano i cosiddetti “ultimi” a darci le più grandi lezioni, lontani dai riflettori, dalle luminarie dorate e dal pettegolezzo mondano.
Avevo in tasca due monete, mi sono curvato: le ho posate nel piattino ed il tintinnio si è per un istante miscelato all'eco della fisarmonica ferma.
Mentre mi riportavo in posizione eretta i nostri sguardi si sono incrociati: l’anziano aveva cessato la melodia, mi ha guardato dritto negli occhi quasi scavando dentro con l’intenzione di leggere ciò che nascondono. Le sue mani si sono giunte all’altezza del cuore in un gesto di saluto e ringraziamento. Nel vicolo è risuonata solo la sua voce: consumata, baritona, profonda. Una frase ha colmato il silenzio musicandolo: “Grazie. Il cielo ti benedica. Buona vita”.
Cosa ricorderò di queste feste? Qual’è il regalo più prezioso? Non ho dubbi: è ciò che ho ricevuto da quell’uomo di cui non conosco neppure il nome.
Buona vita a tutti.

ALESSANDRO  DE VECCHI

venerdì 6 dicembre 2013

Dritto verso l'essenza



Oggi ci ha lasciato Nelson Mandela. Per quanto mi riguarda non servono esercizi retorici, la sublimità dell’uomo in questione parla da sé. Voglio piuttosto dedicare una serie di istantanee spontanee a quel mondo che lui stesso ha sognato e dato forma, grazie alla suo agire.
Alcuni anni fa mi capitò di assistere al seguente discorso, non ricordo con precisione chi pronunciò queste parole introduttive, ma ricordo che il focus della discussione era la “grandezza umana”. Rimasi talmente colpito da quel che udii che mi annotai ogni vocabolo. La conversazione fu pressapoco questa: “Cesare Pavese diceva che ‘la maturità sta nel togliere, nello sfrondare’, cioè solo quando si è leggeri si può essere realmente profondi, si può essere realmente veri. Ma per poter arrivare a questo ci vuole studio, ci vuole grande cultura, ci vuole sensibilità. In questo mondo, il nostro mondo, pieno di rumori, spesso pieno di parole vuote, prive di significato, essere semplici è il modo migliore ma anche il più difficile dei punti d’arrivo, è la prerogativa dei grandi, dei grandi uomini e dei grandi artisti”.
Da allora mi capita spesso di andare alla ricerca dell’essenziale, non so con quali risultati, ma sento frequentemente  l’inarrestabile esigenza di “sforbiciare orpelli” per giungere al nocciolo, all'essenza innata di ogni cosa.
Ecco perché, senza pretesa alcuna, mi capita di girare con un block notes. Di tanto in tanto mi fermo, mi siedo dove capita per “fissare” estemporanei pensieri che mi nascono dentro, “aforismi”  o semplici lampi …è con piacere che ne lascio qui oggi una mia manciata, come fossero semi sparsi al vento che quest’ultimo porterà un po’ ovunque e matureranno laddove menti e cuori saranno predisposte a farlo.


"La mia più grande paura non è affatto la morte, bensì l'indifferenza: la morte giunge una sola volta a differenza dell'indifferenza, la quale uccide ogni giorno...a colpi di silenzio"


"La vita non si subisce, si celebra. La vita non si sfoglia, si scrive..."


“Ogni rapporto umano, è simile alle nacchere: per funzionare è indispensabile che entrambe le parti convergano



“Ricordo quel giorno in cui mi sentivo vittima del fatto che spesso la riconoscenza non fa parte di questo mondo e che alcune persone sembrano dimenticare in fretta la spalla che gli hai offerto. Un maestro straordinario si accorse del mio stato d’animo e mi diede un grande insegnamento dicendomi: non giudicare l’operato altrui, occupati della tua coscienza…quando fai del bene dimenticatene in fretta e quando invece procuri un danno non dimenticare mai la lezione”.

“Sorridi. Sorridi a prescindere: chi ti vuol bene verrà contagiato dalla tua serenità e ne beneficerà di riflesso. Chi ti detesta capirà quanto veleno sta inutilmente iniettando a se stesso”.

“Ciò che chiamiamo sogno altro non è che una proiezione di noi stessi riflessa su uno specchio la cui superficie è spesso oscurata da veli prodotti dai nostri occhi aperti....talmente spalancati e distratti da non essere più in grado di riconoscere la realtà interiore…

“Una fortuna egoisticamente tenuta stretta al fine di goderne privatamente è paragonabile ad un fiore reciso da un prato, sottratto alla gioia della visione collettiva".

Le parole sono importanti, è innegabile...ma lo sono solo quanto lo è un contenitore: la vera preziosità non risiede nella brocca, bensì nell'acqua in essa contenuta.


“Ho speso gran parte dei giorni ostinandomi a suggerire alla vita chi io fossi e quale fosse il mio ruolo...poi un giorno spontaneamente ho sposato il silenzio, scoprendo come quel continuo bisbigliare m'impedisse di udire ciò che già da tempo l'esistenza mi stesse a sua volta comunicando”.


“Quando si è in grado di fare un elenco di ragioni per le quali si vuol bene ad una data persona significa che quel bene è 'a scadenza': terminerà quando quelle qualità elencate saranno cambiate. Quando invece si vuol bene senza capirne la ragione, significa che quel bene è autentico”.

“Spesso dietro all'ottimismo ‘forzato’e a ‘tutti i costi’ si nasconde ancora più infelicità. Ciò di cui abbiamo bisogno non sono sorrisi artificiali, ma serenità naturale...”.

“Cambiare la propria mente significa spesso mutare direzione alle vele, poichè il vento c'è per tutti, sono unicamente le vele che spesso sono posizionate in modo poco proficuo”.

ALESSANDRO  DE VECCHI