Buon giorno amici? Come state? Solitamente Settembre non ha l'abitudine di bussare alle nostre porte per prepararci al cambiamento....piuttosto è simile ad un improvviso ed inaspettato nuvolone, che proprio nel bel mezzo di una graziosa camminata fra sentieri pacifici e vedute mozzafiato, ci intima di tornare alla "base" anzichè rischiare l'infradiciamento fantozziano.
Quest'anno scrivo più di rado: è una scelta voluta, ho deciso d'intervenire solamente quando sento una autentica e spontanea necessità di lanciare un messaggio nella bottiglia. Forse meno parole, ma più consumo della retina oculare per scrutare a fondo il mondo ed il prossimo che mi e ci circonda. Più tatto per stringere mani "nuove e sconosciute". Più olfatto per farmi inebriare da odori noti o meno noti. Più gusto per andare alla scoperta di fette di mondo gastronomico mai esplorate dalla lingua, più timpani per udire e discernere frequenze vibrazionali alle quali solitamente non si fa caso. Più mente per spaziare oltre i selciati prestabiliti.
Spesso alcuni scrittori divengono come miele per le api, taluni sono davvero validi, tal altri assomigliano tanto allo standarizzato miele da supermarket (senza alcuna mancanza di rispetto per il miele dei supermercati, che io stesso spesso acquisto dal momento che non sono Paperon de Paperoni, ma la coscienza di quanto differente sia la consistenza di un miele non industriale...beh quella credo l'abbiamo tutti).
Ebbene nel mio piccolo vorrei provare ad essere esattamente come quel minuscolo barattolino di miele appena colto, senza codici a barre, privo di etichette...da consumarsi nei tempi giusti, preferibilmente in una tazza di latte naturale o su una morbida fetta di pane fragrante ed ancora caldo.
O forse vorrei assomigliare ad un ponte tra due lembi di terra, il lembo del passato e quello del futuro, laddove il ponte che li collega rappresenta esplicitamente l'imprescindibile passaggio del tempo presente.
Vi dovevo queste parole cari amici, quanti le leggeranno non ha importanza per quanto mi riguarda: ho finalmente imparato a non misurarmi più con gli scarni numeri, ma semplicemente con l'effetto che la parola giusta pronunciata al momento giusto può avere su una persona che in quel momento ne necessita, (gli antichi greci chiamavano questa qualità "senso del kairòs" ). Anche questa è compassione, anche questo ci può far sentire utili e, qual ora possiamo esserlo anche solo per una persona, allora ogni piccolo sforzo non sarà vano. Sarà questo il vero successo? Non sono nessuno per dirlo, ma credo di sì: qualcuno (la cui sapienza è stata definita "oceano di saggezza") ha detto che l'umanità non ha bisogno di NUOVI PERSONAGGI di successo, ma di PERSONE NUOVAMENTE votate all'amorevolezza autentica e disinteressata.
Un abbraccio. ALESSANDRO DE VECCHI
Autore e istruttore abilitato di meditazione www.facebook.com/alessandrodevecchi.autore www.youtube.com/user/alesiouxtay
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venerdì 6 settembre 2013
martedì 6 agosto 2013
Dalla pancia al cuore....

Oggi scrivo. Così, senza una ragione apparente. Scrivo perchè mi va, "di pancia", d'istinto, perchè non sono mai riuscito a farne a meno. Scrivo perchè è un'esigenza quasi fisiologica. Scrivo perchè l'ho sempre fatto (bene o male non sta a me dirlo).Da ragazzino ero talmente timido che alla "fidanzatina" di turno consegnavo lettere scritte a mano, a fine giornata, quando era il momento dei saluti....su tali lettere c'erano impressi i miei sentimenti, le mie impressioni e spesso mi sentivo dire: << Mi hai commosso! Perchè non mi hai detto a voce queste cose? >>. Non lo conoscevo neppure io il motivo, le parole restavano lì: appiccicate alla lingua, in procinto d'uscire dalla faringe, ma poi la timidezza prendeva il sopravvento e allora a "sbrogliare la matassa" ci pensavano il signor foglio e la signorina penna.
E' un' estate rovente: l'asfalto sembra liquefarsi insieme ai pensieri, è assurdo pensare già all'autunno, eppure in questo momento mi viene
spontaneo farlo. L'autunno è la stagione della semina, si dice che un buon raccolto dipenda da una semina intelligente e laboriosa...ebbene, io inizio a incanalare le forze per tale semina.
Ho cominciato già a Luglio per la verità, con un ritiro di meditazione guidato da Lama Rabsel (un maestro di tradizione tibetana "Karma Kagju"). Ho vissuto 4 splendidi giorni alle pendici dei monti della Val Antrona, in un villaggio dove le parole "comunità" e "collettività" non sono retaggi di un passato utopista, ma una realtà fatta di compassione, impegno e valori umani quotidiani.
Ho iniziato a capire che occorre innanzittutto dare e "darsi" senza sempre attendere o dare spazio ad aspettative. Ho, anzi, abbiamo (perchè il gruppo è il cuore pulsante) meditato, lavorato in cucina, tagliato legna, passeggiato e scrutato negli abissi della mente, quel "mentare" (così viene definito il "lavorio" cosciente nel Dharma), che solitamente si rincorre senza tregua, ma che per qualche istante si è invece rivelata simile ad un bicchiere i cui sedimenti si depositano sul fondo... mostrando acqua pura e trasparente.
Il villaggio si chiama Bordo di Viganella, è situato a pochi minuti da Villadossola (Vb) e porta ancora il marchio indelebile dei suoi "padri": degli idealisti hippie svizzeri che negli anni '80 ristrutturarono case e terreni ormai disabitati e dimenticati dagli italiani, questi ultimi attratti dalle "sirene" di una vita più lussuosa lo avevano completamente abbandonato al proprio declino.
Qui potete ammirare un video che vi mostra alcune immagini di Bordo (in alto ho postato alcune foto scattate invece durante il ritiro).
Una cosa fondamentale che ho compreso è che un ritiro non è mai un atto egoistico, non ci si "ritira" affatto dal mondo, nè si fugge alle proprie responsabilità o alle difficoltà (fosse anche solo per pochi giorni).
Al contrario: restare "con se stessi", faccia a faccia con le proprie imperfezioni, imparare ad accettarle e trasformarle è il primo atto di "altruismo" per "restituirsi" poi alla società intera con ancora più slancio e generosità. Per essere chiari: non sto parlando affatto di religione, nè di dogmi o di un cieco bisogno di spiccia spiritualità, sto bensì accennando alla compassione, all'amore e all'altruismo: qualità che ogni essere umano possiede in un lato più o meno accessibile del proprio essere.
Una mente chiara è una mente capace di donare e donarsi senza remore. E' agosto e amici miei, che mi stiate leggendo in 2 o in 200 per me non fa differenza: ho una scorta d'entusiasmo che vorrei trasmettere a chiunque, ho nel cuore un nuovo progetto, l'idea e la trama di un nuovo romanzo che intendo scrivere.
Non so quando inizierò a farlo e quanto tempo necessiterà tutto ciò, ma sento che una nuova avventura sta per "salpare" e posso solo augurarmi che le pagine che nasceranno possano essere di beneficio per il maggior numero di lettori possibili.
Un abbraccio sincero.
ALESSANDRO DE VECCHI
lunedì 1 luglio 2013
L'arcobaleno vivente
Eccomi, eccoci....
è trascorso molto tempo senza che passassi di qui a lasciare tracce, non perchè non avessi nulla da dire, anzi.... i pensieri e le emozioni che stavo vivendo in quei giorni erano così caldi ed ingarbugliati da impedirmi di maneggiarli senza scottarmi, nel tentativo di distribuirli in semplici parole.
Blocco dello scrittore? Non lo so, sorrido perchè non ho neppure l'arrogante pretesa di definirmi tale :-)
Fatto sta che ho lasciato "decantare il momento" dalle stesse lancette d'orologio che danzavano: l'ennesimo epico concerto di Bruce Springsteen condiviso con 70 mila anime in quel di San Siro, l'incontro con il Lama tibetano che 2 anni orsono è entrato nella mia vita per capovolgere alcuni miei schemi mentali fin troppo radicati...questi ed altri eventi mi hanno scosso come brezza piacevole in tutto il mese di Giugno, dimostrandomi e ricordandomi che la felicità non è nulla che si possa conquistare, bensì è qualcosa già presente ad ogni passo e che in realtà è costantemente viva sotto i nostri occhi (ciechi come un'eclissi solare).
Un abbraccio a tutti coloro che stanno leggendo queste righe (Alessandro De Vecchi).
LA FELICITA’ (Gendun Rinpoche)
Non cercate la felicità attraverso lo sforzo e la volontà.
Essa è già presente qui e ora, nell’apertura al rilassamento
e al lasciar andare. Non sforzatevi, non c’è proprio niente da fare o da non
fare.
Qualunque cosa si manifesti nel corpo e nella mente non ha
alcuna importanza, perché non ha alcuna realtà sostanziale. Perché dunque
identificarcisi ed attaccarvisi?
Perché giudicarla e giudicare sè stessi? E’ molto meglio
semplicemente lasciare che l’intero gioco accada da solo, avanti e indietro come
le onde, senza manipolare e cambiare nulla, notando come tutto scompaia e
riappaia, continuamente, magicamente, senza una fine.
Solo la nostra ricerca della felicità ci impedisce di
vederla. E’ come inseguire un arcobaleno senza poterlo prendere. Sebbene non
esista, esso è sempre lì e ci accompagna continuamente. Non dovete credere alla
realtà delle esperienze,buone o cattive; anche esse sono come arcobaleni. Volendo
afferrare l’inafferrabile ci si esaurisce invano.
Nel momento in cui ci si apre e si abbandona la presa, si
manifesta uno spazio infinito, aperto, invitante e confortevole. Fate uso di
questa spaziosità, questa libertà e questa agiatezza naturale.
Tutto quanto è già vostro, non cercate più. Non vi
addentrate più nella giungla inestricabile cercando il grande elefante
risvegliato, quando esso riposa tranquillamente a casa, davanti al vostro
cuore.
Niente da fare o non fare, niente da forzare niente da
volere, niente che manchi.
Meraviglioso!Tutto accade da sé, facilmente e liberamente.
martedì 21 maggio 2013
Svuota la tua mente prima che essa svuoti te.....
Dove ci eravamo lasciati? Ah, sì perfetto: il mese scorso si
parlava di questo blog, del senso che può avere uno spazio simile e della sua utilità
in una società sempre più imperniata sull’egoico concetto di sopravvivenza del
singolo, in un contesto che definire confuso e frenetico è dir poco.
Cosa ho fatto nel frattempo? Nulla e Tutto! Tutto e Nulla non sono due concetti
antitetici o contrastanti, anzi, spesso
sono la medesima cosa e coincidono armonicamente. Siamo noi che dobbiamo
superare le nostre visioni dualistiche, quelle con cui abitualmente
cataloghiamo ogni cosa con giudizi ed etichette come: “buono-cattivo”,
“giusto-sbagliato”, “bello-brutto” e così via…
Nulla e Tutto dunque, o viceversa: ecco cosa ho svolto in questi giorni mentre "svuotavo" un poco la mente sollevando polveroni di concetti ormai datati. Credo che dopo un po' di silenzio ogni parola pesi il doppio, perciò sono partito da questa bella storiella popolare per ritornare a me stesso ed
all’unione con l’Uno che ci circonda e che ci inonda al tempo stesso.
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli disse:
"Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i
suoi principi ed i suoi scopi".
"Posso offrirti una tazza di tè?" gli domandò il
maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera. Quando la tazza fu colma,
il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
"Ma cosa fai?" sbottò il filosofo. "Non vedi
che la tazza è piena?"
"Come questa tazza" disse il maestro "anche
la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare
dentro qualcos'altro.
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua
tazza?".
P.s: Ops, dimenticavo... da
oggi il mio libro partecipa ad un concorso nazionale per romanzi e racconti: se
cliccate sul link vi appare l'anteprima del libro, iscrivendovi al sito e
lasciando un commento all'anteprima potete fare da "talent scout" e
darmi una grossa mano ....ringrazio chiunque abbia il buon cuore di farlo ;-)
Un abbraccio - ALESSANDRO DE
VECCHI -
giovedì 11 aprile 2013
Futuro? partiamo dall'oggi....
E’ passato un mese dall’ultima volta che ho scritto su
questo spazio… anzi, qualcosa di più.
5 settimane in cui per la prima volta nella mia vita, tutto
quello che osservavo o sentivo mi sembrava assurdamente statico, come gli
acquitrini di una palude dimenticata.
Avrei potuto andare in viaggio in capo al mondo e una volta tornato
avrei probabilmente trovato la medesima situazione lasciata: un paese fermo,
incapace di reagire. Una società la cui gente è ormai messa in ginocchio
dalla perversa logica del privilegio di
pochi a discapito dei più.
In un contesto simile noti che persino la volontà e la
capacità d'indignarsi sanamente viene meno. Ti pare di trovarti di fronte ad
una di quelle patetiche soap-opera in stile “Beautiful”: puoi perdere anche
un centinaio di puntate, tanto quando tornerai a seguire la trama troverai
nuovamente i protagonisti nelle medesime condizioni e nei medesimi intrecci pseudo-amorosi di 20 anni prima.
Non è una constatazione pessimista la mia, bensì
semplicemente la nuda e cruda analisi di qualcosa a cui sto assistendo con
impotenza da troppo tempo…ed io stesso, in uno dei rari momenti di auto
critica, prendo coscienza di essere troppo spesso solo spettatore di questa
lenta agonia spirituale e sociale.
Non so che fine farà questo blog: non posso prevederlo alla
stato attuale…in quasi 3 anni ho riversato qui la mia voglia di interagire col
mondo, comunicare senza “parlarmi addosso”.
Quella che riscontro è purtroppo
una situazione dove le case editrici medio-piccole chiedono danaro per pubblicare autori
emergenti o sconosciuti, i “colossi editoriali” invece puntano spesso su “scrittori dell’ultima ora” quali Amanda Knox
(la quale a quanto pare sta beneficiando delle luci delle ribalta relative al
noto caso- omicidio). Altri “premiati” da quest’assurda modalità sono ad esempio l’ex terrorista
Cesare Battisti, che ora campa di diritti artistici grazie ai suoi libri ...evidentemente ritenuti
interessanti dalla “macchina" della show-business.
Lo stesso dicasi di Fabrizio
Corona e delle sue a quanto pare “irrinunciabili” confidenze sulle sue notti di
galera o le “imperdibili” lezioni di seduzione di Valeria Marini (“Lezioni
intime” Cairo Editore).
Come non avere un pizzico d’amaro in bocca di fronte a tutto
ciò? Sarei ipocrita all’ennesima potenza se non dicessi d'essere quanto meno
amareggiato da questa triste realtà.
Forse sono ingenuo? A 35 anni suonati dovrei avere
ampiamente capito che la società funziona così dalla notte dei tempi? Sì,
esatto, è probabile che sia un ingenuo, uno di quelli che non si abitua mai al
peggio e non riesce a dire: “ Va beh, si sa e non si può cambiare”.
Non parlo solo di me, non voglio correre il rischio di
auto-incensarmi e credere che le ingiustizie colpiscano unicamente me, (ci
mancherebbe altro!) : parlo di migliaia di talenti che non hanno la giusta considerazione.
Teatranti, musicisti che spendono vite in conservatorio o in scuole serie per anni ma poi vedono i
propri sforzi infrangersi di fronte all’ennesima “pop-star” uscita dai
“laboratori” di qualche tv che ne ha "preparato a tavolino" persino il look, buono per le figurine.
Parlo di amici che studiano con fervore e passione per laurearsi,
costruire il proprio futuro e poi se lo vedono rubato dall’igienista dentale di
turno che semplicemente ha trovato la “giusta scorciatoia”. Parlo di chi
finisce all’estero perché qui non ha più lavoro né speranza. Parlo di
padri e madri, di lavoratori strozzati dai debiti.
Ma non voglio risultare pesante….torno con molta più
leggerezza a questo blog ed al suo futuro.
Che farò di questo spazio? Ad oggi non so cosa rispondere,
sarà il tempo a darmi le giuste risposte, come sempre!
Spero possa continuare ad essere ciò che nelle intenzioni ambiva a diventare. Uno "casa comune", un luogo di scambio idee… un’opportunità di
crescita per me e per chiunque avesse avuto il piacere di entrarvi.
Ma questo appunto me lo dirà solo il tempo: ad oggi noto
che è proprio questo signor tempo il “tiranno”
della situazione. Non c’è più voglia di usare il tempo per “soffermarsi”.
Senza voler demonizzare i social networks (che io stesso uso), sono loro a “farla da padrone” e spesso con un’attitudine media di un “click veloce e via” verso un’altra cosa: un “saltellare” continuo e compulsivo che non lascia spazio a letture un po’ più lunghe né a riflessioni comuni. Ecco perché mi sto interrogando sulle concrete possibilità che questo progetto ha di continuare ad esistere costruttivamente.
Senza voler demonizzare i social networks (che io stesso uso), sono loro a “farla da padrone” e spesso con un’attitudine media di un “click veloce e via” verso un’altra cosa: un “saltellare” continuo e compulsivo che non lascia spazio a letture un po’ più lunghe né a riflessioni comuni. Ecco perché mi sto interrogando sulle concrete possibilità che questo progetto ha di continuare ad esistere costruttivamente.
Ma ripeto: quest’interrogativo è già futuro e la sola cosa da farsi e vivere
l’oggi.
Un bellissimo aforisma di saggezza orientale recita più o
meno così: “Ieri era la legna, domani sarà la cenere…solo l’oggi è il fuoco
che divampa”.
Buon oggi a tutti dal più profondo del mio cuore!
ALESSANDRO DE VECCHI
venerdì 1 marzo 2013
Il "video-trailer" del mio libro :-)
Ecco il video che ho "montato" per
pubblicizzare il mio libro! Belle immagini e sottofondo musicale
intenso...chiedo a chiunque abbia sensibilità di aiutarmi a diffonderlo un
po', grazie di cuore !
(Alessandro De Vecchi)
domenica 3 febbraio 2013
Tratto da: OSHO, "L'immortalità dell'anima"
![]() |
| ( nella foto: un sasso a forma di cuore, istantanea che ho scattato per puro caso in un parco) |
Un mistico iniziò a preoccuparsi
profondamente della propria infelicità.
Una notte, mentre pregava, chiese all’universo: «Non ti chiedo di non
darmi l'infelicità perché, se la merito, sicuramente dovrò riceverla, ma almeno
ti chiedo di non darmene così tanta. Ovunque vedo gente che ride, mentre io
sono l'unico che piange; tutti sembrano essere felici, io sono l'unico
infelice; tutti paiono allegri, io sono l'unico triste, perso nell'oscurità.
Dopo tutto, cosa ti ho fatto di male? Ti prego, fammi un favore: dammi
l'infelicità di qualcun altro al posto della mia. Scambia la mia infelicità con
quella di qualcun altro a tua scelta, e io l'accetterò».
Quella notte, dormendo, fece uno strano sogno. Vide un palazzo immenso con milioni di ganci appesi alle pareti, e milioni di persone che entravano, recando ciascuna un fardello d'infelicità sulla schiena. Vedendo tanti fardelli d'infelicità, rimase sconcertato e si spaventò: i fagotti portati dagli altri erano molto simili al suo; la forma e le dimensioni erano le stesse. Cadde in un'estrema confusione: aveva sempre visto i suoi vicini sorridere, e tutte le mattine, quando chiedeva loro come andava, si sentiva rispondere: «Molto bene». Adesso vedeva che quelle stesse persone si portavano dietro la sua stessa quantità di infelicità.
Vide politici con i loro sostenitori, e guru con i loro discepoli: tutti con lo stesso carico. Il saggio e l'ignorante, il ricco e il povero, il sano e il malato:
il carico era per ognuno lo stesso. Il mistico rimase sbalordito: per la prima volta vedeva quei fardelli, mentre fino ad allora aveva visto solo i volti delle persone.
All'improvviso una voce tuonò nella stanza: «Appendete i vostri fardelli!». Tutti, incluso il mistico, fecero com'era stato ordinato, affrettandosi a liberarsi dei propri problemi; nessuno li voleva portare un secondo di più; anche noi, se ci fosse data una simile possibilità, li appenderemmo subito da qualche parte.
Poi risuonò un'altra voce, che disse: «Adesso, ognuno di voi prenda il carico che preferisce». Potremmo sospettare che il mistico prendesse rapidamente il carico di qualcun altro, ma non fece un errore simile. In preda al panico, corse ad afferrare il suo fardello, prima che qualcun altro lo prendesse; altrimenti avrebbe avuto un problema in più, visto che avevano tutti lo stesso aspetto.
Il mistico pensò che fosse meglio avere il proprio fardello, almeno le sue sofferenze gli erano familiari. Chissà quali dolori c'erano nei fardelli degli altri? Un'infelicità con cui si ha familiarità è di per sé meno triste: è un'infelicità nota, conosciuta.
Per cui, in stato di panico, si precipitò a recuperare il suo fardello, prima che qualcun altro potesse metterci sopra le mani. Ma, guardandosi intorno, scoprì che tutti erano corsi a riprendere i loro fardelli; nessuno aveva preso quello di un altro. Chiese: «Perché avete tanta fretta di riprendere i vostri fardelli?».
La risposta fu: «Ci siamo spaventati. Finora avevamo creduto che tutti gli altri fossero felici e solo noi non lo fossimo». A chiunque il mistico ponesse quella domanda, la risposta era la stessa: tutti avevano sempre creduto che gli altri fossero felici. «Addirittura pensavamo che anche tu fossi felice, perché camminavi sempre con il sorriso sul volto; non avremmo mai immaginato che anche tu portassi un carico di tristezza dentro di te» dissero. Spinto dalla curiosità, il mistico chiese: «Perché avete ripreso il vostro fardello e non lo avete scambiato con quello di un altro?». Quegli altri risposero: «Oggi, ognuno di noi aveva pregato chiedendogli di scambiare il proprio fardello d'infelicità. Ma quando abbiamo visto che i fardelli erano uguali per tutti, ci siamo spaventati; non avevamo mai immaginato una cosa simile. Per cui abbiamo capito che era meglio riprenderci il nostro carico, quanto meno ci è noto e ci è familiare. Perché accollarsi nuove tristezze? A poco a poco, ci siamo abituati alle vecchie». Quella notte nessuno prese il fardello di qualcun altro. Il mistico si svegliò e ringraziò l’universo, colmo di gratitudine, per avergli permesso di riprendersi la sua infelicità. E decise che non gli avrebbe mai più rivolto preghiere simili.
Quella notte, dormendo, fece uno strano sogno. Vide un palazzo immenso con milioni di ganci appesi alle pareti, e milioni di persone che entravano, recando ciascuna un fardello d'infelicità sulla schiena. Vedendo tanti fardelli d'infelicità, rimase sconcertato e si spaventò: i fagotti portati dagli altri erano molto simili al suo; la forma e le dimensioni erano le stesse. Cadde in un'estrema confusione: aveva sempre visto i suoi vicini sorridere, e tutte le mattine, quando chiedeva loro come andava, si sentiva rispondere: «Molto bene». Adesso vedeva che quelle stesse persone si portavano dietro la sua stessa quantità di infelicità.
Vide politici con i loro sostenitori, e guru con i loro discepoli: tutti con lo stesso carico. Il saggio e l'ignorante, il ricco e il povero, il sano e il malato:
il carico era per ognuno lo stesso. Il mistico rimase sbalordito: per la prima volta vedeva quei fardelli, mentre fino ad allora aveva visto solo i volti delle persone.
All'improvviso una voce tuonò nella stanza: «Appendete i vostri fardelli!». Tutti, incluso il mistico, fecero com'era stato ordinato, affrettandosi a liberarsi dei propri problemi; nessuno li voleva portare un secondo di più; anche noi, se ci fosse data una simile possibilità, li appenderemmo subito da qualche parte.
Poi risuonò un'altra voce, che disse: «Adesso, ognuno di voi prenda il carico che preferisce». Potremmo sospettare che il mistico prendesse rapidamente il carico di qualcun altro, ma non fece un errore simile. In preda al panico, corse ad afferrare il suo fardello, prima che qualcun altro lo prendesse; altrimenti avrebbe avuto un problema in più, visto che avevano tutti lo stesso aspetto.
Il mistico pensò che fosse meglio avere il proprio fardello, almeno le sue sofferenze gli erano familiari. Chissà quali dolori c'erano nei fardelli degli altri? Un'infelicità con cui si ha familiarità è di per sé meno triste: è un'infelicità nota, conosciuta.
Per cui, in stato di panico, si precipitò a recuperare il suo fardello, prima che qualcun altro potesse metterci sopra le mani. Ma, guardandosi intorno, scoprì che tutti erano corsi a riprendere i loro fardelli; nessuno aveva preso quello di un altro. Chiese: «Perché avete tanta fretta di riprendere i vostri fardelli?».
La risposta fu: «Ci siamo spaventati. Finora avevamo creduto che tutti gli altri fossero felici e solo noi non lo fossimo». A chiunque il mistico ponesse quella domanda, la risposta era la stessa: tutti avevano sempre creduto che gli altri fossero felici. «Addirittura pensavamo che anche tu fossi felice, perché camminavi sempre con il sorriso sul volto; non avremmo mai immaginato che anche tu portassi un carico di tristezza dentro di te» dissero. Spinto dalla curiosità, il mistico chiese: «Perché avete ripreso il vostro fardello e non lo avete scambiato con quello di un altro?». Quegli altri risposero: «Oggi, ognuno di noi aveva pregato chiedendogli di scambiare il proprio fardello d'infelicità. Ma quando abbiamo visto che i fardelli erano uguali per tutti, ci siamo spaventati; non avevamo mai immaginato una cosa simile. Per cui abbiamo capito che era meglio riprenderci il nostro carico, quanto meno ci è noto e ci è familiare. Perché accollarsi nuove tristezze? A poco a poco, ci siamo abituati alle vecchie». Quella notte nessuno prese il fardello di qualcun altro. Il mistico si svegliò e ringraziò l’universo, colmo di gratitudine, per avergli permesso di riprendersi la sua infelicità. E decise che non gli avrebbe mai più rivolto preghiere simili.
Tratto da: OSHO,
"L'immortalità dell'anima"
domenica 27 gennaio 2013
Giornata della memoria...per gridare tutti insieme "mai più!"
Giornata della memoria, per non dimenticare e tutti insieme ribadire al mondo << Mai più! >>, poesia tratta dal mio libro "Fuori dallo stormo" http://ilmiolibro.kataweb.it/ schedalibro.asp?id=350633
mercoledì 9 gennaio 2013
<< DIALOGO IMMAGINARIO CON GLI ANNI E CON LA PROPRIA COSCIENZA >>
- Pronto? Ciao, come stai? Tutto bene?
- Ciao vecchio anno appena passato! Tu come stai? Io mi sto
riprendendo dopo trascorsi non facili, mi sono accadute un po’ di cose e ho
dovuto rimboccarmi le maniche… ma sto reagendo. Non hai saputo nulla?
- No, mi dispiace, ma tu sei forte… piuttosto, volevo
chiederti un favore: sai, da quando è arrivato il 2013 tutti gli occhi sono
puntati su di lui ed io non riesco più ad ottenere nulla da nessuno.
- Hey! Perdonami se t’interrompo subito. Non averne a male,
ma io non saprei aiutarti, per due ragioni: la prima è che per me il nuovo anno
è il futuro e tu sei il passato. Io non mi occupo né di uno né dell’altro, ma
solo ed esclusivamente del momento presente. Istante per istante, con
consapevolezza solo nel frangente che fa parte del “qui e adesso”. La seconda
ragione è che ho smesso.
- Smesso cosa?
- Smesso di dar per scontato che quello che
abitudinariamente reputo "fare il bene" sia poi effettivamente tale.
Ho smesso di pensare che sia incondizionatamente corretto e
sano "esserci" e "darsi" completamente a prescindere.
Vuoi un esempio? Raccogliere e ri-pulire ripetutamente il
ciuccio di un bimbo che intenzionalmente lo getta per terra dispettosamente non
è affatto educativo ...allo stesso modo non è né utile né fruttuoso offrirsi
sempre e ingenuamente con chi con te invece c’è a “intermittenza”, come una
lucina del presepe natalizio. Oppure quando gli conviene, quando ne ha voglia.
Quando non ha di meglio da fare con sorelle, cugini, nipoti, amici, parenti,
suoceri, colleghi, piante del giardino, arredamento nuovo, vacanze e chi più ne
ha ne metta.
Ho smesso di aprire il mio cuore ed i miei timpani a chi
parla come un libro stampato ma non ascolta neppure per un minuto. Chi menziona
solo di sé e dei propri problemi o dei propri successi, come se i suoi fossero
sempre il fulcro del mondo e ritiene invece quelli altrui alla stregua di
quisquilie.
Ho smesso di credere agli alibi di chi non risponde ai tuoi
messaggi perché: “Oh, scusa, ma non ho avuto tempo neanche stavolta”. (Mi pare
d’intuire che il tempo medio per rispondere a un sms occupi qualcosa come 30-40
secondi nell'arco delle 24 ore a disposizione, evidentemente si tratta solo di
priorità e dell’effettiva importanza data).
Ho smesso di giustificare bonariamente chi attende sempre
che sia l'altro a “fare il primo passo”
ed a quel punto ti risponde con una filastrocca pre-confezionata al pari
delle frasi dei baci perugina: “mi hai anticipato, ti avrei chiamato io prima o
poi, anche se non mi faccio sentire spesso lo sai che ti penso sempre”.
Ho smesso di rimandare a data da definire i propositi di
vita, di pensare frequentemente: “ prima o poi la ruota girerà”, dimenticando
che quel “domani” è divenuto oramai lo “ieri” di parecchi anni fa e la muffa
del “qui ora”.
Ho smesso di farmi ipnotizzare da quel vecchio ritornello
che troppo a lungo mi è stato canticchiato: “un giorno dobbiamo bere un caffè
insieme o mangiare un pizza insieme per sostenerci e capirci reciprocamente”.
Ho scoperto che attendendo quel giorno ho svoltato invano più pagine di
calendari che incroci stradali.
Ho smesso di dare “quarte, quinte, seste, settime
possibilità”, perché la prima volta che qualcuno ti ferisce puoi attribuirne
(sebbene in maniera piuttosto superficiale) la causa ad altri al di fuori di
te. Anche la seconda volta, magari. Ma dalla terza in poi probabilmente
dovresti interrogarti, essere un po’ meno indulgente con te stesso e capire che
“la colpa” a quel punto è anche e soprattutto tua, dal momento che lo hai
permesso reiteratamente.
Ho smesso, capisci?
- Certo, capisco, sei giustamente amareggiato, è
comprensibile, ma io volevo…
- Amareggiato? Ti sbagli amico mio e te lo dico con
simpatia. Guarda il mio sguardo: è sereno, pacifico, persino lieto di tutto ciò
che nella buona o nella cattiva sorte ho avuto l’opportunità d’imparare e
vivere. Non ti preoccupare: nessun astio, nessun sentimento d’ostilità o
rancore alberga in me. Non ce l’ho con nessuno, anzi: col sorriso sulle labbra
ho imparato che non sono affatto il centro del mondo e sto abituandomi a gioire del sole altrui persino
nei casi in cui quest’ultimo coincide con l’ombra dalle mie parti. Mi alleno ad
augurare a chiunque tutto il meglio che la vita possa donargli. Semplicemente
però ho messo da parte un po’ di mie antiche abitudini deperite come medicinali
scaduti, i quali, come si sa, diventano pericolosi per la propria salute.
Ho abolito quel continuo non volermi bene abbastanza.
Ho sepolto l’abitudine di non rispettare un minimo anche la
mia persona.
Mi chiedevi come ho iniziato l’anno nuovo, giusto? Tutti
fanno propositi con lui appena si affaccia, come vedi anch’io non sono diverso
in questo. Ma non ho fatto una lista di cose da iniziare, ho preferito
piuttosto cominciare da un bel po’ di cose da cessare…
…come dici? Non te l’aspettavi? Bhè, forse hai ragione, ma
vedi, il punto è proprio questo: sono tante le cose che ho smesso.
Dimenticavo: un abbraccio di cuore, caro mio anno passato,
salutami il nuovo titolare.
- ALESSANDRO DE VECCHI -
domenica 30 dicembre 2012
2013: felicità NON CERCATA...ma VISSUTA! Auguri!
<< E' proprio la ricerca della felicità il maggior ostacolo alla realizzazione d'essa. La felicità non va cercata, ma vissuta >> (Lama Rabsel -che ringrazio per i suoi preziosi insegnamenti-).
BUON 2013 A TUTTI ! :-)
- ALESSANDRO DE VECCHI -
BUON 2013 A TUTTI ! :-)
- ALESSANDRO DE VECCHI -
venerdì 7 dicembre 2012
piccole .. grandi.. gioie
La gioia di condividere con Voi alcuni articoli e recensioni uscite recentemente sui giornali "Eco della città" (Abbiatregrasso, MI) e Leggo (rivista gratuita distribuita a Milano).
Un abbraccio! - ALESSANDRO DE VECCHI -
martedì 27 novembre 2012
Il nuovo libro è pubblicato!! (acquistabile via web e prenotabile nelle Feltrinelli)
Ottobre 2009, dopo 2 libricini di poesia sento nascere la necessità di raccontare ciò che vedo, sento e percepisco, attaverso nuove lenti: quelle del racconto, della prosa narrativa. Una nuova sfida dunque, che è esattamente OGGI, a distanza di tre anni: fra notti passate dinanzi al monitor a sviscerare parole e thè carichi, aventi il compito di tenermi sveglio.
Ma oggi lo posso dire con entusiasmo: quelle pagine vedono finalmente la luce!! "LIBERI E CONTROCORRENTE COME SALMONI" è infatti ORA disponibile ed acquistabile al sito: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=899090
ma soprattutto prenotabile IN QUALUNQUE LIBRERIA FELTRINELLI d'Italia!
Una soddisfazione che mi riempie di gioia e che mi invoglia a dar sempre il massimo, affinchè chiunque desideri leggere queste semplici pagine, possa trovarne giovamento.
Un abbraccio a tutti!
ALESSANDRO DE VECCHI
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Ma oggi lo posso dire con entusiasmo: quelle pagine vedono finalmente la luce!! "LIBERI E CONTROCORRENTE COME SALMONI" è infatti ORA disponibile ed acquistabile al sito: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=899090
ma soprattutto prenotabile IN QUALUNQUE LIBRERIA FELTRINELLI d'Italia!
Una soddisfazione che mi riempie di gioia e che mi invoglia a dar sempre il massimo, affinchè chiunque desideri leggere queste semplici pagine, possa trovarne giovamento.
Un abbraccio a tutti!
ALESSANDRO DE VECCHI
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Prefazione
Soffermandomi a riflettere sulla
curiosa vita della specie acquatica a cui mi sono ispirato per il titolo di
questo libro, ho compreso ancora di più il perché il frutto di tale riflessione
calzasse a pennello per questa “adunata di racconti e personaggi”. Il salmone è
un essere vivente che rappresenta da sempre la natura
"anticonformista", libera da paletti prefissati e percorsi
prestabiliti da qualcun altro. Ma la sua autonomia ed il suo modo di non
allinearsi "supinamente e passivamente" non sono mai fini a se
stessi, né tanto meno dettati dalla reazionaria voglia d'attirare attenzioni in
maniera egocentrica.
Egli segue in verità
spontaneamente "il flusso della vita", in modo indipendente e
molto arguto: risale la corrente mostrando forza e determinazione insita in sé,
per tornare dal mare alla sorgente d'acqua dolce, laddove è nato. Lì deporrà le
uova e darà ai nuovi esemplari il miglior habitat possibile alla loro
esistenza.
Un affascinante percorso che inconsciamente ha ispirato anche
me, che come tutti mi affanno a nuotare nelle acque agitate della vita, imparando
a sbracciare anche controcorrente quando serve...ma sempre e solo per seguire
il mio naturale corso e deporre le "mie uova" (rappresentate, in
questo caso, da gesti, parole ed esperienze).
Ecco dunque il riassunto di
questo percorso umano: è qui impresso ed è una raccolta di racconti eterogenei
ma legati da un minimo comun denominatore: tutti i personaggi, uomini, donne o
ragazzi che siano, provengono da difficili realtà provinciali ed in un momento
di crisi globale tentano il "riscatto", la seconda possibilità che
tutti cerchiamo dalla vita per assaporare la gioia.
Ho cercato spesso il gettone
della felicità. Talvolta lo rintracciavo in una persona o un rapporto umano,
altre volte in un luogo o un’idea.
Col tempo ho realizzato che
invece di setacciare monete da inserire nella “slot machine della beatitudine”
era il caso d’estrarre dai miei abissi il vero tesoro: la chiave che mi
permettesse di aprire lo scrigno della serenità.
Così ho scoperto che quel
passepartout era in realtà già dentro di me…si chiama consapevolezza di sé.
Il sottotitolo (“regaliamoci
questo momento”), è invece quasi un suggerimento (a me stesso in primis), oltre
ad essere un augurio umano ed un’esortazione che nasce da una considerazione:
<< Siamo tutti scioccamente
immersi nel rivangare il passato o fare grandi progetti per il futuro, al punto
tale da trascurare la sola cosa che deteniamo e su cui possiamo attivamente
agire: il presente. Finiamo troppo frequentemente col credere che solo quando
avremo realizzato determinati propositi o raggiunto precisi traguardi saremo
realmente felici, ma la verità è che spesso il piacere è già evaporato senza
averlo assaporato, poiché giaceva nella bottiglia d’una bevanda chiamata
‘adesso’ >>.
- Alessandro De Vecchi -
Voglio fare una dedica speciale alla memoria di
Paolo Andreocci (giornalista, scrittore, conduttore televisivo, ma soprattutto
persona di qualità umane rare). La prefazione di questo libro avrebbe dovuto
portare la sua firma: ho avuto il privilegio di ricevere le attenzioni di
Paolo, i suoi preziosi consigli, oltre alla gentile promessa d’un suo commento
una volta terminata la stesura. Purtroppo la vita ha deciso diversamente: il
mio treno doveva ancora partire, il suo invece è giunto a terrestre
destinazione…ci siamo però incontrati “in stazione” e quest’incontro lo porterò
sempre con me.
giovedì 25 ottobre 2012
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto e' speciale(un altro racconto popolare)
Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto avvolto in carta di riso: << Questo - disse - non e' un semplice pacchetto, è biancheria intima >>. Gettò la carta che lo avvolgeva ed osservò la seta squisita ed il merletto. << Lo comprò la prima volta che andammo a New York - proseguì - 8 o 9 anni fa. Non lo uso' mai. Lo conservava per una "occasione speciale": bene, credo che questa sia l'occasione giusta >>. Si avvicinò al letto e collocò il capo di vestiario vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri. Sua moglie era appena morta. Girandosi verso di me, disse: << Non conservare niente per un'occasione speciale, ogni giorno che vivi e' un'occasione speciale >>.
Sto ancora pensando a queste parole.....hanno cambiato la mia vita. Adesso leggo di più e pulisco di meno. Mi siedo in terrazzo ed ammiro il paesaggio senza far caso alle erbacce del giardino. Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici, e meno tempo lavorando. Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non una striscia di tempo per sopravvivere. Ormai non conservo nulla. Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni. Mi metto la giacca nuova per andare al supermercato, se cosi' decido e se ne ho voglia. Non conservo il mio miglior profumo per feste speciali, lo uso ogni volta che voglio farlo. Le frasi " un giorno...." ed "uno di questi giorni...." stanno scomparendo dal mio vocabolario. Se qualcosa vale la pena di essere ascoltata , vista o fatta, voglio ascoltarla, vederla o farla adesso.
Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera. Credo che avrebbe chiamato i suoi familiari ed i suoi amici intimi. Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici o semplici conoscenti per scusarsi e fare la pace per una possibile lite passata. Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito.
Sono queste piccole cose che mi infastidirebbero se sapessi che le mie ore son contate. Sarei infastidito perchè smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto "un giorno...", sarei infastidito perche' non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere "uno di questi giorni....", sarei infastidito e triste perche' non dissi ai miei fratelli ed ai miei figli, con sufficiente frequenza: "ti amo".
Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite.
Ed ogni giorno dico a me stesso che questo giorno è speciale......
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto....è speciale. (ANONIMO)
giovedì 4 ottobre 2012
Due bolle volteggianti: racconti popolari anonimi
IL VASO:
Un professore di
filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vaso di marmellata
vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm di diametro.
Una volta fatto
chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi, risposero di sì.
Allora il
professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vaso e
lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati
tra i vari sassi.
Ancora una volta
il professore chiese agli studenti se il vaso fosse pieno ed essi, ancora una
volta, dissero di sì.
Allora il
professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vaso.
Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto.
Ancora una volta il professore chiese agli studenti se il vaso fosse pieno e
questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.
Allora il
professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò
completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero.
"Ora,"
disse il professore non appena svanirono le risate, "pensate che questo
vaso rappresenti la vostra vita.
I sassi sono le
cose importanti - la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute - le
cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora
piena.
I piselli sono le
altre cose per voi importanti: come la vostra scuola o il vostro lavoro, la
vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto......le piccole
cose".
"Se mettete
dentro il vasetto per prima la sabbia", continuò il professore, "non
ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra
vita: se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose,
non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti.
Dedicatevi alle
cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro
partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare,
pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi cura prima di tutto dei sassi, le
cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità... il resto è solo
sabbia."
Una studentessa
allora alzò la mano e chiese al professore cosa rappresentasse la birra.
Il professore
sorrise: "Sono contento che tu me lo abbia chiesto. Era solo per
dimostrarvi che per quanto piena possa essere la vostra vita, c'è sempre spazio
per un paio di birre!!!"
LA FINESTRA :
Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale. A
uno dei due era permesso mettersi seduto sul letto per un'ora ogni pomeriggio
per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino
all'unica finestra della stanza. L?altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
Infine, i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro
lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio, l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto, cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vederla, poteva sentirla, con gli occhi della sua mente così come l'uomo della finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera di turno del giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese di potersi spostare vicino alla finestra. L’infermiera acconsentì e, dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva aver spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. "Forse voleva farle coraggio", disse.
Vi è una straordinaria felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco, conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L'oggi è un dono ed è per questo motivo che si chiama presente.
Ogni pomeriggio, l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto, cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vederla, poteva sentirla, con gli occhi della sua mente così come l'uomo della finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l'infermiera di turno del giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese di potersi spostare vicino alla finestra. L’infermiera acconsentì e, dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto. Essa si affacciava su un muro bianco. L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva aver spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori di quella finestra. L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. "Forse voleva farle coraggio", disse.
Vi è una straordinaria felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata. Se vuoi sentirti ricco, conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L'oggi è un dono ed è per questo motivo che si chiama presente.
(RACCONTI ANONIMI)
domenica 9 settembre 2012
Il nostro appuntamento con la vita è oggi ( il maestro Thich Nhat Hanh a Milano)
Sabato 8 Settembre: Teatro Dal Verme, Milano. Ore 15,00: la
fila di persone in coda all’ingresso dell’edificio è davvero notevole. Pare d’osservare
uno sciame d’animi venuti a cercar rifugio e semplicità, proprio nel cuore pulsante
della caotica e cosmopolita metropoli meneghina, che tanto sa donare ma altrettanto
inghiotte in termini di stress ed energie mentali.
L’evento si chiama “Il nostro appuntamento con la vita è oggi”
e la personalità che dona insegnamenti è niente meno che Thich Nhat Hanh: l’86enne
famosissimo maestro zen vietnamita, fondatore del movimento non-violento “piccoli
corpi di pace”. Candidato a premio Nobel per la pace nel 1967 proprio da Martin
Luther King, nonché autore di oltre 100 saggi spirituali e libri di poesia.
Mi ritengo un privilegiato nell’aver potuto assistere, nell’arco
di appena 2 mesi, a questa manifestazione ed a quella del XIV Dalai Lama.
“Thay”, termine vietnamita che significa “maestro” (così è affettuosamente
chiamato dai suoi studenti del “Plum Village” in Francia, dov’è esule dai tempi
della guerra U.s.a-Vietnam.) ha snocciolato una serie di saggi compendi, alternati
a momenti di leggerezza e genuini sorrisi serafici.
Il pomeriggio ha avuto inizio con una meditazione guidata,
dove tramite il supporto del respiro e di pochi ma efficaci vocaboli, la folla
è rimasta immersa in un ineffabile stato di autentica gioia.
Un altro istante di grande impatto emotivo è stato il “canto
di Avalokitesvara”, durante il quale monaci e monache hanno amalgamato le
proprie voci a violini, chitarre, violoncelli, campane tibetane e percussioni,
la cui fusione ha dato come risulto un’alchimia in grado di commuovere anche il
più composto del presenti.
Tutto il messaggio di “Thay” ruota attorno ad un semplice
cardine: << Il solo istante di cui dobbiamo occuparci è il presente, il
passato ed il futuro sono rispettivamente cenere ed incognita, solo gioire del ‘qui
ora’ può gettare i semi più propizi >>.
Partendo da queste considerazioni e dalla sua celebre:
<< Non c’è una via per la pace, la pace stessa e la via >>, il
maestro ha riassunto quanto segue:
-Se non siamo in pace coi noi stessi non potremo mai esserlo
neppure con gli altri.
-La nostra sofferenza riflette quella dell’intero mondo di
cui noi non siamo affatto l’ego-centro.
-Abbiamo paura d’essere sopraffatti dalla sofferenza
toccandola, per cui scioccamente facciamo di tutto per fingere che non esista o
metterla a tacere invece d’abbracciarla e curarla.
-L’insoddisfazione, se accolta e trasformata anziché “coperta”
ed ignorata, si trasforma in consapevolezza e meraviglia di saper cogliere ogni
aspetto che diamo per scontato.
- Aiutare gli altri significa aiutare anche se stessi, così come
prendersi cura di sé significa fare il primo passo per aiutare il prossimo…questo
perché siamo tutti inter-conessi e nessuno può vivere in maniera del tutto autonoma
senza acqua, aria, cibo e cure e relazioni umane.
-Noi respiriamo sempre, ma lo facciamo in maniera inconsapevole
e ci accorgiamo di quanto sia importante respirare solo quando il fiato ci manca.
Bastano 3 o 4 secondi respiro consapevole (inspiro e sono consapevole di
vivere, espiro e gioisco dell’esistere) per tornare nella nostra “vera casa”,
non attaccandoci a rinvangare il passato (sul quale non abbiamo più potere), ne
perdersi troppo nel futuro, finendo col non vivere il presente. (Non
preoccuparti troppo del domani, lascia che il domani si prenda cura di sè stesso).
- La vera LIBERTA’ sta nell’assaporare vividamente ogni frammento
della nostra quotidianità. Rispondere alla domanda: << Qual è il momento
più bello della tua vita? >> con un sicuro:
<< l’istante che sto vivendo ora >>.
- Abbiamo il dovere morale ed il piacere di rendere speciale
ogni nostro respiro, ogni nostra azione: in macchina, a lavoro, a casa, mentre
dormiamo, mentre mangiamo. Il "miracolo" consiste nell’essere semplicemente
consapevoli di camminare, di avere un naso per respirare, un olfatto per godere
dei profumi, due occhi per potere contemplare. Sembra tutto semplice ma l’uomo ha
difficoltà a mettere in pratica proprio ciò che è più semplice e naturale.
-Non occorre necessariamente aderire ad alcun credo filosofico
o religioso per potere essere una persona completa e spirituale, basta praticare mentalmente un
promemoria che ad ogni respiro ci ricordi quanto è prezioso essere vivi, perché
chi non ha consapevolezza ha già cessato di vivere senza rendersene conto.
Una grassa risata generale si leva fra le volte del teatro
quando Thich ironizza: <<
Quando qualcuno vi loda mostrandovi quanto siete bravi e
capaci, il vostro mantra più importante dovrebbe essere: << caro\cara…questa
è solo la metà della verità” … allo stesso modo, però potreste usare il
medesimo mantra quando qualcuno vi attacca facendoci sentire stolti,
inadeguati. Anche in quel caso (dato che in ognuno di noi ci sono ombre, ma
fortunatamente anche luci), la risposta più adatta sarà: << caro\cara …questa
è solo la metà della verità >>.
Una grafia da lui dipinta in maniera molto spontanea e
minimalista fa da monito finale: è il noto cerchio vuoto dello zen al cui
interno “Thay”, con due pennellate rapide, ha scritto al suo interno: “respira,
sei vivo.”
Un bel respiro… eccoci: siamo vivi.
p.s: eccovi il video che ho girato durante il canto (liccate sul link sottostante) buona visione!
http://www.dailymotion.com/video/xthjhe_thich-nhat-hanh-canto-di-avalokitesvara_lifestyle
p.s: eccovi il video che ho girato durante il canto (liccate sul link sottostante) buona visione!
http://www.dailymotion.com/video/xthjhe_thich-nhat-hanh-canto-di-avalokitesvara_lifestyle
- ALESSANDRO DE VECCHI -
lunedì 13 agosto 2012
UNA STELLA CADENTE MI HA DETTO...
Rieccomi… rieccoci. Agosto, il mese delle partenze (anche se
mai come in questi tempi di crisi economica ogni giorno di vacanza è un lusso
da benedire con consapevolezza).
Scrivo queste righe senza uno scopo preciso, se non quello
di voler in qualche modo usare ogni singola lettera come valvola di sfogo creativo
e come oggetto catartico, un poco come uno scultore che non riesce a tenere in
mano creta grezza senza trasformarla inevitabilmente in qualche soggetto
espressivo.
Tra pochi giorni sarà il mio compleanno e forse, per la prima
volta, non lo vedo come una ricorrenza fine a sé stessa o capace di adunare
amici vicini e lontani…ma semplicemente per quello che è: un giorno che mi
ricorda l’impermanenza delle cose, il flusso continuo e variabile dell’esistenza
stessa. Anche la notte di San Lorenzo è trascorsa e con essa le sue stelle cadenti: ho espresso solo un desiderio,
ma non per me…è inutile pensare ciecamente unicamente alla propria pseudo-felicità
quando tutto il resto intorno “crolla”.
Ho pensato quindi “più
in grande”: ho espresso un augurio al mondo, perché da tempo lo sento “pallido”,
“anemico”, in debito di quell’ossigeno che si chiama AMORE. L’ho fatto
ricordando che di quel globo faccio parte esattamente come un minuscolo
tassello fa parte di un immenso mosaico…e perchè da esso quotidianamente ne ricevo
frutti ed insegnamenti come un figliolo
in costante crescita e maturazione.
Spero che quell’augurio possa giungere ad ognuno di voi,
così come auspico che ogni persona che mi sta leggendo in questo momento possa
sentirsi libera, semplicemente ricordando che nel momento stesso in cui cerchi
di afferrarla o descriverla la gioia scappa, come alcol che evapora. Perciò penso sia più utile dunque non cercare la felicità, bensì essere la felicità stessa.
A presto amici! Con Affetto ....
- ALESSANDRO DE VECCHI -
giovedì 26 luglio 2012
La distrazione d'un attimo lungo una vita
Eccoci, un mese torrido e temperature roventi...come la mia voglia di tornare a raccontare :-)
Nei prossimi mesi (presumibilmente in autunno) avrò modo di condividere con voi una gioia a lungo attesa: la pubblicazione del mio terzo libro intitolato "Liberi e controcorrente come salmoni", (qui una breve anteprima : http://alessandrodevecchi.blogspot.it/p/piccola-anteprima-del-mio-prossimo.html )
Sarà il pirmo libro in cui mi sono espresso in prosa narrativa e non in poesia (si tratterà infatti di una raccolta di 14 racconti eterogenei e fra loro differenti, ma legati da un minimo comun denominatore: tutti i personaggi, uomini, donne o ragazzi che siano, provengono da difficili realtà provinciali ed in un momento di crisi globale tentano il "riscatto", la seconda possibilità che tutti cerchiamo dalla vita, per assaporare la felicità).
E' stato un lavoro infinitamente lungo (2 anni e 5 mesi di gestazione), un periodo appassionante, colmo di notti in bianco e momenti di gioia altalenati alla paura di non farcela. Nel bene o nel male dunque sarà una parte di me che libererò dal "famoso cassetto", sperando che voli ove il cielo è disposto ad accorglielo e porti, perchè no, un pizzico di sollievo e speranza a chi vorrà dedicargli tempo ed attenzione.
Ma ora torniamo al presente e non anticipiamo troppo quel che verrà in autunno: non ho abbandonato del tutto la poesia e vorrei lasciare questi miei pochi versi impressi qui, per ricordare come spesso spendiamo le nostre giornate sospesi come equilibristi che trattengono il fiato fra mille progetti di vita e duemila promesse rivolte al futuro. Chiudiamo gli occhi ogni notte auto-ipnotizzandoci con delle frasi fatte quanto fasulle: 'domani farò'...'più avanti farò quella telefonata, chiamerò quella persona'. Poi arriva un bel giorno in cui il sole che sorge ci suggerisce che il tempo a nostra disposizione è scaduto...a quel punto realizziamo che sono solo rimpianti quelli che ci stanno accarezzando le spalle.
Nei prossimi mesi (presumibilmente in autunno) avrò modo di condividere con voi una gioia a lungo attesa: la pubblicazione del mio terzo libro intitolato "Liberi e controcorrente come salmoni", (qui una breve anteprima : http://alessandrodevecchi.blogspot.it/p/piccola-anteprima-del-mio-prossimo.html )
Sarà il pirmo libro in cui mi sono espresso in prosa narrativa e non in poesia (si tratterà infatti di una raccolta di 14 racconti eterogenei e fra loro differenti, ma legati da un minimo comun denominatore: tutti i personaggi, uomini, donne o ragazzi che siano, provengono da difficili realtà provinciali ed in un momento di crisi globale tentano il "riscatto", la seconda possibilità che tutti cerchiamo dalla vita, per assaporare la felicità).
E' stato un lavoro infinitamente lungo (2 anni e 5 mesi di gestazione), un periodo appassionante, colmo di notti in bianco e momenti di gioia altalenati alla paura di non farcela. Nel bene o nel male dunque sarà una parte di me che libererò dal "famoso cassetto", sperando che voli ove il cielo è disposto ad accorglielo e porti, perchè no, un pizzico di sollievo e speranza a chi vorrà dedicargli tempo ed attenzione.
Ma ora torniamo al presente e non anticipiamo troppo quel che verrà in autunno: non ho abbandonato del tutto la poesia e vorrei lasciare questi miei pochi versi impressi qui, per ricordare come spesso spendiamo le nostre giornate sospesi come equilibristi che trattengono il fiato fra mille progetti di vita e duemila promesse rivolte al futuro. Chiudiamo gli occhi ogni notte auto-ipnotizzandoci con delle frasi fatte quanto fasulle: 'domani farò'...'più avanti farò quella telefonata, chiamerò quella persona'. Poi arriva un bel giorno in cui il sole che sorge ci suggerisce che il tempo a nostra disposizione è scaduto...a quel punto realizziamo che sono solo rimpianti quelli che ci stanno accarezzando le spalle.
LA DISTRAZIONE
D’UN ATTIMO LUNGO
UNA VITA
Non se n’è accorta.
Distrattamente,
come sbadatamente ci
si accorge
dell’ultimo rivolo
d’acqua d’una doccia mattutina.
Quella goccia
che sosta più a lungo
sul nostro viso,
quasi a volerlo
baciare
dopo averlo
amorevolmente deterso.
Non l’ha notato,
ma ero io quella
conclusiva stilla
d’acqua pura.
Non l’ha avvertito,
ma era esattamente
lei
la sola persona
che non aveva bisogno
di alzarmi il mento
per incrociare i miei
occhi,
poiché il magnetismo
dei suoi
eclissava ogni altra
visione circostante.
Il vero amore è così:
può posarsi sul tuo
collo
senza che tu lo
percepisca,
o confonderlo per
prurito
ed incautamente
soffiarlo via.
Non l’ha intuito,
ma quel solletico che
avvertiva,
eran le mie ali,
che le accarezzavan
quel grazioso ciuffo
di capelli dietro
l’orecchio…
prima che la sua mano
spensieratamente
mi scostasse via.
Il tutto in un
attimo:
la distrazione d’un
attimo
lungo una vita.
- ALESSANDRO DE VECCHI –
venerdì 6 luglio 2012
"La Via della felicità interiore", un pomeriggio col Dalai Lama
6-07-2012: oggi è un compleanno particolare, quello di
Tenzin Gyatzo, il XIV Dalai Lama, premio nobel per la pace del 1989 e figura
spirituale che non ha bisogno di ulteriori presentazioni.
Queste poche righe non vogliono essere un'augurio
personale, ma qualcosa di più…un ringraziamento (che con voi tutti condivido)
per qualcosa di straordinario a cui ho avuto il privilegio di assistere la
scorsa settimana.
Sono uno dei 10 mila presenti che Giovedì 28 Giugno
affollavano le volte del Forum Milanofiori per assistere all’evento “La via della felicità interiore”, durante il
quale il Dalai Lama ha elargito con un mix di saggezza e leggerezza, semi d’insegnamenti
gradevolissimi e dissetanti, destinati a crescere in ognuno di noi.
Tenzin Gyatzo ha esordito con un messaggio molto chiaro:
<< Non sono qui per fare un discorso religioso, non occorrono
necessariamente un ‘credo’ o una serie di ‘paletti’ per raggiungere il nostro
scopo, ma semplicemente ricordare che tutti abbiamo in comune la ricerca del senso
del vivere e della felicità. Incontrare gente e scambiare le nostre esperienze
è per me occasione e fonte di grande apprendimento. Le vostre domande mi
offrono punti di vista nuovi, grazie ai quali imparo nuove prospettive…questo
può accadere anche a voi.
Ogni volta che ho l’opportunità di parlare alla gente mi
sento uno tra i tanti tra i sette miliardi di esseri umani. In questo siamo
tutti perfettamente uguali >>.
Queste parole hanno avuto immediatamente su di me un forte
impatto, dal momento che, come ho più volte raccontato, credo umilmente d’essere
“un semplicissimo libero pensatore,
scevro da qualsiasi dogma e da qualunque religione, che osserva meravigliato
l’unità costituente comune che si può rintracciare nella totalità, all’interno
e all’esterno di ciascuna realtà si manifesti ed anche oltre: al di là di ciò
la nostra limitata essenza umana possa concepire…persino nei nostri stessi
tessuti fisici o nei pensieri che sorgono in noi. Tutto ciò poiché osservatore
ed osservato combaciano ed evidentemente i concetti d’interno ed esterno
coincidono in quell’uno-tutto di cui il cosmo è pervaso”.
In due ore abbondanti, il Dalai Lama ci ha regalato le
seguenti considerazioni, intervallandole con il suo consueto sorriso contagioso
e abbondanti dosi d’ironia tipica di chi è capace di non mettersi in cattedra
come un saccente docente, quanto piuttosto risvegliare la coscienza collettiva,
mettendo l’accento sul fatto che: << Nella vita siamo tutti maestri ed al
contempo tutti alunni >>.
Da qui il leader spirituale tibetano, inanella una serie di
piccole perle, che ancora oggi sento riecheggiare nei viali affollati della mia mente.
<< La felicità nasce dalla fiducia e dal calore umano. Comunicando tra
noi e pensando che siamo tutti ugualmente bisognosi di felicità, scopriamo che
siamo sfacciatamente identici nell’avere il diritto ad essa. Con questa
prospettiva non ci possono essere fratture. Se poniamo invece l’attenzione solo
alle differenze e ci armiamo di sospetto, allora sorgono discriminazioni e sono
queste ultime che portano all’odio e alle guerre. Tutto ciò è facilmente
riscontrabile anche in ambito famigliare: se c’è una persona fortemente individualista
nasce la mancanza di fiducia, manca l’affetto >>.
<< Occuparci della felicità degli altri è il modo migliore per
giungere noi stessi inconsapevolmente alla nostra completa felicità. Occorre pensare
su scala grande, all’umanità nella sua interezza. Spesso cito un motto degli
abitanti delle Hawaii: ‘il tuo sangue è il mio. Le tue ossa sono le mie ossa’. Questo
significa che i tuoi problemi, le tue sofferenze, la tua felicità sono le mie. Per
poter vivere abbiamo bisogno degli altri, ce lo insegna l’inter-dipendenza
della natura. Il massimo beneficio per noi stessi è prenderci cura dagli altri,
questo è il modo intelligente di essere egoisti. Anche quando si parla di
interessi economici, dobbiamo ricordarcene: il vivere non poggia il proprio
scopo su regole religiose bensì sull’intelligenza, la quale è potenzialmente in
grado d’eliminare gli svantaggi. A volte parlo con alcuni miei amici ricchi ma
soli, ricordo loro che quando sono depressi non trarranno alcun beneficio nel
dare baci ai diamanti. A quel punto è meglio avere un piccolo animale domestico
da accarezzare…magari un gattino che almeno ti fa le fusa. Pensare che la
ricchezza sia la fonte principale della felicità è sintomo di uno dei tre
principali veleni della mente: l’ignoranza” .
Eccoci alla fine col Dalai Lama che ironizza su suoi acciacchi: << il prossimo
mese compirò 77 anni, sono un uomo del XX secolo e me lo ricorda spesso anche
il mio corpo. A proposito: quanti di voi hanno subito un intervento alla
cistifellea? (mani alzate tra i presenti e sua esclamazione che suscita ilarità
ed abbondanti risate: - Bene sono felice di sapere che sono in buona compagnia!
– ).
Il secolo appena passato è stato quello delle scoperte
scientifiche, ma ahinoi anche quello dei conflitti mondiali ed è stata usata la
bomba atomica. Persino l’inizio di questo secolo è stato teatro di tristi
vicende che però affondano le radici nel secolo scorso. Proviamo a fare di
questo nuovo tempo l’alba del dialogo >>.
L’aria condizionata fra le tribune dona un po’ di refrigerio e tregua al
variopinto ed eterogeneo popolo che ha sfidato il calore rovente
di questo pomeriggio. Le mani si spellano all’unisono durante il congedo:
<< Se le cose che ho detto possono esservi utili ne sarò lieto, altrimenti cancellatele e fate conto che io mi sia scusato con voi. Pensateci
su con la vostra testa , non obbedite mai, ma riflettete sempre >>.
Mai insegnamento poteva essere più umile ed alto.
Grazie di tutto Tenzin e auguri! Cento di questi giorni!
- ALESSANDRO DE VECCHI -
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